Le interviste

A tu per tu con la sarta digitale…

Abbiamo fatto qualche domanda a Fabia, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “Nevelo Kids”. Curiosi di sapere cosa ci ha detto? Buona lettura!

Qualche parola per descriverti?

Fabia Leoni, 42enne, di Verona. Architetto per 15 anni, creativa da 42 e sarta/stilista da 2 anni : i più belli della mia vita.

Come è nata la passione per la sartoria? Raccontaci di come hai “ribaltato le parti”. Quando ti sei accorta che l’architetto non era il lavoro dei tuoi sogni?

Ci ho messo un po’ per capire che stavo sbagliando strada. Ho lavorato nell’architettura per anni senza accorgermi che volevo solo tagliare stoffa e disegnare vestiti. Ma mia mamma me l’aveva detto tempo fa: da piccola disegnavi vestiti non case sotto il tavolo di lavoro di tua nonna ( sarta )  ma un giorno al 40 esimo mi sono resa conto che volevo state meglio. Stare bene.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Il momento più duro è stato mollare tutto e credere in me stessa. Un conto è dirlo un’altro è farlo.

Dai tuoi post traspare la voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Importantissimo ma anche spontaneo. Mi faccio vedere poco e penso che la cosa importante sia quello che faccio e come non chi sono, poi però ho capito che mettere la faccia conta tanto sia emotivamente che per instaurare un rapporto di fiducia .

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Buttarsi e non avere paura, al mondo c’è posto per tutti

La tua splendida mamma ti fa da modella, che ruolo ha avuto e ha nel tuo progetto?

Mia mamma è il motore di tutto, è la persona che mi sprona ma anche mi bastona. Una donna forte e caparbia.

Quanto è importante la fase di scelta dei tessuti e delle materie prime? Come avviene?

La scelta dei tessuti è fondamentale , è la prima fase della progettazione. La ricerca è il pilastro di tutto.

Ti rechi spesso a Parigi. Cosa rappresenta per te questa città? La consideri una fonte di ispirazione per le tue creazioni?

Parigi è la mia anima. Ho conosciuto mio marito ed è stato il punto di svolta tra ragazza e donna. Il passaggio. Poi ogni 6 mesi vado a rigenerarmi e tratte ispirazione.

C’è un capo al quale sei particolarmente legata? Magari perché lo hai realizzato in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Il capo che porto nel cuore è la gonna. Ho portato pantaloni per anni convinta che le gonne stessero bene solo alle taglie 38/40 invece mi sono ricreduta e ne ho fatto una  bandiera. 

Le storie

La sarta digitale: la storia di Nevelo Kids

Scegliere una strada sbagliata è umano, andare controcorrente per cambiarla e tornare ad inseguire un sogno, anche. È racchiusa tutta qui la storia di Fabia, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “Nevelo Kids”.

Capita, o almeno può capitare, che a 40 anni, con una professione avviata e un futuro quasi segnato, ci si accorga che qualcosa stia andando storto. Ci si può accorgere, ad esempio, che fare l’architetto sì, è bello, ma tagliare stoffa e concretizzare le idee creative che si hanno nella testa è tutta un’altra storia.

“Volevo stare bene”, dice Fabia. 42 anni, veronese, già architetto ed oggi, da 24 mesi, sarta per vocazione. Una mamma sullo sfondo ad incoraggiarla, un motore trainante per lei, una figura che torna spesso nel racconto della sua attività e nelle fotografie che si ritrovano sui suoi social. Un punto di riferimento così importante da essere tester del controllo qualità degli abiti cuciti a mano, dopo tanto lavoro di ricerca dei tessuti.

Una storia di donne insomma, una storia di alti e bassi perché cambiare lavoro, cambiare abitudini, cambiare vita è facile a dirsi ma non così immediato da farsi. Nevelo Kids è una “sartoria digitale”, uno spazio dove poter dar vita ai propri abiti direttamente online, un luogo di condivisione di idee con la creatività di Fabia a disposizione di chi volesse creare su misura l’abito dei propri sogni.

Un’altra storia che insegna come il cambiamento sia possibile, come inseguire le passioni di una vita e trasformarle in professione non sia poi così irraggiungibile. Certo, con tanto sacrificio, impegno e voglia di fare. Tre elementi che abbiamo ritrovato nelle parole di Fabia, parole che potrete leggere venerdì 29 marzo sempre qui, sul blog di donneinstoffa.

