Le interviste

A tu per tu con la sarta 3.0…

Abbiamo fatto qualche domanda ad Azzurra, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo progetto “Azzurra Pelizzoli Dressmaker”. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei? Buona lettura!

Chi sei? Qualche parola per descriverti.

Mi chiamo Azzurra, ho 31 anni e ho un bassotto che si chiama Cannella.

Sono una Fiorentina in terra romagnola. Amo l’arte, la storia della moda, l’artigianato e la cucina vegetariana.

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

Mio nonno era un sarto, mia mamma è sempre stata una persona estremamente creativa. Quando avevo circa 5 anni, per carnevale, lei mi cucì un abito da farfalla. Bellissimo. Qualcosa si è innescato in quel momento.  Ho seguito un percorso di studi con indirizzo moda dalle superiori all’università conseguendo la laurea in “Culture e tecniche della moda”. Durante questo cammino ho acquisito competenze di disegno, modellistica, taglio e confezione. Dal 2012 ho creato questo spazio che si chiama Azzurra Pelizzoli Dressmaker, dove disegno e creo i miei modelli. All’inizio cucivo abiti solo per me perché sono sempre andata alla ricerca del pezzo unico. Volevo un guardaroba che fosse mio e solo mio. Poi qualcuno ha visto le mie creazioni e boom! Ho iniziato a cucire anche per altre persone.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

In realtà non c’è stato un momento difficile. Ho sempre amato cucire e creare. Ad oggi, l’unica difficoltà che trovo, è quella di far comprendere alle persone il valore degli oggetti artigianali.  La nuova generazione, che ha deciso di intraprendere il mestiere della sarta, spesso si forma in scuole ottenendo diplomi di specializzazione o lauree. Questo per sottolineare che dietro la creazione di un oggetto ci sono anni di pratica e studio.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Di solito acquisto presso magazzini locali. Tocco con mano la materia prima. Scelgo i tessuti che mi trasmettono emozioni, ricordi e felicità. Se un tessuto non ha queste caratteristiche non entra a far parte della famiglia.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Il mercato si è evoluto, il cliente non si reca più in negozio ma la vetrina diventa il tuo smartphone.  Il contatto con il cliente è fondamentale per creare un legame e i social ti danno l’opportunità di mostrare cosa c’è dietro una creazione e al suo processo creativo. Internet può avere anche un grandissimo potere educativo. Ecco perché nel mio spazio Instagram ho inserito un angolo dedicato alla storia della moda, dove racconto aneddoti storici riferiti a stilisti e all’abbigliamento.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

L’essere creative consegna nelle nostre mani un potere enorme.  È il potere di essere libere da ogni limite. Perché comunque vada, se sei creativa, ci sarà sempre un piano B nella tua vita. Perciò ragazze tirate fuori il vostro potere e siate forti e indistruttibili!

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Fondamentale. Le donne sono la rete di salvataggio della società. Se una donna può generare una vita, immagina 100 donne che cooperano tutte assieme?

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

A 21 anni, dopo un corso di specializzazione sartoriale, ho lavorato in un laboratorio artigianale dove realizzavamo completi da uomo e camiceria. Cucivamo tutto interamente a mano. Compreso le asole e le impunture di rifinitura con filo di seta. Il mio maestro, una persona anziana di corpo ma non di spirito, mi ha trasmesso la sua passione per la qualità del tessuto e della materia prima. Dopo quel periodo è nata in me la passione per le giacche.  Ma soprattutto cerco di riportare gli insegnamenti della vecchia scuola all’interno del mio processo creativo. Creo pezzi unici, personalizzabili e su misura. Questa è la cosa che mi fa stare bene. Per la prima volta nella mia vita svolgo un’attività che non mi fa guardare l’orologio ogni 5 minuti. E quando vi sentite così ragazze fidatevi. Avete vinto il jackpot.

Le storie

La sarta 3.0: la storia di Azzurra Pelizzoli Dressmaker

Creativa a tutto tondo, sarta per destini che si rincorrono, per trasmissione di geni che passano da una generazione all’altra: è la storia di una sarta dallo spirito libero, senza limiti da imporsi e con tanta voglia di fare quella che donneinstoffa porta in scena ad una decina di giorni dal Natale. È la storia di Azzurra e del suo “Azzurra Pelizzoli Dressmaker”.

