Le interviste

A tu per tu con l’avvocato con le stoffe nel cuore…

Abbiamo fatto qualche domanda a Sara, protagonista della settimana di donneinstoffa con la sua “Sartoria Sovversiva”. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei e della sua attività imprenditoriale? Buona lettura!

Qualche parola per descriverti.

Sono Sara, 42 anni di Ferrara. Ho svolto per 15 anni la libera professione come avvocato, occupandomi di diritto penale, del lavoro e bancario. Ad un certo punto, mi sono accorta che non ero felice e che, probabilmente, quella non era la mia strada.
Mi sono iscritta ad una scuola di moda e ho conseguito il diploma di stilista e modellista sartoriale. 
Nel 2017, ho finalmente deciso di seguire la mia passione per tutto ciò che è creativo (fotografia, arte, moda) e ho creato il brand Sartoria Sovversiva.

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

La mia passione per l’handmade nasce dalla volontà di allontanarmi dalla proposta della grande distribuzione, che ci vuole tutti uguali, tutti omologati, standardizzati, obbedienti a modelli non realistici;
dal bisogno di rallentare i ritmi, di rispettare l’ambiente, di evitare gli sprechi del fast fashion, di acquistare meno e meglio, di acquisire consapevolezza del sè;
dal desiderio di esprimere personalità e stile anche attraverso la propria immagine. 
Non ultimo, dalla difficoltà di trovare capi adatti alla mia fisicità curvy.
Il mio percorso è iniziato come un hobby. Dapprima realizzavo abiti solo per me, poi per le amiche. Poi, pian piano, è diventato un lavoro.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Il mio è un percorso di cambiamento profondo. Dapprima dentro e poi fuori. La difficoltà è stata quella di abbandonare un percorso già avviato e definito (studio professionale in proprio) per seguire una strada nuova che, però, mi ha portata ad avvicinarmi di più alla mia vera natura.
Lo scoglio è stato quello di confrontarmi con i luoghi comuni, con lo stereotipo secondo il quale esistono lavori di serie A e lavori di serie B.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Le mie collezioni e i miei capi sono pensati per le donne, per essere utilizzati sempre, senza stancare, proprio perché non seguono le ultime tendenze ma mirano ad esprimere lo stile di ognuna.
Scelgo tessuti piacevoli da utilizzare, semplici da portare e di facile manutenzione, per rispondere alle esigenze delle donne, sempre prese da mille cose ma che vogliono sentirsi bene nei propri panni, in ordine e femminili. 
Adoro i colori, le fantasie, i contrasti e cerco di prendere quantitativi limitari di tessuto, per mirare il più possibile a realizzare pezzi unici. Non indosso e non creo quasi mai nulla di nero.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Quello che stiamo vivendo è un mondo social. È proprio grazie ai social, soprattutto instagram, che riusciamo a creare connessioni, a ridurre le distanze. 
Il mio è quello che oggi si definisce personal brand. Sartoria Sovversiva sono io. Sono gli abiti che indosso nella vita di tutti i giorni, i tessuti che porto volentieri, i colori che amo.
Ed è così che mi pongo. Ci metto la faccia, propongo quello in cui credo, come farei con le mie amiche.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

I percorsi sono tutti molto diversi e non è facile dare consigli. L’unica cosa che posso dire è che bisogna essere molto preparati nella tecnica e non improvvisarsi. E poi, naturalmente, crederci e non aver paura di esprimere se stessi. 

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Credo molto nella collaborazione tra donne, nel sostegno reciproco e nel network femminile. In passato, ho collaborato con alcuni negozi e non escludo di poter ripetere l’esperienza in futuro.

C’è una creazione al quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Non c’è un capo che amo più degli altri. I miei abiti e i miei capi sono tutti dedicati alle persone che mi stanno attorno o a persone che sono state importanti per me o che mi hanno ispirato il capo.

Le storie

L’avvocato con le stoffe nel cuore: la storia della “Sartoria sovversiva”

“Che mira al rovesciamento dell’ordine costituito”. È questa, cercando su un qualsiasi dizionario, la definizione dell’aggettivo “sovversivo”, aggettivo dal quale parte e si concretizza la storia che donneinstoffa vi racconta questa settimana, la storia di Sara e della sua “Sartoria sovversiva”.

Ferrara, cuore dell’Emilia. È qui che nasce e cresce la nostra protagonista. È qui che Sara si laurea in giurisprudenza e diventa avvocato, per la sicurezza di un posto di lavoro e perché, in fondo, agli occhi degli altri è una professione che sa tanto di prestigio, di qualcuno che ce l’ha fatta. Quindici anni tra diritto penale, del lavoro e bancario; quindici anni di felicità cercata ma probabilmente mai trovata, perché la testa è altrove, verso la sua vera passione: la sartoria.