Qui sotto, come sempre, vi lasciamo i contatti di Fabia e del suo “Nevelo Kids”, in modo da poter curiosare e lasciarvi ispirare dalla storia della sarta di Verona.

Nevelo Kids – Fabia Leoni

www.nevelokids.com

Instagram: www.instagram.com/nevelokids

Facebook: www.facebook.com/nevelokids

Le interviste

A tu per tu con la giovane artigiana…

Abbiamo fatto qualche domanda a Lidia, protagonista della settimana di donneinstoffa. Ci ha detto tante cose che abbiamo il piacere di condividere con voi, come ogni venerdì. Buona lettura

Qualche parola per descriverti?

Il mio nome è Lidia Maria Mallia e nasco a Catania,  nel 1994.
Da sempre la mia attenzione veniva catturata dalle cose insolite, originali e dalla possibilità di poter creare dal nulla, qualcosa.

Come è nata la passione per la sartoria? In che modo e quando l’hai resa una vera e propria attività imprenditoriale?

Da piccola trascorrevo molto tempo con le mie nonne, loro erano sarte e ricamatrici e spesso venivo circondata dalle loro opere meravigliose, in giro per casa e all’interno della sartoria di una zia, dove lavoravano tante donne di varie età.
Lì mi divertivo ad inventare modelli di abiti con avanzi di stoffe, sul manichino.
Con il passare degli anni la mia passione creativa è solamente cresciuta, mi sono avvicinata alla pittura, alla fotografia per completare poi i miei studi accademici in Costume teatrale e scenografia teatrale.
Durante il periodo accademico ho acquistato la mia prima macchina da cucire per realizzarmi una carpetta da disegno, da quel momento ho capito che era quello ciò che avrei voluto fare!

Gli studi compiuti al Liceo Artistico – indirizzo pittura – e la tua passione per la fotografia, come hanno influenzato e come emergono nelle tue creazioni?

Siamo il frutto delle nostre esperienze, per me è automatico inserire tutte le mie conoscenze sul campo, ad esempio, le illustrazioni dei tessuti, sono i miei disegni digitalizzati ed inviati ad un’industria tessile per diventare successivamente abiti e accessori.La fotografia in egual modo è la fase finale per comunicare al meglio il prodotto.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Quelli ci sono ancora e sicuramente ce ne saranno, uno in particolare non mi viene in mente perché sento davvero tanta passione e ogni ostacolo che si presenta lo vedo come un’opportunità per migliorarmi ed acquisire maggiore forza.


C’è qualcuno a cui ti senti di dire grazie per aver permesso che arrivassi fino a qui?

La mia famiglia, senza dubbio. Mi hanno sempre appoggiata, anche quando volavo troppo con la fantasia, sono la mia parte migliore e la mia fonte d’ispirazione.


Cerchi sempre nuovi materiali, anche innovativi e riciclati, come ad esempio il tessuto Orange Fiber, Da dove viene questo tuo interesse e quali obiettivi ti poni?

In questo campo è fondamentale sperimentare, non puoi fermarti ai semplici materiali perché rischi di rimanere bloccato nella comfort zone, gli obiettivi sono sempre quelli di scoprire cose nuove e viaggiare per poterli raggiungere.


Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Noto che spesso si arrendono alle prime difficoltà o si assestano senza sperimentare, ecco, secondo me questo è un passo sbagliato, consiglio invece di perseverare nel migliorarsi, non arrendersi al primo errore, le soddisfazioni ci saranno solo se ci si impegna molto.


Dai tuoi post traspare la voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Senza loro non sarei qui a costruire il mio futuro, per me è importantissimo conoscerli e instaurare un rapporto di fiducia.

Da alcuni contenuti sulla tua pagina Instagram emerge lo spirito collaborativo con altre tue colleghe. Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per la valorizzazione dell’handmade?

Sempre per il mio interesse verso la scoperta, sono convita che abbiamo bisogno degli altri, noi da soli andiamo bene fino ad un certo punto, il lavoro di squadra, il confronto, avere una cerchia di colleghi è linfa per tutto!

C’è un capo al quale sei particolarmente legata? Magari perché lo hai realizzato in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Elisa, la borsa che è nata per caso, era un bozzetto fra gli altri, un giorno una mia cliente cercava una borsa su misura da regalare ed è saltato fuori questo disegno.Da quel momento Elisa è stata realizzata in tre misure e tre varianti, a mano a tracolla e a zaino, è, fino ad ora, la più richiesta!