Una migrazione per la Via degli Dei, dalla Toscana all’Emilia Romagna per rimanere legati alla sartoria: un viaggio per formarsi, per apprendere quanto più possibile del mondo della moda per Azzurra, 31 anni, creativa sin dalla tenera età. Dai primi avvisagli di amore per questo mondo trasmessi dal nonno sarto e dalla mamma creativa ai primi abiti cuciti per sé stessa fino ad arrivare ad un progetto tutto suo, così personale da portarne nome e cognome in prima linea.

Scegliere i tessuti toccandoli, per provare emozioni in grado di stupire e di evocare ricordi e sensazioni. Oggi Azzurra Pelizzoli Dressmaker è un’idea concepita nel tempo e diventata concreta con anni di studio, di sacrificio e tanta dedizione da parte della ragazza che l’ha pensato, progettato e messo in pratica. Per Azzurra è un lavoro per il quale investire tempo ed energie, senza dover essere obbligati a guardare il tempo scorrere ogni 5 minuti.

Ha messo al centro la forza delle donne, Azzurra. Quella forza in grado di dare alla luce nuova vita che combinata con tante altre figure femminili può innescare qualcosa di unico, qualcosa di veramente grande. Ci ha detto tanto di lei, del suo rapporto con i clienti attraverso i social e del modo in cui porta avanti con grande caparbietà la sua attività; sono parole che abbiamo raccolto con cura e che, se vorrete, troverete venerdì 20 dicembre sempre qui, sempre sul blog di donneinstoffa.

Qui sotto, intanto, vi lasciamo i contatti di Azzurra per curiosare nel suo mondo:

Azzurra Pelizzoli – Azzurra Pelizzoli Dressmaker

www.instagram.com/azzurrapelizzolidressmaker

www.facebook.com/AzzurraPelizzoliDressmaker

Le interviste

A tu per tu con la sarta che parla con i tessuti…

Abbiamo fatto qualche domanda a Lucia, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “Malù”. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei e del suo progetto? Buona lettura!

Chi sei? Qualche parola per descriverti.

Mi chiamo Lucia, soprannominata Mamma Lù qualche anno fa. Da Mamma Lù a Malù il passo è breve. Sono una ragioniera che si è reinventata un lavoro quando il mondo del lavoro ha deciso che carriera, matrimonio, famiglia e figli non erano così compatibili.

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

Mi sono avvicinata all’handmade nel 2009/2010: periodo folle in cui ho costruito casa con il mio fidanzato, me lo sono sposata e ci ho fatto una figlia. Intanto cambiavo 3 lavori tutti a millemila chilometri di distanza l’uno dall’altro e da casa. Ho iniziato per gioco e perché mi annoiavo a ricamare a punto croce delle cose per la mia piccola… poi un paio di anni dopo ho iniziato a seguire i primi corsi di cucito creativo, di maglia ai ferri, di chiacchierino ad ago e di abbigliamento.  Nel 2014 inizio a seguire il primo corso Sitam di taglio e confezione, nel 2016 ottengo l’abilitazione ad insegnare il metodo e decido di prendere un secondo diploma come modellista. Diploma che arriva nel 2018 con il punteggio di 99/100.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Il periodo più duro in assoluto è il biennio 2016-2018, quando per conseguire il diploma mi sono iscritta alla Sitam di Padova, fare la pendolare Cardè – Padova con due bambini piccoli (6 e 4 anni), un marito, un laboratorio da avviare e un Labrador cieco ha esaurito forze e pazienza.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Adoro gironzolare per i mercati o negozi dove vendono scampoli di tessuto a prezzi ridotti. Sono una compratrice compulsiva di stoffa e lascio che sia poi il tessuto ad ispirarmi i capi da creare. Come se nella sua trama fosse già disegnato il modello da cucire. Cerco di privilegiare i tessuti di origine naturale e mentre gli scelgo tenendoli tra le mani immagino già il processo di creazione di tutto il capo, dal passaggio dei punti molli alle rifiniture che faccio a mano per rispettare la tradizione sartoriale artigianale.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Il contatto umano è fondamentale per svolgere il mio lavoro. Non mi limito a creare capi di abbigliamento o a ripararli, ma insegno anche a cucire a chiunque abbia la voglia e la passione di farlo. Soprattutto con le mie studentesse cerco di instaurare un rapporto cordiale e di complicità in modo da far appassionare anche loro a questo lavoro che amo tanto. Quando devo invece consegnare un capo che ho confezionato io non riesco mai a farlo andare senza aver prima raccontato qualcosa di personale legato al lavoro fatto. Ad esempio, se c’erano i bambini che mi facevano compagnia in laboratorio o che tempo faceva quando ho comprato il tessuto.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Alle donne che hanno la mia stessa passione e che decidono di assecondarla consiglierei di non perdere mai la curiosità… di continuare a cercare tecniche, modelli e tessuti nuovi e di non lasciarsi scoraggiare mai se a volte i risultati non sono quelli sperati. Dovrebbero cercare di cucire sempre con un sorriso di modo che anche il buon umore venga impunturato al capo che stanno confezionando.

