Le interviste

A tu per tu con la sarta 3.0…

Abbiamo fatto qualche domanda ad Azzurra, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo progetto “Azzurra Pelizzoli Dressmaker”. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei? Buona lettura!

Chi sei? Qualche parola per descriverti.

Mi chiamo Azzurra, ho 31 anni e ho un bassotto che si chiama Cannella.

Sono una Fiorentina in terra romagnola. Amo l’arte, la storia della moda, l’artigianato e la cucina vegetariana.

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

Mio nonno era un sarto, mia mamma è sempre stata una persona estremamente creativa. Quando avevo circa 5 anni, per carnevale, lei mi cucì un abito da farfalla. Bellissimo. Qualcosa si è innescato in quel momento.  Ho seguito un percorso di studi con indirizzo moda dalle superiori all’università conseguendo la laurea in “Culture e tecniche della moda”. Durante questo cammino ho acquisito competenze di disegno, modellistica, taglio e confezione. Dal 2012 ho creato questo spazio che si chiama Azzurra Pelizzoli Dressmaker, dove disegno e creo i miei modelli. All’inizio cucivo abiti solo per me perché sono sempre andata alla ricerca del pezzo unico. Volevo un guardaroba che fosse mio e solo mio. Poi qualcuno ha visto le mie creazioni e boom! Ho iniziato a cucire anche per altre persone.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

In realtà non c’è stato un momento difficile. Ho sempre amato cucire e creare. Ad oggi, l’unica difficoltà che trovo, è quella di far comprendere alle persone il valore degli oggetti artigianali.  La nuova generazione, che ha deciso di intraprendere il mestiere della sarta, spesso si forma in scuole ottenendo diplomi di specializzazione o lauree. Questo per sottolineare che dietro la creazione di un oggetto ci sono anni di pratica e studio.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Di solito acquisto presso magazzini locali. Tocco con mano la materia prima. Scelgo i tessuti che mi trasmettono emozioni, ricordi e felicità. Se un tessuto non ha queste caratteristiche non entra a far parte della famiglia.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Il mercato si è evoluto, il cliente non si reca più in negozio ma la vetrina diventa il tuo smartphone.  Il contatto con il cliente è fondamentale per creare un legame e i social ti danno l’opportunità di mostrare cosa c’è dietro una creazione e al suo processo creativo. Internet può avere anche un grandissimo potere educativo. Ecco perché nel mio spazio Instagram ho inserito un angolo dedicato alla storia della moda, dove racconto aneddoti storici riferiti a stilisti e all’abbigliamento.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

L’essere creative consegna nelle nostre mani un potere enorme.  È il potere di essere libere da ogni limite. Perché comunque vada, se sei creativa, ci sarà sempre un piano B nella tua vita. Perciò ragazze tirate fuori il vostro potere e siate forti e indistruttibili!

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Fondamentale. Le donne sono la rete di salvataggio della società. Se una donna può generare una vita, immagina 100 donne che cooperano tutte assieme?

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

A 21 anni, dopo un corso di specializzazione sartoriale, ho lavorato in un laboratorio artigianale dove realizzavamo completi da uomo e camiceria. Cucivamo tutto interamente a mano. Compreso le asole e le impunture di rifinitura con filo di seta. Il mio maestro, una persona anziana di corpo ma non di spirito, mi ha trasmesso la sua passione per la qualità del tessuto e della materia prima. Dopo quel periodo è nata in me la passione per le giacche.  Ma soprattutto cerco di riportare gli insegnamenti della vecchia scuola all’interno del mio processo creativo. Creo pezzi unici, personalizzabili e su misura. Questa è la cosa che mi fa stare bene. Per la prima volta nella mia vita svolgo un’attività che non mi fa guardare l’orologio ogni 5 minuti. E quando vi sentite così ragazze fidatevi. Avete vinto il jackpot.

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