Le storie

La giovane artigiana: la storia di Lidia Mallia

Così giovane, così tanta strada fatta. Poche parole, tanti spunti su cui riflettere dalla storia che questa settimana il team di donneinstoffa ha deciso di portare in scena. Un racconto fatto di positività, di ottimismo e di speranza nel futuro; messaggi forti, soprattutto se a darli è una ragazza di appena 25 anni, una giovane artigiana di nome Lidia Mallia.

Catania, Sicilia, 1994. Il luogo e la data di nascita della nostra protagonista non sono casuali. Racchiudono l’estrosità di Lidia, la sua attenzione per i particolari, la sua passione per la sartoria che nasce sin dai primi anni di vita, da due nonne ricamatrici e da una zia proprietaria di una sartoria, un mondo fatto di tessuti e abiti, un destino quasi segnato ma, in mezzo, tanto lavoro e sacrificio.

La fotografia per comunicare, la pittura, la sartoria: un’anima creativa, uno spirito libero che completa gli studi in costume e scenografia teatrale prima di dar vita a quello che, da sempre, è stato il suo sogno: creare un atelier tutto suo, un “posto del cuore” come lo definisce lei, uno spazio dove fondere le sue passioni e concretizzarle in abiti ed accessori tutti al femminile, tutti fatti a mano e curati nel minimo dettaglio.

Superare le difficoltà con un sorriso, non arrendersi al primo segnale negativo, credere in ciò che si fa e condividere le proprie idee con chi si accanto; con la famiglia, punto di riferimento che torna spesso in ballo nella storia di Lidia, ma anche con clienti e colleghi, in un modo di vedere la vita come un gioco di squadra, un cammino nel quale si può avanzare da soli fino ad un certo punto, fin quando il richiamo degli altri è linfa vitale per andare avanti.

“Siamo il frutto delle nostre esperienze” dice Lidia, artigiana giovane e determinata. Una ragazza che ci ha stupito per la profondità di pensiero, per la capacità di saper gestire la sua attività in modo brillante, sapendo cogliere consigli e idee da chi si affida alla sua creatività. Si è raccontata e ha raccontato il suo mondo al team di donneinstoffa in un’intervista che potrete leggere venerdì 22 marzo, sempre qui sul nostro blog.

Intanto vi lasciamo i suoi contatti per conoscerla meglio e per vederla all’opera nei tanti progetti che ogni giorno porta avanti con grande determinazione.

Lidia Maria Mallia

www.lidiamallia.com

Instagram: www.instagram.com/lidiamallia_lab/

Facebook: www.facebook.com/lidiamallia2

Senza categoria

A tu per tu con l’artigiana autodidatta…

Abbiamo fatto qualche domanda a Serena, la protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo LABO_TIQUE. Ecco cosa ci ha detto, buona lettura!

Se dovessi descriverti in qualche riga, cosa diresti?

Mi chiamo Serena Coscia, ho 24 anni e vivo a Cupra Marittima, un piccolo paesino sulla riviera adriatica. Sono diplomata all’Istituto professionale commerciale. Sono una persona piuttosto determinata, mi impegno molto per le cose che voglio ottenere. Da un anno e mezzo circa, sono titolare di LABO_TIQUE, negozio di capi d’abbigliamento fatti a mano prodotti da me e da altri giovani talenti del handmade italiano, che seleziono personalmente.

Come è nata la passione per la sartoria? In che modo e quando l’hai resa una vera e propria attività imprenditoriale?

Sono da sempre appassionata di moda, la passione per la sartoria è arrivata molto dopo… nel febbraio 2016. Mi piace definirmi un’artigiana autodidatta, per questo motivo, quando ho iniziato a cucire mi dedicavo solo alla realizzazione di capi con modelli molto semplici, ma che proprio per questa loro caratteristica, riscossero sin da subito un gran successo tra le persone che mi erano accanto: parenti e amiche, che vedendoli mi chiedevano di poterli acquistare. Qualche mese dopo, ho scelto un nome: “Alltop Handmade” con il quale ho iniziato a promuovere le mie prime creazioni, tramite Facebook e Instagram. Ricordo che quelli sono stati mesi di grande crescita professionale, al punto che nel mese di dicembre 2017, decido di trasformare in lavoro, quella che oramai era diventata molto più di una passione, inaugurando un mio spazio, tutto dedicato al fatto a mano: LABO_TIQUE shop and lab.  

