Abbiamo fatto qualche domanda a Sara, protagonista della settimana di donneinstoffa con la sua “Sartoria Sovversiva”. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei e della sua attività imprenditoriale? Buona lettura!

Qualche parola per descriverti.
Sono Sara, 42 anni di Ferrara. Ho svolto per 15 anni la libera professione come avvocato, occupandomi di diritto penale, del lavoro e bancario. Ad un certo punto, mi sono accorta che non ero felice e che, probabilmente, quella non era la mia strada.
Mi sono iscritta ad una scuola di moda e ho conseguito il diploma di stilista e modellista sartoriale.
Nel 2017, ho finalmente deciso di seguire la mia passione per tutto ciò che è creativo (fotografia, arte, moda) e ho creato il brand Sartoria Sovversiva.
Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?
La mia passione per l’handmade nasce dalla volontà di allontanarmi dalla proposta della grande distribuzione, che ci vuole tutti uguali, tutti omologati, standardizzati, obbedienti a modelli non realistici;
dal bisogno di rallentare i ritmi, di rispettare l’ambiente, di evitare gli sprechi del fast fashion, di acquistare meno e meglio, di acquisire consapevolezza del sè;
dal desiderio di esprimere personalità e stile anche attraverso la propria immagine.
Non ultimo, dalla difficoltà di trovare capi adatti alla mia fisicità curvy.
Il mio percorso è iniziato come un hobby. Dapprima realizzavo abiti solo per me, poi per le amiche. Poi, pian piano, è diventato un lavoro.
Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?
Il mio è un percorso di cambiamento profondo. Dapprima dentro e poi fuori. La difficoltà è stata quella di abbandonare un percorso già avviato e definito (studio professionale in proprio) per seguire una strada nuova che, però, mi ha portata ad avvicinarmi di più alla mia vera natura.
Lo scoglio è stato quello di confrontarmi con i luoghi comuni, con lo stereotipo secondo il quale esistono lavori di serie A e lavori di serie B.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?
Le mie collezioni e i miei capi sono pensati per le donne, per essere utilizzati sempre, senza stancare, proprio perché non seguono le ultime tendenze ma mirano ad esprimere lo stile di ognuna.
Scelgo tessuti piacevoli da utilizzare, semplici da portare e di facile manutenzione, per rispondere alle esigenze delle donne, sempre prese da mille cose ma che vogliono sentirsi bene nei propri panni, in ordine e femminili.
Adoro i colori, le fantasie, i contrasti e cerco di prendere quantitativi limitari di tessuto, per mirare il più possibile a realizzare pezzi unici. Non indosso e non creo quasi mai nulla di nero.
Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?
Quello che stiamo vivendo è un mondo social. È proprio grazie ai social, soprattutto instagram, che riusciamo a creare connessioni, a ridurre le distanze.
Il mio è quello che oggi si definisce personal brand. Sartoria Sovversiva sono io. Sono gli abiti che indosso nella vita di tutti i giorni, i tessuti che porto volentieri, i colori che amo.
Ed è così che mi pongo. Ci metto la faccia, propongo quello in cui credo, come farei con le mie amiche.
Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?
I percorsi sono tutti molto diversi e non è facile dare consigli. L’unica cosa che posso dire è che bisogna essere molto preparati nella tecnica e non improvvisarsi. E poi, naturalmente, crederci e non aver paura di esprimere se stessi.

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?
Credo molto nella collaborazione tra donne, nel sostegno reciproco e nel network femminile. In passato, ho collaborato con alcuni negozi e non escludo di poter ripetere l’esperienza in futuro.
C’è una creazione al quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.
Non c’è un capo che amo più degli altri. I miei abiti e i miei capi sono tutti dedicati alle persone che mi stanno attorno o a persone che sono state importanti per me o che mi hanno ispirato il capo.




