E allora, si cambia. Si lasciano le sicurezze per un percorso di incertezze, partendo da una scuola di moda dove poter acquisire il diploma di stilista e modellista sartoriale. Tanto studio e sacrificio per arrivare all’obiettivo: è così che nel 2017 nasce il brand “Sartoria sovversiva”, un progetto imprenditoriale che punta al rovesciamento dei canoni tradizionali imposti dalla grande distribuzione, proponendo idee cucite su misura per le esigenze più diverse tra loro.

Dalla toga alla macchina da cucire seguendo sempre le tendenze del momento, in un mondo che cambia alla velocità della luce. Il rapporto con le clienti e le colleghe guidato dalla solidarietà femminile, da uno spirito di collaborazione tramite legami che mirano al sostegno reciproco, all’espressione di un modello di donna che possa sentirsi a proprio agio con gli abiti che indossa ogni giorno.

È una storia di cambiamenti radicali questa, tanto interiori quanto esteriori. È un racconto che fa riflettere sul coraggio di prendere delle decisioni, soprattutto quando pesano come macigni. Ci ha detto tanto di lei e delle trasformazioni messe in atto nel corso degli anni, Sara. Sono parole che, se vorrete, vi aspettano venerdì 14 giugno sempre qui, sul blog di donneinstoffa.

Qui sotto, intanto, vi lasciamo i contatti della nostra protagonista e della sua “Sartoria sovversiva”.

Sara Bertelli – Sartoria sovversiva

www.sartoriasovversiva.it

Instagram: www.instagram.com/sartoriasovversiva

Facebook: www.facebook.com/sartoriasovversiva

Le interviste

A tu per tu con la creativa che pensava ad Alice…

Abbiamo fatto qualche domanda a Marika, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “Le cose di Mariviglia”. Ci ha detto tanto di lei, lo condividiamo con voi come sempre. Buona lettura!

Qualche parola per descriverti.

Mi chiamo Marika, ho 40 anni e sono mamma di due bellissimi bimbi, una femmina di 10 anni e un maschio di 8. Abito a Rubano un comune a 7 km dalla città veneta di Padova, in una casa bianca con i vetri all’inglesina circondata dal verde. Amo la natura, gli animali (soprattutto il mio micione Romeo), la vita semplice della campagna Veneta fatta di sapori semplici, animali di campagna e profumo di fiori e natura, e tutto ciò influisce e si rispecchia nelle mie creazioni semplici e campagnole. Non mi definisco una sarta ma una creativa in quanto totalmente autodidatta e perché alla perfezione preferisco il tocco creativo. Ho iniziato a creare abiti per me e per i miei figli qualche anno fa e da quest’anno su richiesta per le persone che si affidano a me per avere un capo fatto a mano per sé o per i suoi bimbi. Quando riesco partecipo a mercatini di creativi nella mia zona. Ho tantissime stoffe tutte colorate non amo i colori neri o troppo scuri perché amo la vita a colori come la natura. Creo a sensazione lavorando il progetto dalla mia testa normalmente partendo dal tessuto scelto.

Come è nata la passione per la sartoria? In che modo e quando hai deciso di renderla una vera e propria attività imprenditoriale?

La mia non si può definire per il momento un’attività imprenditoriale in quanto artigiana che lavora in casa, ma spero piano piano di poter riuscire a realizzare il mio sogno di aprirmi una piccola bottega fatta di pezzi unici, stoffe, libri e oggetti del passato.

La mia nonna è stata la mia prima insegnante guardandola cucire con la sua Singer nella sua casa di campagna quand’ero una bambina.

“Le cose di Mariviglia” deriva da un misto tra Alice nel paese delle Meraviglie e me, il suo mondo colorato e magico dove tutto è possibile mi rappresenta.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Momenti duri ci sono tutti i giorni perché sono all’inizio e perché non è facile riuscire a farsi capire e apprezzare in un mondo dove le grandi aziende e i grandi marchi la fanno da padrona.

Come scegli tessuti e materie prime per i tuoi abiti?

I tessuti li compro on-line secondo il mio gusto, mentre per mercerie, pizzi e altro mi recò nelle mercerie della zona con la mia bicicletta.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Il rapporto con in media e con in Instagram non è facile in quanto quello che creo parla di me e non è semplice trasmetterlo alle persone che fanno anche difficoltà a fidarsi ma il mio obiettivo è messaggio è quello di farsi noi la nostra moda vestendoci secondo il nostro gusto senza farsi condizionare, con originalità.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Il mio consiglio è quello di provarci, ascoltarsi e mai rinunciare perché ci vuole costanza e fatica ma poi le soddisfazioni arrivano e se non arrivano crei per te stessa che sei il tuo primo veicolo di moda originale.