Da “gioco”, come scrivi sul sito della tua attività, a professione: sempre con lo stesso spirito o qualcosa è cambiato negli anni?

Le responsabilità, in questi ultimi mesi, con l’apertura del negozio sono aumentate, il lavoro adesso richiede molto più sacrificio e impegno; nonostante ciò, attraverso LABO_TIQUE trovo il modo di potermi esprimere, stringendo relazioni sempre nuove con clienti e colleghi, che poi diventano quasi sempre amici… è un progetto in cui credo molto, ogni piccolo traguardo per me è una grande vittoria.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Settembre 2018, a 10 mesi dall’apertura del negozio, ho vissuto un momento di instabilità ed incertezza, che per qualche istante, mi ha fatto dubitare che quella non fosse la strada giusta per me… ma poi mi sono ripresa! Ho capito che c’erano delle cose da cambiare e da migliorare, nello scorso mese di Dicembre LABO_TIQUE ha festeggiato il suo primo anno, con un ciclo di incontri, che hanno trasformato il negozio in qualcosa di molto di più, accogliendo: laboratori handmade, pomeriggi con aperitivi e musica in vinile, degustazioni enogastroniche con cantine locali… insomma sono ripartita alla grande! grazie sicuramente all’aiuto di parenti e amici che supportano con me questo progetto.

Dai tuoi post traspare la voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti? 

Ovviamente per chi si promuove on-line su piattaforme come Instagram e Facebook, è importante stringere relazioni con i propri clienti, lo faccio abitualmente anche con le persone che passano in negozio… cerco sempre di essere molto attenta alle loro necessità e ai loro desideri, perché è da loro che arrivano sempre i consigli migliori. Per aumentare la curiosità di chi mi segue, a volte penso che dovrei espormi un po’ di più, cercando di raccontarmi su quello che sono e che faccio, ma sono piuttosto riservata, e faccio un po’ fatica.   

Da alcuni contenuti sulla tua pagina Instagram emerge lo spirito collaborativo con altre tue colleghe. Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per la valorizzazione dell’handmade?

Credo molto nella collaborazione, ho aperto LABO_TIQUE anche per questo motivo, decidendo sin da subito che oltre alle mie creazioni ci sarebbero state anche quelle di altri giovani brand emergenti. Se vogliamo promuovere il mondo del fatto a mano, non possiamo essere da sole.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Di provarci sempre, e se si sbaglia… meglio! Gli errori sono comunque preziosi.  

C’è un capo al quale sei particolarmente legata? Magari perché lo hai realizzato in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Questa è forse la domanda più difficile, sono legatissima ad ogni singolo mio capo. Forse però, il capo a cui sono più affezionata è la gonna midi in pizzo… gonna che fino a qualche mese fa non avrei nemmeno provato, se vista in un negozio; adesso invece è il capo che preferisco in assoluto, mi fa sentire bene quando la indosso… è questa, credo, la sensazione che vorrei regalassero i miei capi, far sentire bene le persone che li indossano


Senza categoria

L’artigiana autodidatta: la storia di Labo_tique

Da gioco a lavoro, da passione a professione, da autodidatta ad insegnante. È la storia di Serena, fondatrice di “Labo_tique” e protagonista della quarta storia di donneinstoffa.

“Metti cuore e anima in tutto quello che fai”, si legge tra i pensieri che Serena, di tanto in tanto, decide di condividere con chi la segue, con chi ha creduto che la sua propensione verso il mondo della moda potesse regalarle tante gioie, tante storie da poter raccontare.

Il mondo della sartoria le si presenta davanti agli occhi nel 2016, con una macchina da cucire con cui “giocare”, con dei tutorial su Youtube e con qualche tessuto che assume forme diverse, forme così belle da attirare amiche e parenti, tutti entusiasti delle creazioni che Serena realizza con tanto impegno e dedizione.

E allora, si parte. Lo si fa dai social, con Facebook e Instagram pronti ad ospitare le pagine di “Alltop Handmade”, genitore legittimo di quello che, dalla fine del 2017, prenderà il nome di “Labo_tique”, uno store – a San Benedetto del Tronto – ma soprattutto un laboratorio di idee, uno spazio dove poter esprimersi e condividere esperienze anche tramite momenti di svago, con tanto di aperitivi e musica in vinile.

