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A tu per tu con l’ingegnere con ago e filo…

Abbiamo posto qualche domanda a Simona di “The yellow peg”, protagonista del secondo racconto di donneinstoffa. Ecco quello che ci ha detto, buona lettura!

Chi sei, descriviti brevemente.

Sono Simona, fashion designer e creatrice di The Yellow Peg, un brand di moda sostenibile e fai da te.

“Fare della moda l’affermazione di ciò che siamo” è la frase di benvenuto di “The yellow peg”. Cosa intendi esattamente?

Chi ha detto che la moda debba essere qualcosa dettato dagli altri? Dobbiamo sentirci a nostro agio con quello che indossiamo ogni giorno e l’unico modo è scegliere abiti e accessori che ci rappresentino davvero e che raccontino la nostra storia.

Come è nata la passione per la sartoria? In che modo e quando l’hai resa una vera e propria attività imprenditoriale?

Ho cominciato a cucire alla fine del 2014 per hobby rispolverando una macchina da cucire rimasta in garage inutilizzata e pensando a regali di Natale handmade. Da allora non l’ho più messa via. Avevo sempre accarezzato l’idea di cucire i miei vestiti ma non l’avevo mai vista come una vera possibilità, il massimo che sapevo fare era l’orlo ai pantaloni! Poi è scattata la scintilla e mi si è aperto davanti il mondo del cucito sartoriale in tutto il suo splendore. L’idea di poter vestire abiti fatti con le mie mani in cui mi sentissi davvero me stessa è stata la spinta ad imparare sempre di più e approfondire sia la confezione che la modellistica per poter finalmente dar vita alle mie idee su tessuto. A quei tempi avevo completato da un anno il mio dottorato in visione artificiale dopo la laurea in ingegneria informatica e lavoravo come ricercatrice. Il mio lavoro mi permetteva di dar sfogo alla mia creatività ma dopo un po’ ha cominciato a starmi stretto e non mi dava più gli stimoli giusti. Così nel 2016 ho deciso di rifiutare un’estensione di contratto e mi sono buttata anima e cuore nel mio progetto di moda sostenibile con The Yellow Peg.

L’hashtag #vestiituoisogni è il marchio di fabbrica del tuo brand. Da dove nasce e cosa significa per te?

“Vesti i tuoi sogni” è la spinta ad indossare qualcosa che ti rappresenti davvero. E’ stato ciò che mi ha portata ad imparare a cucire i miei abiti e sicuramente ciò che mi ha spinta a farne un lavoro vero e proprio. Oggi cerco di promuovere una dimensione di moda alternativa, lenta e sostenibile, nella quale sei tu che scegli con consapevolezza, che si tratti di un abito fatto a mano con cura o di un cartamodello per creare un guardaroba con le tue mani.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Il primo anno di The Yellow Peg, senz’altro. Sia io che mio marito avevamo fatto la scelta coraggiosa di metterci in proprio e stavamo cominciando a costruire una vita nuova da zero. In quell’anno lavoravo da casa, partecipavo a mercatini ed eventi per farmi conoscere ed avviavo la mia attività online. Non c’erano orari né giorni della settimana e devo dire che è stata davvero dura. Ma sicuramente mi ha permesso di crescere ed essere dove sono adesso.

Dietro la tua storia sembrano esserci due figure per te fondamentali: la nonna, esempio di dedizione al lavoro e la mamma, da cui hai ricevuto la tua prima macchina da cucire. Quanto ti è servito il loro appoggio e come questo si manifesta ogni giorno?

Da piccola passavo tanto tempo a casa di nonna e, sebbene non le abbia mai chiesto di insegnarmi a cucire, osservarla lavorare era per me un prezioso passatempo, specialmente quando stava creando qualcosa di nuovo per la mia casa di Barbie! Nel tempo ho realizzato che tante cose che so fare devo averle acquisite allora, osservandola, pur senza rendermene conto. Mamma mi ha regalato la macchina da cucire perché finalmente potessi farmi gli orli ai pantaloni in autonomia. Non credo immaginasse come quel piccolo gesto avrebbe cambiato totalmente la mia vita e sicuramente non lo credevo neanch’io! Vedere tua figlia studiare per tanti anni e poi fare una scelta così radicale ricominciando da zero non credo sia stato facile per lei, ma la mia famiglia mi ha sempre supportato nelle decisioni, anche le più apparentemente folli! Oggi sono sicuramente i miei fan più affezionati J

Dai tuoi post traspare la voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Da artigiana il rapporto con le mie clienti è fondamentale. Loro non comprano un prodotto, acquistano una piccola storia che sono felici di raccontare a loro volta al mondo. E in questa storia c’è una parte di me: c’è l’idea da cui è nato quel prodotto, c’è la scelta minuziosa dei dettagli, c’è il lavoro delle mie mani, c’è la passione per ciò che faccio. Per questo sento io per prima il bisogno di comunicare con il mio pubblico in maniera vera e autentica, raccontando cosa c’è dietro alla vetrina di uno shop. E’ la ricchezza del mondo del fatto a mano ed una delle fonti più grandi di soddisfazione.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Coltivatela, giorno dopo giorno, e non abbiate paura di inseguire un sogno. I sogni non sono fatti per stare nei cassetti, sono molto più felici quando vengono realizzati!

C’è un capo al quale sei particolarmente legata? Magari perché lo hai realizzato in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

E’ difficile scegliere un capo nello specifico perché tendo ad affezionarmi a tutto quello che faccio! Forse però se dovessi proprio sceglierne uno sarebbe il mio primo pantalone. E’ stato il protagonista della collezione A/I 2018 ed è stato sicuramente una bella conquista. Prima di tutto perché ho sempre guardato al pantalone come il capo di abbigliamento tra quelli più complessi: disegnarne uno che unisse il tocco retrò al gusto moderno, una linea senza tempo ad una vestibilità che andasse bene per tutte le forme femminili era la mia sfida. E’ stata una bella sensazione di conquista vedere il primo prototipo finito! E poi è stato un bel lavoro di squadra. Mentre lavoravo alla nuova collezione ho avuto la fortuna di avere l’aiuto di Simone, un bravissimo stagista insieme al quale abbiamo lavorato per settimane prima di essere pienamente soddisfatti del risultato. Ricordo ancora il sorriso nei nostri occhi a lavoro finito. Si, è stato sicuramente un bel momento!

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