C’è un capo al quale sei particolarmente legata? Magari perché lo hai realizzato in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante

La gonna Anna, una gonna dedicata alla mitica Anna Magnani: una gonna semplice, comoda, elegante e pratica per muoversi in bici come facevano tutti i giorni le donne normali degli anni 50. Ma anche la camicetta Fly con gilet, una camicetta dallo stile country – boho che può essere sia a manica lunga che a mezza manica, uno stile fresco e campagnolo che ti fa sentire libera e leggera abbinabile sia al jeans che ad una gonna in Coordinato con il gilet. Per essa prediligo tessuti leggeri in mussola, sangallo, lino o batista di cotone.

Le storie

La creativa che pensava ad Alice: la storia di Le cose di Mariviglia

1865. Lewis Carrol pubblica il suo romanzo dal titolo “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie”, storia di una ragazza e delle sue mille disavventure in un mondo fatto di paradossi, di illusioni magiche e totalmente fantasiose, frutto della creatività dell’autore. Creatività in cui si rivede Marika, 40 anni, di un piccolo paesino alle porte di Padova che 150 anni dopo quella pubblicazione di Carrol fonda il suo “Le cose di Mariviglia” e questa settimana è la protagonista portata in scena dal team di donneinstoffa.

Perdersi tra stoffe e colori, ritrovarsi in un mondo di creatività, di passioni così forti da stravolgere l’ordine delle cose, da modificare le priorità di tutti i giorni. L’amore per la natura, per gli animali e i colori si riversano nelle creazioni di Marika, creativa – e non sarta – che pian piano spera di poter trasformare questo amore indiscusso per tessuti e bottoni in una vera e propria attività lavorativa.

Il gusto personale ad ispirare la scelta dei tessuti, la ricerca nelle mercerie della provincia veneta per pescare le stoffe più originali e soprattutto colorate, perché la vita va vissuta a colori e non in bianco e nero, proprio come dice la stessa Marika, magari pensando alla Singer della nonna che da bambina ammirava mentre cuciva prestando attenzione al minimo dettaglio.

Le difficoltà, di certo, non mancano. Capire e farsi capire da chi si ha di fronte è l’aspetto peggiore dell’attività della nostra protagonista, una donna combattiva che va oltre questi momenti di sconforto passeggeri.

Andare avanti, inseguire i propri sogni perché prima o poi le soddisfazioni arriveranno. Ci ha insegnato questo la storia di questa settimana, una storia che continua e che porta sotto i riflettori la stessa Marika che, con le sue parole raccolte in un’intervista per donneinstoffa, vi aspetta qui sul nostro blog venerdì 7 giugno.

Intanto, come sempre, vi lasciamo i contatti della nostra protagonista, in modo da poter curiosare nel suo mondo, il mondo di “Le cose di Mariviglia”.

Le cose di Mariviglia – Marika Sgarbossa

Facebook: www.facebook.com/mariviglia

Instagram: www.instagram.com/lecosedimariviglia

Le interviste

A tu per tu con la ragazza che ama la carta…

Abbiamo fatto qualche domanda a Federica, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “La Toppa”. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato? Buona lettura!

Qualche parola per descriverti.

Sono Federica, ho 24 anni, vivo a San Benedetto del Tronto, una splendida città marchigiana che si affaccia sul mare. La creatività ha sempre fatto parte di me e ho sempre avuto le mani impegnate sin da piccolina!Sono una persona molto sensibile e attenta ai particolari e in un contesto in cui ormai tutto ruota intorno alla comunicazione visiva, cerco sempre di ricordare l’importanza di un approccio multisensoriale alla realtà. Ho una passione sfrenata per la tipografia e la grafica e mi definisco una paper lovers: conosco qualsiasi tipologia di carta e adoro esprimermi con tutti i sensi che ho a disposizione, con l’obbiettivo di sorprendere!Sono convinta che la bellezza e l’unicità delle cose si trova proprio nei piccoli dettagli, e nell’avventura della Toppa curo ogni sfumatura in maniera quasi maniacale.Adoro la fotografia, la natura e i colori. Amo viaggiare e condividere con gli altri le mie passioni.Nella vita sono una designer e insieme al mio ragazzo Davide siamo LaToppa.

Come è nata la passione per la sartoria? In che modo e quando l’hai resa una vera e propria attività imprenditoriale?

Ho sempre avuto un forte interesse verso il fashion design, e la sartoria mi ha sempre appassionato! Sono affascinata dal meccanismo per il quale un’idea che vaga per la testa possa diventare poi un qualcosa di reale e tangibile. Ed è proprio ciò che accade nella sartoria! Penso di essermi innamorata veramente a questo mondo, grazie ad un corso all’università tenuto dal professor Crisiano Toraldo di Francia: dovevamo realizzare un abito che rompeva gli schemi e che ci rappresentasse. Non è stato facile ma è stato proprio da quel momento che ho iniziato a cimentarmi con ago e filo. Oggi curo la direzione artistica de LaToppa ed è bellissimo quando la tua attività imprenditoriale coincida con la tua più grande passione!