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Si, collaboro con una cara amica che ha la passione per tutto ciò che è lavoro a maglia, insieme cerchiamo di fondere le nostre ‘conoscenze’. Stiamo cercando di creare una rete di corsi rivolti a tutte le fasce di età per far sì che la manualità e i lavori artigianali non vengano persi.

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Sicuramente una delle creazioni a cui tengo di più è il vestito che ho confezionato per sostenere il mio esame da modellista. Mi sono lasciata ispirare da Dior e ho fatto mio il suo concetto di donna fiore. Il mio fiore preferito è la calla, proprio le si trasforma e avvolge il corpo femminile, così che la corolla bianca diventi una seducente gonna e l’inizio del gambo un avvolgente bustino. Ho confezionato questo capo sul manichino, senza pensare ad una modella in particolare, poi quest’estate, un pomeriggio, sono riuscita a farlo indossare a mia sorella ed è stato un momento davvero molto emozionante. Mi sembrava impossibile aver creato un vestito così bello….

Le storie

Malù, la sarta che parla con i tessuti

di Arianna Boccadifuoco

È Lucia la protagonista del blog di donneinstoffa questa settimana, una mamma, mamma Lù, da qui il nome del suo blog “Laboratorio Malù”.

La sua storia è quella di una ragioniera che sta stretta nei suoi abiti e decide ci cucirsene di nuovi. Abiti più comodi, con i quali dare sfogo alla propria passione e avere la possibilità di conciliare carriera e famiglia in un’epoca in cui sembra un traguardo impossibile.

Ha iniziato quasi per gioco, nessuna aspettativa, nessun obiettivo a lungo termine. In quella fase iniziale, certo non credeva che nel giro di un paio d’anni avrebbe rivoluzionato la sua vita seguendo più corsi di cucito di quanti se ne possano contare sulle dita di una mano. E certo non credeva che avrebbe preso l’abilitazione per insegnare e il diploma come modellista, che sarebbe diventata una compratrice compulsiva di stoffa e che avrebbe fatto di queste sue nuove capacità un mestiere.

Oggi Malù confeziona abiti su misura, effettua riparazioni sartoriali e dà lezioni di cucito. La sua lezione più grande? Quella di cucire sempre con il sorriso, in modo che il buonumore si trasferisca all’abito. Malù non fa segreto del fatto che esistano abiti sfortunati – forse è superstizione, certo – ma questi abiti non verranno mai creati dalle sue mani.

Ascoltare il processo creativo di Malù è una vera delizia. Quando ce lo racconta, riusciamo perfettamente ad immaginarla mentre tocca i tessuti, li stringe e lascia che sia il tessuto stesso a ispirarla, a comunicarle per che capo vuole essere utilizzato. Nella trama della stoffa, Malù vi legge disegnato il modello da cucire. Tenendo i tessuti fra le mani, Malù immagina già tutto il processo di creazione.

