Abbiamo posto qualche domanda a Valentina di “Come le ciliegie”, protagonista del primo racconto di donneinstoffa. Ecco quello che ci ha detto, buona lettura!

Ti definisci un’artigiana anarchica, in che senso? Chi sei, descriviti brevemente.
Ciao, mi chiamo Valentina Amoroso e sono un’artigiana anarchica.
Ho iniziato a cucire abiti nel 2008 dopo aver perso il lavoro. Ho una laurea in Tecniche Erboristiche e per 15 anni il mio lavoro è stato appunto l’Erborista.Ho iniziato dunque da autodidatta inventandomi le mie regole di cucito ma anche di modellistica e di marketing.
Ho fatto tutto quello che credo qualunque insegnante o manuale sconsigli di fare, e fortunatamente mi è andata bene.
Ho sempre avuto una visione tutta mia del mondo e mi sono sempre sentita un po’ fuori posto.Ho messo tutto questo nella mia Moda, dando vita al mio brand di abiti artigianali Come Le Ciliegie.
Mi definisco anarchica per le scelte controcorrente fatte negli anni rispetto quelle delle case di moda classiche o dei marchi di pronto moda esistenti.
La produzione è interamente Made in Romagna ed è affidata a sarte romagnole, a costo di un minor guadagno preferisco una filiera etica il più possibile. Per i miei servizi fotografici mi piace utilizzare donne comuni di tutte le taglie e non modelle professioniste.Sono anarchica anche nei modelli, che risultano dai tagli semplici ed essenziali e senza bottoni o cerniere.
Come è nata la passione per la sartoria? In che modo e quando l’hai resa una vera e propria attività imprenditoriale?
La passione per la sartoria, o meglio per la moda è sempre stata parte di me.
Da ragazzina acquistavo le riviste di moda e impazzivo per i look stravaganti che vedevo nei servizi delle sfilate.
Frequentavo mercatini dell’usato e creavo uno stile tutto mio.
Dopo un corso serale di sartoria ho capito che cucire e creare un abito partendo da un pezzo di stoffa mi rendeva estremamente felice e così dopo un annetto di gavetta ho deciso di aprire la partita Iva e provare a vendere le mie creazioni.

Come scegli i tessuti e le altre materie prime?
Ho una vera e propria passione per i tessuti. Fino a poco tempo fa la scelta era affidata unicamente al mio gusto personale. Tutto ciò che mi piaceva veniva acquistato. Da qualche anno ho imparato, grazie ad un maestro d’eccezione, a dare un tema ad ogni collezione e acquistare così tessuto e materie prime in linea e con un senso. In questo modo sia la produzione che la comunicazione diventa più facile e armoniosa.
D’Inverno però i miei amati Tartan non possono mai mancare. Sia tessuti che materie prime provengono da fornitori romagnoli, per me un aspetto molto importante è la valorizzazione del territorio.Discorso a parte per i tessuti africani che invece trovo solitamente a Londra.
Cosa hai provato quando hai aperto il tuo primo Shop&lab a Cesena?
All’apertura del piccolissimo primo Atelier di Cesena (circa 18 mq), ricordo di aver provato tantissima paura. Non ero sicura di riuscire a sostenere le spese di un negozio, anche se minime, solo con il mio lavoro da artigiana.
Da un lato ero soddisfatta e orgogliosa, ma dall’altro anche molto in ansia.
Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?
Senza dubbio il momento più duro è stato quando mi sono resa conto che ero cresciuta tanto e il lavoro continuava ad aumentare ma non riuscivo ad avere abbastanza capitale da parte da poter investire per lavorare al meglio.
Mi sentivo arrivata ad un bivio. Ridurre il lavoro e quindi dire tanti no ai tanti rivenditori che mi contattavano oppure dare fiducia al mio sogno e chiedere un mutuo in banca per permettermi quel salto di qualità che altrimenti non avrei potuto fare.
Purtroppo, il lavoro in proprio in Italia per le microimprese è molto tassato e i guadagni sempre molto bassi rispetto l’impegno e le ore di lavoro. Sono andata un po’ in crisi pensando veramente di chiudere tutto.Poi mi sono presa del tempo, mi sono ascoltata e ho pensato che non si può chiudere un progetto per troppo lavoro e quindi ho chiesto un piccolo mutuo e sono ripartita alla grande.
Collabori ancora con la sarta che ti ha offerto l’opportunità di metterti alla prova disegnando per lei una piccola collezione di accessori? Cosa hai appreso da quell’esperienza?
No, ho collaborato con lei solo per 8 mesi. Il tempo di capire che le mie creazioni potessero piacere ai negozi e acquistare più fiducia in me stessa. Senza di lei probabilmente non sarei qui a parlare del mio Brand di abbigliamento. A lei devo moltissimo. Mi ha dato fiducia e ha creduto nelle mie capacità forse più di me. Nel suo atelier ho imparato come si crea una collezione e tutte le fasi di produzione.
Sono stati mesi duri e intensi che ricordo però con molto piacere.
C’è qualcuno a cui ti senti di dire grazie per aver permesso che arrivassi fino a qui?
Oltre a lei dico grazie a me stessa e alla mia testardaggine senza la quale non sarei dove sono oggi.
Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?
Direi di studiare molto, essere sempre aggiornate e poi trovare il proprio modo di provarci. Darsi degli obbiettivi a breve termine e misurabili aiuta molto. La passione spesso non basta, per emergere.
E nemmeno il talento. Ci sono artigiane molto più brave di me e creativi molto più visionari che magari non sono riusciti a trasformare la loro passione in lavoro.
Ci vuole tanta tenacia, personalità e un pizzico di fortuna.

Dai tuoi post traspare la voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?
Per me è fondamentale conoscere le mie clienti. Molte sono diventate anche amiche perché mi seguono dagli inizi. Amo chiedere loro consigli e amo raccontare loro i miei pensieri e condividere con loro i miei progetti. Io esisto grazie a loro.
C’è un capo al quale sei particolarmente legata? Magari perché lo hai realizzato in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.
Non c’è una singola creazione a cui sono legata. Le amo tutte. Forse deve ancora essere creata quella che mi farà perdere la testa del tutto. Un progetto invece al quale tengo molto è quello dei capi personalizzati con i miei valori anarchici.
Sono in fase di produzione felpe, magliette e shopper per diffondere il più possibile quello in cui credo.