Le toppe come elemento distintivo della tua attività. Come si è sviluppata questa idea e quanto è importante la ricerca dei tessuti per realizzare le t-shirt?


E’ buffo dirlo ma è iniziato tutto un po’ per caso: il mio ragazzo decise di decorare alcune sue vecchie t-shirt bianche per renderle più accattivanti e, approfittando di alcuni foulard scoperti nel baule di sua nonna, mi fece cucire quei vecchi tessuti creando dei patchwork a forma di taschino. Una volta indossate, molti dei suoi amici dimostrarono subito un forte interesse per le sue “nuove” maglie e fu così che decidemmo, spinti dalle loro estenuanti richieste, di realizzare una prima piccola collezione a loro dedicata. Non ci bastavano però i consensi di parenti e amici e, spinti dalla voglia di conoscere ciò che pensavano gli altri riguardo i nostri prodotti, abbiamo deciso di spedire le nostre t-shirt a tutto il team di Radio Deejay e in particolare a Linus e Nicola Savino. Da loro fan sfegatata quale sono, non mi sarei mai aspettata di vedere una mia creazione indossata e pubblicizzata in TV proprio da Linus nel programma Deejay Chiama Italia! Impossibile dimenticare la gioia di quella mattina del 16 Novembre 2016. Da quel momento in poi ho iniziato a credere veramente e fortemente nel progetto de LaToppa, che di lì a poco sarebbe divenuto un vero e proprio lavoro. Le stoffe, ormai l’avrete capito, sono la sostanza del nostro progetto: fin dal momento della nostra nascita siamo immersi nel fantastico mondo dei tessuti di cui, ancora oggi, siamo follemente innamorati. La nostra ricerca ci ha spinti sempre più lontano: Parigi, Londra, New York e San Francisco sono solo alcuni dei luoghi visitati da cui abbiamo scoperto tessuti con incredibili storie da raccontare. Questi, scelti e reinterpretati dai nostri clienti, riescono a conferire unicità ai nostri prodotti.

Collaborare con le colleghe, trarre ispirazione dal lavoro altrui. In che misura ritieni questi due elementi rilevanti per il tuo lavoro?

Il confronto in questo lavoro è fondamentale. Collaborare con chi naviga con te in questo fantastico mondo ti aiuta a crescere e a capire quali sono le scelte giuste da fare. Ho sempre creduto nella contaminazione di idee e non riesco a non condividerle con chi mi sta intorno. Trarre ispirazione dal lavoro altrui credo sia il complimento più bello che una persona possa fare ad una collega e avere un confronto leale e sano con chi fa il tuo stesso mestiere non può che arricchirti.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Il momento più duro è stato convincere gli altri che questo “gioco” poteva diventare un vero e proprio lavoro. Sono stata la prima a crederci e grazie al supporto di Davide, oggi tutti sono fieri e orgogliosi di ciò che abbiamo creato.

Dai tuoi post traspare la voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Il rapporto con il cliente è importantissimo! Chi decide di acquistare i miei prodotti si fida di me e crede nel mio progetto e il mio obbiettivo rimane sempre quello di non deludere mai! La soddisfazione più grande è vedere che le mie creazioni rendono felici le persone che le indossano e non c’è cosa più bella nell’essere considerata dal cliente un “porto sicuro” dove può tornare e ritornare più volte senza mai rimanere deluso.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Non abbiate paura di buttarvi e di tentare… Niente è impossibile, basta solo credere in quello che si fa e avere sempre un obbiettivo da raggiungere, cosi tutto sarà più facile!

Le storie

La ragazza che ama la carta: la storia di “La Toppa”

Ricercare la perfezione, curare ogni minimo dettaglio, scegliere con cura le stoffe con cui impostare un nuovo progetto, una nuova t-shirt: c’è questo e tanto altro nella storia che donneinstoffa racconta questa settimana, la storia di Federica e del suo “La Toppa”.

“Perché indossare una semplice t-shirt bianca? Mettici una Toppa!” è il motto dell’attività di Federica, 24 anni, designer di San Benedetto del Tronto. Una donna in stoffa accompagnata nel suo percorso da Davide, compagno nella vita personale e professionale. Un’attività che nasce per caso, per dei foulard trovati in un vecchio baule della nonna che diventano patchwork perfetti per decorare delle semplici t-shirt bianche rendendole più accattivanti.