Ha un rapporto così intimo con i tessuti che sceglie, con i capi che confeziona, che quando deve consegnare il lavoro finito Malù non riesce mai a farlo senza prima aver raccontato qualcosa di personale. Pioveva il giorno in cui la stoffa è stata acquistata? C’erano i bambini intorno mentre cuciva? Gli abiti di Malù sono impregnati di storie.

La storia di Malù vi aspetta venerdì 13 dicembre, sempre qui, sempre sul blog di donneinstoffa.

Qui sotto, intanto, vi lasciamo i contatti della nostra protagonista per curiosare nel suo mondo:

Lucia Santillo – Malu

http://www.laboratoriomalu.home.blog

Instagram: www.instagram.com/laboratorio_malu

Facebook: www.facebook.com/laboratorioMalu

Le interviste

A tu per tu con le sarte cresciute a pane a fai da te…

Abbiamo fatto qualche domanda a Chiara e Piera, protagoniste della settimana di donneinstoffa con il loro “Kali Kù”. Curiosi di sapere cosa ci hanno raccontato? Buona lettura!

Chi siete? Qualche parola per descrivervi.

Siamo un piccolo brand 100% handmade pugliese (Foggia). Due sorelle, una grafica e una costumista cinematografica, figlie di 3 generazioni di fotografi, 4 mani e tanta voglia di creare accessori unici, di qualità e durevoli nelle mode e nel tempo. Crediamo fermamente nel “potere” che un accessorio ha di rendere “fashion” anche un outfit molto semplice. Essendo costumista e grafica curiamo quasi tutti gli aspetti del nostro lavoro, shooting, foto, postproduzione grafica, inoltre gestiamo le nostre pagine e abbiamo un negozio on line su Etsy. I nostri scatti sono sempre ambientati in Puglia.

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

Sin da piccole crediamo che già aver fatto il metodo montessoriano all’asilo ci abbia deviato riguardo la manipolazione della materia. Inoltre, nella nostra famiglia ci hanno cresciute a pane e fai da te grazie alla nostra mamma che ha sempre avuto una certa propensione al cucito e al fatto a mano e la nonna fotografa che ci faceva giocare con il campionato dei tessuti con i quali rivestiva gli album. Nostra mamma faceva roba di maglieria, fermagli, costumi di carnevale improvvisati. Abbiamo iniziato a fare regali fatti a mano dai 15 anni in su alle nostre amiche per compleanno e Natale, poi mercatini visto e considerato che le cose che regalavamo alle amiche riscuotevano successo e poi da 4 anni ne abbiamo fatto una vera e propria professione. Abbiamo iniziato con oggetti piccoli, facili da smerciare nei banchi estivi, poi ci siamo evolute a fare cose più complicate e complesse e siamo diventate brand.

Se doveste guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Se dovessimo guardare indietro il momento più difficile è stato il passaggio da hobbisti a veri e propri artigiani. Quando da piccoli accessori siamo passate a creare cose più complesse. A differenza delle grandi aziende che mandano in produzione un oggetto solo dopo averlo collocato nel mercato, noi ci siamo trovate nel passaggio da piccoli oggetti a realizzare il nostro prodotto di punta: le “Fru fru bag” che ovviamente avevano un altro concept e sapore differente ai semplici oggetti da bancarelle. Lo abbiamo creato con il cuore, perfezionato nel tempo e solo provando abbiamo capito qual era il luogo, il prezzo, la fascia di età nel quale si collocava. Da semplici oggetti lavorati a mano ci siamo trovate davanti ad una nostra creatura e non riuscivamo a capire il valore e dove andava collocata. Ci siamo trovate davanti ad un vero e proprio pezzo di design e questo ci ha spiazzate ma ora è il nostro orgoglio❤️

Come scegliete tessuti e materie prime per le vostre creazioni?