Riservata nel raccontarsi e attenta ai suoi clienti, alle loro necessità e desideri, ai loro bisogni perché non c’è niente di più bello che far sentire a proprio agio le persone che indossano le sue creazioni e che sono le migliori consigliere per creazioni future.

È un mondo particolare quello di Serena, un’artigiana autodidatta che si è messa in gioco sin da subito, sfidando difficoltà e momenti in cui la strada sembra essere tutta in salita. Un’altra bella storia, un altro percorso di successo che abbiamo deciso di condividere con voi e che continua, se vorrete, con le parole della nostra protagonista, nel nostro appuntamento fisso, quello del venerdì mattina.

Intanto, vi lasciamo i contatti di Serena così da poter entrare, senza filtri, nel mondo di “Labo_tique”.

Store: LABO_TIQUE, Via Crispi 128, San Benedetto del Tronto

Sito web: www.labotique.it

Instagram: www.instagram.com/labo_tique

Facebook: http://www.facebook.com/labotiqueshopandlab

Senza categoria

A tu per tu con la ragazza dei turbanti…

Una storia speciale, un format altrettanto speciale: non un’intervista, appuntamento abituale del venerdì, ma un breve monologo. Libero sfogo in un racconto carico di positività.

Buona lettura e.. buona Festa delle Donne dal team di donneinstoffa!

Sono Graziana, ho 30 anni, sono laureata in Scienze Politiche e vivo in Puglia.

Grazie a LeSartes ho la possibilità di unire le mie precedenti esperienze nell’ambito sociale/volontariato ad un settore (tessile) che ha sempre fatto parte della mia vita (la mia famiglia è titolare di una boutique di tendaggi, io attualmente lavoro per una multinazionale nel settore dell’abbigliamento).


Nel 2016 è stato diagnosticato un tumore maligno a mia madre, a partire da quel giorno io e la mia famiglia ci siamo trovati ad affrontare cose a noi sconosciute fino a quel momento: ansie da pre/post esami clinici, dubbi su cosa sarebbe stato giusto fare, a quale medico sarebbe stato corretto affidarsi, come avremmo affrontato tutte queste ansie e dolori?!

Ci siamo trovati catapultati in una realtà a noi sconosciuta, in tutto questo cammino abbiamo incontrato tante persone con storie diverse, con modi diversi di affrontare le paure e i dolori che questa brutta bestia comporta, dolori fisici e interiori; più andavo avanti e più mi rendevo conto che l’unica medicina che faceva effetto su tutti era il conforto di un sorriso anche tra completi sconosciuti.

Dopo aver affrontato questo periodo sentivo la necessità di doverlo superare, di doverlo metabolizzare e trasformare in qualcosa di buono, dovevo farlo per me e per tutte quelle storie che ho respirato in quei lunghi mesi; di qui è nata l’idea di LesArtes.

Questo progetto ha come obbiettivo quello di mettere in connessione persone che non si conoscono attraverso una donazione: LesArtes è un progetto che urla la forza delle donne, punta a rendere un turbante o una fascia (oggetto da sempre associato alle sole cure chemioterapiche) un capo di abbigliamento di moda indossato da tutte noi, permettendo alle donne in cura o che soffrono di alopecia, di abbellire il proprio capo senza creare un divario tra malattia e salute, riconoscendosi uguali alle altre. Non penso di poter insegnare a nessuno come affrontare un’esperienza simile, ma nel mio piccolo vorrei poter trasmettere dell’ottimismo e della gentilezza, perché credo fortemente in questi due valori.

Attualmente LeSartes è un progetto che curo personalmente nel mio tempo libero, molte persone hanno sposato la causa e hanno contribuito a divulgare il verbo, in quest’ultimo periodo una nuova figura sta apportando nuova linfa a questo progetto, Roberta (che ringrazio per essersi messa in gioco al mio fianco). Il prossimo passo (spero avvenga presto) sarà quello di trasformare LeSartes in un’associazione .

Restiamo unite, non sarà la malattia a renderci diverse.