La fotografia, i colori, la natura e i viaggi. Tanti viaggi: da Parigi a San Francisco passando per Londra e New York sempre alla ricerca di nuovi stimoli, di nuove idee utili alla propria attività. Raccontare le stoffe, riconoscerne la qualità per garantire un prodotto al cento per cento artigianale, frutto di un lavoro mosso dalla passione per i tessuti e per la carta, tanto da definirsi una “paper lovers”, una ragazza che adora qualsiasi tipo di carta.

Confrontarsi con i colleghi, collaborare per crescere instaurando rapporti di reciproca stima e ammirazione. Dare la giusta attenzione ai clienti per ripagare la fiducia riposta nelle mani della ragazza che realizzerà le t-shirt con il prezioso dettaglio di una toppa, una toppa sempre diversa e sempre cucita rigorosamente a mano.

I successi, la condivisione di momenti di gioia ma anche di difficoltà con il suo ragazzo, la nascita della passione per questo mondo, il mondo dell’artigianato applicato al settore moda: ci ha raccontato tanto di lei e del suo progetto, Federica. Sono parole che ci hanno colpito e che, se vorrete, vi aspettano venerdì 24 maggio sempre qui, sul blog di donneinstoffa.

Qui sotto, intanto, vi lasciamo i contatti della nostra protagonista in modo da poter curiosare nel suo mondo, il mondo di “La Toppa”.

Federica Palestini – “La Toppa”

www.latoppatshirt.it

Instagram: https://www.instagram.com/_latoppa_/

Facebook: www.facebook.com/latuatoppa

Senza categoria

A tu per tu con la matematica con ago e filo…

Abbiamo fatto qualche domanda a Chiara, protagonista della settimana di donneinstoffa. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato? Buona lettura!

Qualche parola per descriverti.

Sono una persona solare e attiva; non so stare senza fare nulla (quindi forse anche iper-attiva!). Ho anche un grande senso del dovere, a volte forse troppo. Ho sempre avuto molti interessi e (a parte alcuni periodi di “sacrifici”) riesco a portarli avanti con costanza. Sono molto decisa, talvolta testarda, ma allo stesso tempo mi pongo tante domande ed ho tanti dubbi, spesso senza esternare eventuali disagi; solitamente trovo le risposte nelle mie sensazioni e nelle mie emozioni. E le seguo, costi quel che costi!

Come è nata la passione per la sartoria? In che modo e quando l’hai resa una vera e propria attività imprenditoriale?

La passione per la sartoria è nata l’ultimo anno delle superiori, ma come hobby. Una volta iniziata l’università a Bologna, ho deciso di avvicinarmi a questo mondo, frequentando per qualche ora un atelier e realizzando qualcosa per me. Il mio ragazzo mi ha regalato la macchina da cucire e mi sono buttata! Poi però questo corso non mi ha appagato più: io volevo diventare completamente autonoma ed imparare a realizzare i miei cartamodelli! Quindi  ho trovato un corso annuale (della durata di più anni; lo sto ancora frequentando e sono al terzo livello!) organizzato dall’Associazione Cucito Cafè, e mi sono iscritta mentre ho frequentato la Magistrale in Didattica della Matematica. Non sapevo bene che cosa avrei fatto in futuro, ma l’idea di insegnare matematica non mi dispiaceva, anche se non era il mio “sogno nel cassetto”. Poi però la magistrale l’ho trovata molto povera di contenuti e deludente, ed in contemporanea la scuola sartoriale mi stava dando grandissime soddisfazioni. Ho iniziato a postare foto sui social con le mie realizzazioni e così sono arrivate le prime richieste. Ho scoperto che cucire cose per gli altri mi appassionava tanto quanto cucire per me! Ed in quel momento ho capito e deciso che sarebbe diventato il mio lavoro. Nel frattempo, con un po’ di fatica ma tanta grinta, ho terminato la Magistrale; mi sono laureata questo Dicembre. A Gennaio ho lanciato il mio sito web www.chiaracascioli.com ed ho aperto Partita Iva. Così sono diventata una piccola imprenditrice!

Come è nata questa passione e che cosa c’entra con la matematica, ancora non lo so di preciso. C’è tanta matematica e logica dietro un cartamodello. Sicuramente uno dei motivi per cui ho iniziato è che quello che trovavo nei negozi non soddisfaceva le mie aspettative, e da lì è iniziata la necessità di crearmi dei capi di abbigliamento come li volevo io. Però non credo sia stato solo quello il motore di tutto… forse un giorno lo capirò e capirò anche cosa lega tutto questo alla matematica, ma non è così importante. Mi fa stare bene e questo basta!

Bologna, la laurea in matematica ma la passione per la sartoria. Quanto è stato difficile rivoluzionare la tua vita per dedicarti a ciò che ami davvero e quanto sono state importanti le persone a te care in questo percorso?