Kalikù è un progetto che nasce da due sorelle con la passione per i tessuti e la possibilità di manipolarli e visualizzarli sotto forme nuove e sempre diverse. Cerchiamo di scegliere tessuti italiani e soprattutto di qualità. Ci piace usare e sperimentare nuove stoffe perché per le “Fru fru bag” è importante. La base della lavorazione è sempre la stessa, cioè strisce di stoffa tagliate e annodate a mano, e usando materie diverse abbiamo sempre nuovi risultati. Ci piace manipolare e mixare differenti materiali. Per il resto utilizziamo stoffe riciclate e non buttiamo niente dei nostri scarti dai quali ricaviamo gli orecchini fiori penduli (altro prodotto di punta) e delle sportine che regaliamo con l’acquisto delle borse per incentivare le clienti ad utilizzarle al posto delle buste in plastica.

Dai vostri post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi vi segue. Quanto pensate sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i vostri prodotti?

Molto importante! I clienti sono fonte di ispirazione e grazie ai loro consigli e suggerimenti riusciamo a migliorarci e a realizzare nuovi modelli. Inoltre, i clienti vanno educati agli acquisti e fatti partecipi di quello che è il tuo modo di vedere le cose. Un cliente consapevole è un cliente più cosciente, infatti nel tempo molti di loro si affidano a noi per consulenze, per trovare la giusta personalizzazione, ci chiedono consigli e quant’altro sull’handmade e la slow fashion. La nostra missione è quella di educare i nostri clienti al bello, durevole, fatto a mano, slow tramite le stories dove proponiamo outfit che creiamo con altri brand handmade, parlando loro della fast fashion, di seconda mano dove trovarlo e altro. Inoltre, parliamo della nostra terra perché crediamo che siamo quello che siamo grazie alle meraviglie che da tempo guardiamo nel nostro amato Gargano.

Che consiglio dareste alle donne che hanno la vostra stessa passione?

Di coltivare le proprie ambizioni e impegnarsi tanto per vedere realizzati i loro progetti e che a chiunque volesse scriverci saremmo onorate di dare consigli. Ma che si devono investire di tanta pazienza perché questo è uno dei lavori che ne richiede molto per la lentezza di cui necessita un prodotto fatto a mano bene, bello e durevole nel tempo.

Collaborate con altre donne che hanno un’attività simile alla vostra?

Certo!!!! non abbiamo un negozio fisso, perché la volontà è quella di poter girare, creare collaborazioni con altri shop, o con altri artigiani come noi, che condividono la loro voglia di sperimentare facendo rete.  Siamo sempre alla ricerca di realtà vicine alla nostra e crediamo nelle collaborazioni per dare forza alla nostra voce di artigiani.

Quanto pensate sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Beh noi ci siamo dentro perché collaboriamo con diverse donne, una ragazza che ha un negozio di capi vintage rigenerati, un’altra che ha una biocosmesi e altre realtà di donne vicine alla nostra visione di handmade e slow fashion. Fare rete insieme giova tutte noi. Più siamo più la nostra voce è grossa, inoltre più teste riescono ad interpretare più aspetti dello stesso tema e si riesce meglio la comunicazione, il messaggio.

C’è una creazione alla quale siete particolarmente legate? Magari perché l’avete realizzata in un periodo particolare della vostra vita o perché a ispirarvi è stata una persona per voi importante.

Si le “Frù frù bag”, la prima è nata per fare un regalo importante alla nostra mamma. È nata per caso nel periodo prenatalizio del 2008, da dell’alcantara rossa avanzata da un divano letto ritappezzato dove dormivamo da piccole, e da una sportina per la spesa che avevamo in casa da secoli.  Le “Frù Frù Bag” sono splendide borse, realizzate tutte a mano con migliaia di lembi di stoffa (dall’alcantara al taftà o l’ecopelle), tagliati e annodati uno ad uno a formare la particolare “silhouette “. Ogni modello ha la sua peculiarità, la sua forma, la sua resa grazie ai giochi di colori e sfumature dei nodi che formano la texture; ogni creazione è qualche cosa di unico ed originale. Sono tutte piccole capsule collection in serie limitatissima.                  

Le storie

Le sarte cresciute a pane e fai da te: la storia di Kali Kù

Due sorelle, un’unica grande passione: la sartoria. Una storia che parte e arriva nel cuore del Gargano quella che donneinstoffa porta in scena questa settimana; la storia di Piera e Chiara, la storia di “Kali Kù”.