Le storie

La ragazza dei turbanti: la storia di LeSartes

Alcune storie sono speciali, diverse dalle altre. Ci fanno riflettere, insegnano come rialzarsi e andare avanti in momenti in cui il mondo sembra crollarci addosso. Sono storie che permettono di capire come un piccolo gesto possa trasformarsi in un sorriso conquistato, in un abbraccio che cambia il modo di vedere le cose. È una storia forte quella che il team di donneinstoffa ha deciso di raccontarvi questa settimana, una settimana non come le altre, quella dell’8 marzo, giorno della Festa delle Donne.

È la storia di Graziana: 30 anni, pugliese, una laurea in scienze politiche, un lavoro in una multinazionale nel settore dell’abbigliamento e la grande passione per il tessile. Il suo “LeSartes” nasce dopo mesi passati tra ansie e paure, lacrime e dolori, corsie di ospedali fatte di storie che chiedevano di essere raccontate, di donne forti che lottano, ogni giorno, contro quella brutta bestia chiamata cancro. Così come la sua mamma, alla quale nel 2016 è stato diagnosticato un tumore maligno, un macigno che arriva all’improvviso e che ti coglie impreparato.

La forza di rialzarsi e di fare qualcosa di buono per regalare un sorriso a chi ha bisogno di cure e attenzioni è il motore trainante del suo progetto. Stravolgere il significato simbolico di due accessori d’abbigliamento come fasce e turbanti – troppo spesso accostati solo ed unicamente alla cura chemioterapica – è il leitmotiv dell’attività di Graziana. Un’attività particolare, con il reinvestimento del ricavato delle vendite in donazioni, sotto forma di turbanti, per quelle donne che stanno giocando la loro partita più difficile contro una brutta malattia.

Ottimismo e gentilezza sono i due valori in cui Graziana crede di più. Due parole forti, cariche di positività davanti a situazioni complicate, che richiedono tanta forza per andare oltre le sofferenze quotidiane, per capire che il male non può annullare la bellezza.

C’è un post, sul profilo Instagram di LeSartes, che ci ha colpito particolarmente: una donna con un turbante in testa che sorride. Un selfie come tanti e la risposta della donna in foto a racchiudere l’essenza del progetto di Graziana: “Grazie di cuore per avermi donato un sorriso splendido con il vostro meraviglioso regalo. Sentirsi bella senza capelli ma con uno splendido turbante!”. È questo il segreto di “LeSartes”: donare un turbante, regalare sorrisi. Un gesto semplice, una storia che insegna.

Il racconto che abbiamo portato in scena questa settimana è carico di messaggi, di speranze e di donne forti, che hanno voglia di urlare al mondo la loro tenacia. Le parole di Graziana ci hanno fatto riflettere e commuovere. Sono parole sincere, parole che se vorrete potrete leggere sempre qui, sul nostro blog, venerdì 8 marzo, non un giorno qualunque proprio come la storia di LeSartes.

Qui sotto, intanto, vi lasciamo il link della sua pagina Instagram dove poter curiosare tra le sue creazioni:

LeSartes – Graziana De Lucia

https://www.instagram.com/le_sarte.s

Senza categoria

A tu per tu con l’ingegnere con ago e filo…

Abbiamo posto qualche domanda a Simona di “The yellow peg”, protagonista del secondo racconto di donneinstoffa. Ecco quello che ci ha detto, buona lettura!

Chi sei, descriviti brevemente.

Sono Simona, fashion designer e creatrice di The Yellow Peg, un brand di moda sostenibile e fai da te.

“Fare della moda l’affermazione di ciò che siamo” è la frase di benvenuto di “The yellow peg”. Cosa intendi esattamente?

Chi ha detto che la moda debba essere qualcosa dettato dagli altri? Dobbiamo sentirci a nostro agio con quello che indossiamo ogni giorno e l’unico modo è scegliere abiti e accessori che ci rappresentino davvero e che raccontino la nostra storia.

Come è nata la passione per la sartoria? In che modo e quando l’hai resa una vera e propria attività imprenditoriale?