Per me stessa non è stato difficile. È stato come un fulmine a ciel sereno; ero alla ricerca di una strada per il mio futuro, ed è arrivata la risposta. Come ho già detto sopra, mi fido molto delle mie sensazioni e sapevo che, seguendole, sarei stata felice! Mi ha aiutato tantissimo il mio ragazzo; da lui ho sempre trovato sostegno e conforto ed ha sempre creduto in questo progetto sin dall’inizio, infatti la macchina da cucire è stato il primo regalo di compleanno che mi ha fatto. Quindi forse lui l’aveva capito prima di me!

Il difficile è stato più che altro fare accettare questa cosa ai miei genitori; non perché non gli andasse bene che io facessi questo nella mia vita, assolutamente. La loro credo sia stata più che altro paura; la vita da piccolo imprenditore non è semplice, bisogna crearsi la propria strada, e dall’altra parte avevo una prospettiva da “lavoro fisso/statale”, quindi stipendio sicuro. Ma io non mi sono fatta abbattere e piano piano hanno accettato; ed è proprio in questo momento che è nato uno dei miei hashtag iconici #mammavogliocucire. E l’ho convinta con successo!

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Diciamo che ce ne sono stati parecchi… Sicuramente convincere i miei genitori non è stato semplice. Abbiamo avuto anche molte discussioni, ma con pazienza sono riuscita nel mio intento ed ora sono felici per me.
Un altro momento duro è stato l’ultimo periodo di università, quando mi mancavano pochi esami. Non ce la facevo più, io volevo cucire e invece dovevo stare a studiare! Sono stata molto tentata di smettere. Ma poi ho capito che non avrebbe avuto senso, e che comunque la matematica (e la scienza in generale) mi piace e fa parte di me (infatti spesso mentre lavoro, invece di ascoltare musica ascolto trasmissioni o podcast che trattano di argomenti scientifici –medicina, chimica, astrofisica…). Quindi mi sono rimboccata le maniche e ho dato gli ultimi esami. Ma non ho messo da parte il lavoro, nossignore. Mezza giornata studiavo e mezza lavoravo. Ho trovato il mio equilibrio e sono arrivata in fondo!
Infine, diciamo che ora non è un periodo facilissimo. Sono felice e sto lavorando parecchio, ma all’inizio è molto difficile gestire un’impresa, anche se piccola. Bisogna fare i conti con tante cose: con le tasse in primis, bisogna fare un business plan, darsi degli obbiettivi, essere costanti, non farsi abbattere dai fallimenti (che sono sempre dietro l’angolo), sapersi organizzare, … Insomma, non si stacca mai la testa!

“Life is too short to wear boring clothes” leggiamo sui tuoi social. Divertirsi lavorando e mettere a proprio agio le clienti con i capi che realizzi possono considerarsi motori trainanti della tua attività?

Esattamente, avete azzeccato il punto! Io amo fare questo lavoro perché mi piace realizzare un capo di abbigliamento che rispecchi e valorizzi la persona che lo indossa. Mi piace dare vita ai desideri delle mie clienti, mi piace consigliarle. In poche parole, devono sentirsi uniche! Ed infatti, un altro degli hashtag iconici che uso sempre è #beyounique.

Dai tuoi post traspare la voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Per me è importantissimo. Spesso non si tratta solo di cucire un abito, ma di ascoltare le necessità di una persona. Un rapporto basato sulla fiducia ed il rispetto reciproco, che permette a me di lavorare bene e alla cliente di sentirsi appagata, ascoltata, coccolata.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

La sartoria ha bisogno di tempo; si impara facendo. Che sia una passione che avete per hobby o che vogliate farne il vostro lavoro, non abbandonatela! La migliore terapia per la mente è creare qualcosa con le mani.

Le storie

La matematica con ago e filo: la storia di Chiara Cascioli

Cambiare strada, abbandonare la via maestra per inseguire un sogno. Capire di voler dare una svolta alla propria vita stravolgendola, lasciandosi alle spalle quanto costruito in anni di studio sui libri: è una storia particolare quella che donneinstoffa porta in scena questa settimana, è la storia di Chiara, la matematica che ama stoffe e bottoni.

Bologna, città universitaria. È qui che Chiara, come tanti altri ragazzi, arriva nel 2012 per studiare Matematica. Numeri, numeri e ancora numeri: ma qualcosa non la convince. Il mondo della sartoria, all’inizio, è solo un ottimo passatempo tra un esame e l’altro. La laurea chiama e Chiara risponde presente ben due volte diventando dottoressa magistrale in Didattica della Matematica.