Una famiglia di fotografi da tre generazioni, un ambiente creativo sullo sfondo. Una nonna, una mamma e due bambine che imparano ad amare stoffe e bottoni tra le mura di casa, dalle stoffe del campionario della prima e la passione e la propensione al cucito della seconda. Qualche anno e tanti sacrifici dopo quelle stesse bambine diventano una grafica e una costumista cinematografica ma sempre con la passione comune per il mondo dell’handmade.

Kali Kù nasce dalla voglia di trasformare un hobby in un progetto lavorativo, un laboratorio a quattro mani accomunate dalla propensione al bello, al fai da te di qualità, alla sartoria fatta di tessuti di prima scelta in grado di soddisfare le richieste di chi si affaccia con sguardo curioso alle creazioni delle nostre due protagoniste.

Fare rete tra donne, tra artigiane che con sacrificio e dedizione portano avanti il proprio progetto sembra essere un leitmotiv per Chiara e Piera. Oggi Kali Kù è un’attività che guarda avanti e si guarda attorno, cercando voci simili che possano esprimere lo stesso messaggio, un messaggio in difesa dello slow fashion e del fai da te di qualità.

Ci hanno raccontato tanto di come sia nato questo progetto, Chiara e Piera. Hanno trasmesso il loro amore per la terra d’origine alla quale devono tanto; hanno catturato la nostra attenzione e l’ammirazione per quanto, con tanta passione, realizzano ogni giorno. Abbiamo raccolto le loro risposte ad alcune nostre domande in un’intervista che, se vorrete, vi aspetta venerdì 6 dicembre sempre qui, sempre sul blog di donneinstoffa.

Qui sotto, intanto, vi lasciamo i loro contatti per curiosare nel mondo di “Kali Kù”:

Instagram: https://www.instagram.com/kalikudesign

Facebook: https://www.facebook.com/kalikulab/

Le interviste

A tu per tu con la sarta che cuce emozioni…

Abbiamo fatto qualche domanda a Giulia, giovane sarta protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “Abricot”. Buona lettura!

Chi sei? Qualche parola per descriverti.

Sono Giulia, a dicembre compio 24 anni e vivo in provincia di Padova. Amo l’arte in tutte le sue forme purché mi trasmetta emozioni delle quali non sono mai sazia. Ho una laurea in pittura presa in accademia di belle arti a Venezia dove ho potuto dare sfogo alla mia creatività in ogni campo artistico. Contemporaneamente agli studi universitari ho frequentato una scuola di moda per la quale sono modellista secondo il metodo Sitam. Da poco ho anche iniziato ad insegnare disegno del cartamodello,taglio e confezione, un progetto che mi sta entusiasmando moltissimo. Amo la natura e i fiori più di ogni altra cosa, ci insegnano moltissimo sulla vita.

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

Più che una passione per l’handmade, il “creare” è una cosa che ho sempre sentito dentro. Da quando ero piccola inventavo/costruivo di tutto ma la cosa che preferivo di più era travestire mio fratello e mio cugino più piccoli con coperte e tovaglie obbligandoli a recitare scenette scritte da me (devo essere stata tremenda, poverini!). Quante parole, poi, quando mia mamma ad ora di cena si trovava spesso i buchi nelle tovaglie perchè avevo bisogno di quel preciso pezzetto per fare i vestiti alle bambole! Ne ho combinate di tutti i colori ma non ho mai smesso di creare cose nuove dalle mie mani. Abricot è nato nel 2017 per caso. Mettevo su facebook i vestiti che mi facevo finchè una ragazza francese mi ha scritto chiedendomi se potevo fare anche a lei i pantaloni che indossavo, è stata talmente felice che mi ha incitato ad aprire uno shop online e a mettermi seriamente. Così pian pianino l’ho presa in parola fino a questo 15 Aprile 2019 che sono riuscita ad aprire p.iva e adesso Abricot è davvero una piccola impresa anche se ancora stento a crederci!