Ho cominciato a cucire alla fine del 2014 per hobby rispolverando una macchina da cucire rimasta in garage inutilizzata e pensando a regali di Natale handmade. Da allora non l’ho più messa via. Avevo sempre accarezzato l’idea di cucire i miei vestiti ma non l’avevo mai vista come una vera possibilità, il massimo che sapevo fare era l’orlo ai pantaloni! Poi è scattata la scintilla e mi si è aperto davanti il mondo del cucito sartoriale in tutto il suo splendore. L’idea di poter vestire abiti fatti con le mie mani in cui mi sentissi davvero me stessa è stata la spinta ad imparare sempre di più e approfondire sia la confezione che la modellistica per poter finalmente dar vita alle mie idee su tessuto. A quei tempi avevo completato da un anno il mio dottorato in visione artificiale dopo la laurea in ingegneria informatica e lavoravo come ricercatrice. Il mio lavoro mi permetteva di dar sfogo alla mia creatività ma dopo un po’ ha cominciato a starmi stretto e non mi dava più gli stimoli giusti. Così nel 2016 ho deciso di rifiutare un’estensione di contratto e mi sono buttata anima e cuore nel mio progetto di moda sostenibile con The Yellow Peg.

L’hashtag #vestiituoisogni è il marchio di fabbrica del tuo brand. Da dove nasce e cosa significa per te?

“Vesti i tuoi sogni” è la spinta ad indossare qualcosa che ti rappresenti davvero. E’ stato ciò che mi ha portata ad imparare a cucire i miei abiti e sicuramente ciò che mi ha spinta a farne un lavoro vero e proprio. Oggi cerco di promuovere una dimensione di moda alternativa, lenta e sostenibile, nella quale sei tu che scegli con consapevolezza, che si tratti di un abito fatto a mano con cura o di un cartamodello per creare un guardaroba con le tue mani.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Il primo anno di The Yellow Peg, senz’altro. Sia io che mio marito avevamo fatto la scelta coraggiosa di metterci in proprio e stavamo cominciando a costruire una vita nuova da zero. In quell’anno lavoravo da casa, partecipavo a mercatini ed eventi per farmi conoscere ed avviavo la mia attività online. Non c’erano orari né giorni della settimana e devo dire che è stata davvero dura. Ma sicuramente mi ha permesso di crescere ed essere dove sono adesso.

Dietro la tua storia sembrano esserci due figure per te fondamentali: la nonna, esempio di dedizione al lavoro e la mamma, da cui hai ricevuto la tua prima macchina da cucire. Quanto ti è servito il loro appoggio e come questo si manifesta ogni giorno?

Da piccola passavo tanto tempo a casa di nonna e, sebbene non le abbia mai chiesto di insegnarmi a cucire, osservarla lavorare era per me un prezioso passatempo, specialmente quando stava creando qualcosa di nuovo per la mia casa di Barbie! Nel tempo ho realizzato che tante cose che so fare devo averle acquisite allora, osservandola, pur senza rendermene conto. Mamma mi ha regalato la macchina da cucire perché finalmente potessi farmi gli orli ai pantaloni in autonomia. Non credo immaginasse come quel piccolo gesto avrebbe cambiato totalmente la mia vita e sicuramente non lo credevo neanch’io! Vedere tua figlia studiare per tanti anni e poi fare una scelta così radicale ricominciando da zero non credo sia stato facile per lei, ma la mia famiglia mi ha sempre supportato nelle decisioni, anche le più apparentemente folli! Oggi sono sicuramente i miei fan più affezionati J

Dai tuoi post traspare la voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Da artigiana il rapporto con le mie clienti è fondamentale. Loro non comprano un prodotto, acquistano una piccola storia che sono felici di raccontare a loro volta al mondo. E in questa storia c’è una parte di me: c’è l’idea da cui è nato quel prodotto, c’è la scelta minuziosa dei dettagli, c’è il lavoro delle mie mani, c’è la passione per ciò che faccio. Per questo sento io per prima il bisogno di comunicare con il mio pubblico in maniera vera e autentica, raccontando cosa c’è dietro alla vetrina di uno shop. E’ la ricchezza del mondo del fatto a mano ed una delle fonti più grandi di soddisfazione.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Coltivatela, giorno dopo giorno, e non abbiate paura di inseguire un sogno. I sogni non sono fatti per stare nei cassetti, sono molto più felici quando vengono realizzati!