La testa, però, è altrove, lontana dai numeri e sempre più vicina a quell’hobby che, grazie a qualche ora passata in un atelier, è diventato qualcosa in più. Il suo ragazzo, poi, le ha fatto un regalo speciale, un regalo per buttarsi senza “se” e senza “ma”: una macchina da cucire. Corsi su corsi per imparare, tanta dedizione e molto sacrificio per raggiungere un obiettivo preciso, realizzare quel sogno che da tempo ronza per i pensieri della nostra protagonista.

Tante difficoltà, tante voci a dirle che quella della sartoria non è la strada giusta per lei. Ma il cuore non sente ragioni, anche di fronte ai consigli delle persone che più ci sono vicine. Così, a gennaio del 2019, nasce il suo progetto imprenditoriale insieme ad un sito tutto suo, in cui si racconta e racconta le creazioni che ogni giorno realizza con le sue mani.

“La sartoria ha bisogno di tempo, si impara facendo”, dice Chiara, una donna forte e testarda che crede in tutto ciò che, giorno dopo giorno, ha costruito con la sua forza di volontà. Le sue parole, come sempre, le abbiamo raccolte in un’intervista che, se vorrete, vi aspetta venerdì 17 maggio sul blog di donneinstoffa.

Qui sotto, nell’attesa dell’intervista, vi lasciamo i contatti di Chiara, in modo tale da poter curiosare nel suo mondo, il mondo di Chiara Cascioli:

www.chiaracascioli.com

Facebook: www.facebook.com/chiaracascioliCC

Instagram: www.instagram.com/chiaracascioli

Le interviste

A tu per tu con la creativa ai tempi dei social…

Abbiamo fatto qualche domanda a Gaia Segattini, protagonista della settimana di donneinstoffa. Curiosi di sapere quello che ci ha raccontato della sua storia e di come è nato il suo brand? Buona lettura!

Qualche parola per descriverti.

Sono fashion designer dal 1994 e ho sempre lavorato su marchi giovani legati allo sport e alle tendenze street. Ho sempre avuto interesse per i fili conduttori ed i trend e dal 2007 ho cominciato a scriverne sui portali Condè Nast appassionandomi presto al fenomeno internazionale del nuovo artigianato. Mi piace ragionare creativamente su un progetto dall’ideazione iniziale fino alla sua proposizione finale, dalle foto alla comunicazione. Mi appassiono a quello che penso sia il mio target di riferimento fino, per curiosità ed empatia, a
fondermi con esso. Ho una curiosità e passione per le persone molto forte, percepisco le atmosfere e le passioni dietro gli oggetti, mi piace comunicare in modo leggero ed ironico ma mai superficialmente, connettere le persone e trovare punti di contatto fra situazioni e prodotti a volte molto distanti.

Come è nata la passione per la sartoria? In che modo e quando hai
deciso di renderla una vera e propria attività imprenditoriale?

Per il mio tipo di formazione ed esperienza professionale, ho sempre lavorato a contatto con modellisti, sarte, responsabili prodotto. Qui ho capito che i materiali, gli utensili sono disponibili per tutti, ma le persone che li utilizzano sono quello che fa la differenza. Ho passato sicuramente più pause pranzo a modificare una cucitura con le signore dell’ufficio prototipa che al ristorante con il capo di turno…forse non è stata una scelta furba dal punto di vista strategico, mi sono sempre sentita a disagio nelle situazioni che celebravano la moda come uno status symbol e non come il vero lavoro dentro i laboratori. Ho deciso di fondare il mio primo brand dopo tantissima riflessione ed un periodo di disaffezione per il settore provocato dalla delocalizzazione produttiva. Frequentando di nuovo i tanti laboratori italiani che con fatica si sono rimessi in piedi dopo la crisi ho capito che c’era di nuovo una chance per il Made In Italy.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?


Direi tutti gli ultimi 10 anni e non credo di esser stata l’unica. Una fatica psichica fortissima che se guardo tutta insieme non so davvero come ho fatto a sopportarla, non essendo più una ragazzina, con le spese che la vita adulta comporta, il sospetto con cui si guardava a tutto ciò che veniva fuori dal digitale, l’aver intrapreso un lavoro, quello della creazione di contenuti digitali per il nuovo artigianato, difficilissimo da capire e spiegare, la paura di non star facendo le scelte giuste. Per fortuna ho tenuto duro.

Come scegli tessuti e materie prime per i tuoi abiti?

Con i filati ho da sempre un rapporto molto empatico, li tocco, annuso, sono affascinata dalla composizione e dal mondo estetico che mi suggeriscono. Lavorando con filati di giacenza parto sempre dalla qualità e la possibilità di cartella colori, mi piace fare di necessità virtù e cerco di pensare ad utilizzi di buon senso ma con un tocco di ironia.