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Il momento più duro è stato a febbraio dello scorso anno ho avuto un picco emotivo e ho smesso di credere in me stessa a causa di un brutto episodio nella vita privata. Ho dovuto cercare un altro lavoro e ho quasi abbandonato Abricot per tre mesi cosa che non rifarei mai ma in quel momento mi è servito per schiarirmi le idee e per poi spiccare il volo. Da quel momento infatti Abricot è sempre andata in crescita, ovvio ci sono sempre periodi più difficili, ma nulla di insuperabile!

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

La ricerca dei tessuti e dei materiali per me è una parte importantissima del mio lavoro. Una volta disegnata una nuova collezione inizia la ricerca pazza e sfrenata. ma non solo per la collezione, quando sono in giro e vedo qualche tessuto che mi ispira lo compro. Solitamente ho dei punti di riferimento di fiducia ma amo anche scovare qualche pezza nei mercatini vintage o nei miei viaggi in giro per il mondo. In Atelier ho una libreria grandissima piena zeppa di tessuti di ogni tipo!

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Amo il contatto con il pubblico e trovo che sia molto importante instaurare una certa armonia tramite i social in modo tale che la clientela sappia a chi va in contro nel momento dell’acquisto. Poi sono anche convinta che instaurando una forte personalità nei social si attirino anche persone simili al proprio modo di essere e di fare che poi sono quelle che effettivamente sono più propense ad acquistare i prodotti. Amo molto anche scrivere nei post, penso sia fondamentale per cercare di creare una certa atmosfera intorno ai miei capi. Alla fine instagram è la mia principale vetrina e voglio che sia arredata bene! Ma alla fine, senza rigirarci tanto intorno, che sia sui social o nella vita reale, ogni cosa che faccio la faccio semplicemente perchè amo farla.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Un consiglio? Credere sempre nelle proprie capacità e lottare per esse, essere rigide il giusto con sè stesse e di tanto in tanto prendersi due minuti per dirsi “brava” o farsi un regalo.

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Si, amo le collaborazioni tra donne, delle menti creative unite possono far nascere grandissime idee e io ne sarò sempre a favore. Al momento collaboro con una ragazza fantastica che gestisce la parte dei gioielli delle mie collezioni. Li ideiamo insieme, secondo il tema della nuova collezione e vengono fuori ogni volta delle chicche formidabili! A parte questo mi capita spesso di acquistare da altre artigiane e adoro far loro pubblicità creando nuovi abbinamenti con i capi Abricot che poi pubblicizzo su instagram. Penso che anche questo voglia dire collaborare nel proprio piccolo.. darsi una mano per farsi conoscere!

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Devo dire di avere un legame con ognuna delle mie creazioni, sono frutto delle mie mani e della mia mente e ognuna di loro è speciale ma il capo a cui sono più affezionata è il primissimo modello Grace in velluto. L’intramontabile Grace che vendo tantissimo ogni anno per ogni occasione e in ogni stile. Nato nel 2015, quando Abricot ancora non esisteva, doveva essere il mio abito per la festa di Natale, cucito fino allo sfinimento con 40 di febbre e indossato con il maglione sopra a causa dell’influenza. Nonostante la piccola sventura di quell’anno ogni volta che lo guardo mi incanto. L’abito dei miei sogni, in velluto verde bosco, corpetto stretto da bambolina, una gonna ampia a ruota lunga al ginocchio con tanto di sottogonna in crinolina, ma il dettaglio, la chicca più azzeccata di sempre, che ha fatto la differenza e che ha fatto innamorare tutti è stata una lunghissima fila di 30 bottoncini a sfera color rosa perlato lungo tutta la schiena. Questo abito tanto sudato alla fine è diventato il distintivo di riconoscimento Abricot come i bottoncini sulla schiena. Ogni anno mi chiedono di riprodurlo in mille colori e tessuti diversi, in versione estiva e in versione autunnale e questo autunno persino come abito da sposa! Le manichette sono foderate, i bottoni completamente cuciti a mano e l’interno risulta pulito e impeccabile. Un modello intramontabile adattabile per ogni fisico e per ogni età. Da questo abito in poi ogni cliente che passa in atelier per un abito da sera o da cerimonia richiede esplicitamente i bottoncini Abricot sulla schiena e io non potrei esserne più contenta.