C’è un capo al quale sei particolarmente legata? Magari perché lo hai realizzato in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

E’ difficile scegliere un capo nello specifico perché tendo ad affezionarmi a tutto quello che faccio! Forse però se dovessi proprio sceglierne uno sarebbe il mio primo pantalone. E’ stato il protagonista della collezione A/I 2018 ed è stato sicuramente una bella conquista. Prima di tutto perché ho sempre guardato al pantalone come il capo di abbigliamento tra quelli più complessi: disegnarne uno che unisse il tocco retrò al gusto moderno, una linea senza tempo ad una vestibilità che andasse bene per tutte le forme femminili era la mia sfida. E’ stata una bella sensazione di conquista vedere il primo prototipo finito! E poi è stato un bel lavoro di squadra. Mentre lavoravo alla nuova collezione ho avuto la fortuna di avere l’aiuto di Simone, un bravissimo stagista insieme al quale abbiamo lavorato per settimane prima di essere pienamente soddisfatti del risultato. Ricordo ancora il sorriso nei nostri occhi a lavoro finito. Si, è stato sicuramente un bel momento!

Senza categoria

L’ingegnere con ago e filo: la storia di The yellow peg

Una laurea in ingegneria informatica, un dottorato in visione artificiale e una macchina da cucire impolverata in garage. Tre ingredienti, una ricetta con risultato finale spinto dalla consapevolezza di voler cambiare tutto, di stravolgere le regole e di inseguire un sogno, tenuto nel cassetto per tanto, troppo, tempo. Una storia particolare quella di Simona Ullo, fondatrice di The yellow peg e protagonista del secondo racconto di donneinstoffa.

“Cuci il tuo stile, vesti i tuoi sogni” il motto del brand, non a caso siamo spinti a dire. Per sentirsi davvero protagonisti del proprio cammino, di ciò che ogni giorno ci permette di andare avanti, è necessario essere coinvolti in un progetto, sentirsi parte integrante di ciò che facciamo. Non era così, probabilmente, per Simona. Ma andiamo con ordine.

È una storia di donne questa, di generazioni a confronto. Di una nonna che cuce mentre la nipotina la guarda ammirandola, senza però voler davvero imparare gli stessi gesti che ai suoi occhi sembrano esser fatti con una naturalezza unica. Di una mamma che regala alla figlia una macchina da cucire, oggetto curioso in un tempo non così gentile verso chi sceglie di tornare alla manualità, alla creazione e alla modifica del proprio stile facendolo a mano. Ma Simona, nipotina e allo stesso tempo figlia ormai cresciuta, è avviata verso una carriera da ingegnere informatico con tanto di dottorato in visione artificiale.

Nel 2014, però, la svolta. Un blog sul cucito, uno spazio dove poter raccontare e raccontarsi, mettersi alla ricerca di consigli per rispolverare quella macchina da cucire e andare oltre la semplice riparazione dell’orlo dei pantaloni. Un treno che parte e non si ferma, anzi, aumenta di velocità. Così, due anni dopo, la decisione di non voler estendere il suo contratto da ricercatrice per dedicarsi anima e corpo, full time, al mondo della sartoria artigianale, di diventare fashion designer, di creare la moda a suo piacimento.

Impegno, passione e pazienza come leitmotiv della sua attività, non priva di momenti bui ma sempre affrontati col sorriso e con la voglia di mettersi in gioco, dopo aver stravolto i propri piani, di essere uscita da quella “gabbia” che non la faceva sentire sé stessa. È così che nasce il progetto di The yellow peg che è, oggi, una realtà fatta di mille sfaccettature: di abiti vintage reinterpretati in chiave moderna, di storie che si intrecciano con quella di Simona, attiva quanto mai tra blog – dove fornisce tutorial per chi vuole avvicinarsi a questo mondo – e social, spazio di condivisione di idee, progetti e pensieri quotidiani.

Quello di Simona è un racconto di cambiamenti radicali, di creazioni dettate dalla propria volontà senza seguire i dettami imposti dalla moda, di successi raggiunti con tanto studio, lavoro e dedizione. Una storia che ci ha colpito e che speriamo, in qualche modo, abbia fatto piacere leggere anche a voi.

Qui sotto, intanto, vi lasciamo i contatti della nostra protagonista, del sito dove poter acquistare le sue creazioni e le sue pagine social dove poter curiosare e immergersi a 360 gradi nel mondo di “The Yellow peg”, un mondo che, se vorrete, esploreremo insieme venerdì 1 marzo con le parole della stessa Simona in un’intervista pubblicata qui, sul nostro blog.

“The yellow peg” – Simona Ullo

www.theyellowpeg.com

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/theyellowpeg/

Pagina Instagram: https://www.instagram.com/the_yellow_peg_it/