Da alcuni contenuti sulla tua pagina Instagram emerge lo spirito collaborativo con altre colleghe. Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Penso che sia importante la rete collaborativa al di là del sesso di appartenenza. Per me sono
sempre state più importanti le competenze e le attitudini. So di non dire forse una cosa troppo popolare ma non ho mai creduto alle unioni di categoria, più a quelle di intenti.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Direi fondamentale. Per anni ho raccontato il dietro le quinte, i segreti da addetta ai lavori, ho cercato sempre di essere onesta senza nascondere le fatiche e le cose che non vanno, ma sempre con gentilezza. Credo di aver conquistato una fiducia importante che negli anni ha fatto cambiare percezione dei prodotti e metodi di acquisto a molte persone che mi seguono, questa è la cosa di cui più vado fiera, specie perchè l’ho fatto sempre senza slogan modaioli e senza urlare o creare barriere. Questa fiducia mi ha permesso, oggi, di poter esporre il mio prodotto nella cornice migliore. Diciamo che ho preparato il terreno per anni, ma un terreno di cui hanno beneficiato oltre a me, tantissimi artigiani, per fortuna.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?


Di trovare una buona rete di partner, produttori, collaboratori, strutture. Confrontarsi, non aver paura di raccontarsi, di entrare nei laboratori invece che passare solo tempo su Instagram. E magari scoprire che di aziende che hanno bisogno di nuova linfa ne abbiamo anche sotto casa.

C’è un capo al quale sei particolarmente legata? Magari perché lo hai realizzato in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.


Il Bloom, il mio maglione con i fiori applicati sulle spalle, ha avuto 2 anni di genesi. Sembrano tanti ma non riuscivo a dedicarci del tempo continuativo e l’ho preso e lasciato tantissime volte. Nato dall’idea dei fiori in maglia infeltrita che avevo usato per l’installazione della vetrina Stefanel in Galleria Vittorio Emanuele a Milano durante la Fashion Week, volevo realizzare un maglione che fosse eterno, comodo e caldo come una tuta ma adatto anche ad una cena importante. Ho fatto mille prototipi con dei maglioni vintage in shetland prima di presentarmi, terrorizzata, al maglificio. Non hanno battuto ciglio, si sono fidati ed è nato tutto.

Le storie

La creativa ai tempi dei social: la storia di Gaia Segattini

Innovare, stare al passo coi tempi, saper comunicare per riscuotere successo, mettere in relazione persone, storie e realtà apparentemente distanti: può essere riassunta così la descrizione che vien fuori dalla storia che questa settimana donneinstoffa porta in scena per voi. La storia di Gaia e del suo “Gaia Segattini, Knotwear”.

Un gioco di parole ad indicare qualcosa che va oltre il convenzionale: significa proprio questo il brand “Knotwear” e porta con sé, ben stampata, la firma della donna che l’ha pensato, voluto e raggiunto. Gaia, genovese in terra marchigiana, non è solo una semplice sarta, anzi fashion designer: è anche blogger, consulente, Art director e coach. È una donna pragmatica, ormai con tanti anni di esperienza alle spalle – addirittura 25 – e con la consapevolezza di poter fornire qualità, dedizione e artigianalità a chi la sceglie per realizzare i propri abiti.

Sostenibilità, unicità dei prodotti e rispetto dei clienti sembrano essere i marchi di fabbrica del lavoro della nostra protagonista. Un lavoro che non si ferma alla realizzazione e che comporta fasi distinte, dalla progettazione alla vendita passando per il passo fondamentale rappresentato dalla comunicazione, mostrando il dietro le quinte per guadagnare la fiducia delle persone che andranno ad acquistare le creazioni prodotte.

Una donna forte, Gaia. Anche quando sembra tutto così in salita, in un mondo del lavoro che cambia alla velocità della luce e che richiede di continuare ad essere creativi anche ai tempi dei social. Una grande forza psichica, come la definisce lei, è l’unico modo per andare avanti, per non avere rimpianti delle proprie scelte e vedere uno spiraglio di luce in fondo ad un percorso pieno di insidie.

Una storia ricca di spunti quella di questa settimana. Il racconto di una donna che è riuscita a diventare punto di riferimento in un mondo di certo non facile come quello dell’handmade. Un intreccio di passione, voglia di mettersi in gioco e non fermarsi di fronte alle difficoltà quotidiane. Sono spunti che nascono dalle parole della stessa Gaia, parole che se vorrete potrete leggere venerdì 10 maggio, come sempre, qui sul blog di donneinstoffa.

Qui sotto, intanto, vi lasciamo i contatti della nostra protagonista in modo da poter immergervi nel suo mondo, il mondo di “Gaia Segattini, Knotwear”.

Gaia Segattini – “Gaia Segattini, Knotwear”

www.gaiasegattiniknotwear.it

www.gaiasegattini.com

Instagram: www.instagram.com/gaiasegattini.knotwear