Le interviste

A tu per tu con la sarta che insegue la perfezione…

Abbiamo fatto qualche domanda ad Alessia, giovane protagonista della settimana di donneinstoffa. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei e del suo “Aloba”? Buona lettura!

Chi sei? Qualche parola per descriverti.

Mi chiamo Alessia Cantarini in arte ALOBA (esclamazione messicana per esprimere meraviglia) sono nata e cresciura ad Osimo, una cittadina dalle morbide colline e la storia antica in provincia di Ancona ed ho 24 anni. Sono una ragazza molto testarda e determinata, difficilmente mi arrendo! sono una perfezionista, nessun capo creato da me esce dal mio laboratorio se non è perfetto al 100%.

Tutto quello che creo è ispirato da quello che mi circonda, Nella vita ho sempre preferito la semplicità e le linee pulite al caos e metto il cuore in tutto quello che faccio, anche se è una frase fatta mi rispecchia a pieno perché dietro a ogni capo ce tutto il mio amore, le gioie e I dolori che provo nel farlo.

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

Provengo da una famiglia di artigiani e specialmente Mia nonna è una sarta rinomata nella mia zona poiché lavorava per una famiglia reale, quindi sono sempre stata a contatto con questo mondo e sin da piccola ho sempre realizzato qualcosa con le mie mani che fosse stato un abito per carnevale, la collanina da regalare all’amica o un dipinto! Terminati gli studi con indirizzo moda e costume, sono stata da mia nonna a imparare l’arte del cucito per affinare le mie tecniche e dopo vari tentativi lavorativi ho deciso di intraprendere la strada dell’handmade che per me è sempre stata una vera e propria passione. Sono all’incirca poco più di 4 anni che mi trovo su Instagram a esporre i miei lavori ed è stata una cosa inaspettata per me perché mai avrei pensato che quello che creavo potesse piacere anche ad altre persone.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

le difficoltà più grandi per me sono dovute l’imprevedibilità del mio lavoro, sono una persona che progetta tutto per tempo mentre questo lavoro non te lo permette, solo col tempo ho imparato che non posso controllare tutto ma che devo fidarmi anche degli altri e non contare solo sulle mie forze.

Sicuramente i momenti di sconforto più grandi sono quando un capo che realizzo non esci nel tuo stato finale come me lo immagino prima di iniziarlo!

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Per quanto riguarda i tessuti e i materiali mi affido a dei fornitori di fiducia dove so che posso trovare la massima qualità da offrire alle mie clienti, prediligo tessuti in fibra naturale e di aziende italiane, quando posso mi piace ricercare anche tessuti vintage magari di aziende note con fantasie e stampe particolari! Diciamo che la mia è una vera e propria passione per i tessuti Infatti un mio piccolo sogno nel cassetto sarebbe quello di poter aprire un negozio di tessuti perché quando sono in questi ambienti mi perdo e mi sento sempre felice.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Creare un rapporto di fiducia con il cliente è importantissimo nel mio lavoro non potendo arrivare a tutti i clienti di persona è importante far trasparire quello che è un capo realizzato a mano anche attraverso i social media. A me piace far notare nelle mie foto i particolari e le cuciture perché secondo me sono le cose che contraddistinguono un capo ben realizzato. lavorando molto con delle clienti che non sono della mia zona Mi piace poter offrire un servizio a tutto tondo Infatti seguo il cliente in modo che possa avere un capo realizzato su misura e a mano ma soprattutto che cada bene e che soddisfi ogni propria esigenza e ogni fisico perché secondo me il bello del mio lavoro è poter vestire da una XXS a una XXXL e far sentire a proprio agio Ogni donna nel suo corpo.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Alle donne e alle ragazze che hanno la mia stessa passione e che stanno intraprendendo il mio stesso lavoro il consiglio che voglio dare e di avere molta pazienza di non abbattersi di fronte alle difficoltà e che un lavoro preciso e meticoloso ripaga sempre.

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Io fortunatamente ho trovato più che delle colleghe delle amiche con cui posso confrontarmi quando ho difficoltà nel realizzare un modello o quando voglio un semplicemente un consiglio sul mio lavoro e questa cosa è davvero importante perché siamo sole fisicamente ma non ci sentiamo sole mentalmente, come ogni lavoro ha i suoi pro e contro e un contro è che si lavora principalmente da soli quindi avere delle colleghe con cui ti puoi confrontare anche se non sono vicino a te è importantissimo. L’handmade è una comunità in espansione non siamo molte noi artigiane, ci conosciamo quasi tutte ed è bello poterti aiutare a vicenda e sostenersi.

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Partiamo dal presupposto che ogni capo che realizzo per me è importante però ce n’è uno in particolare che per me è il più importante perché personalmente quello che Io indosso di più , si tratta della t-shirt con il cuore ricamato che poi è una delle t-shirt che è stata più apprezzata tra quelle che ho proposto , e questo cuore ricamato per me è stato il simbolo dell’amore che ho messo sempre nel realizzare i miei capi, la mia è praticamente sfinita perché la indosso ogni volta che posso e mi ha accompagnato anche in alcuni momenti speciali della mia vita.

Poi ogni abito da cerimonia che realizzo per me è sempre un piccolo sogno perché poi quando magari capita della mia taglia e lo provo su di me mi sento una principessa❤

Le storie

La sarta che insegue la perfezione: la storia di Aloba

La ricerca della perfezione come leitmotiv, la carica di una giovane ragazza come motore trainante di una macchina che cuce per passione, per professione e, probabilmente, per destino. È una storia che profuma di energia positiva quella che donneinstoffa vi racconta questa settimana: è la storia di Alessia e del suo “Aloba”.

“Aloba”, in Messico, significa meraviglia. Parte di qui la storia di Alessia, artigiana ventiquattrenne delle colline marchigiane; parte da una nonna che cuce per una famiglia reale e che trasmette la sua passione ad una nipote piccola ma con le idee ben chiare nella testa. Una nipote che cresce, che si avvicina alla macchina da cucire, che studia per inseguire il suo sogno da imprenditrice nel mondo della sartoria.

Le difficoltà sono tante, tra tutte quella di dover accettare l’idea di affrontare gli imprevisti della vita, quegli imprevisti che, a volte, fanno saltare i piani prefissati. Andare avanti, però, è l’imperativo, soprattutto quando si è giovani e le passioni sembrano quasi irrefrenabili. Nasce così, quattro anni fa, dalla testardaggine della sua fondatrice il progetto “Aloba”.

Un progetto con i tessuti di qualità al centro, con la dedizione della nostra protagonista in tutto ciò che fa per le proprie clienti, per quelle donne che devono sentirsi a proprio agio qualsiasi taglia indossino. Un progetto fatto di collaborazioni con amiche, più che colleghe e che guarda avanti raggiungendo le ragazze appassionate di sartoria attraverso i moderni social network.

È una storia con tanti spunti di riflessione, quella di Alessia. È il racconto sincero di una ragazza che ha inseguito il suo sogno e che non si è fermata davanti alle difficoltà quotidiane. L’abbiamo capito dalle parole della nostra protagonista: sono parole che abbiamo raccolto per voi e che, se vorrete, vi aspettano venerdì 23 agosto sempre qui, sempre sul blog di donneinstoffa.

Qui sotto, intanto, vi lasciamo i contatti di Alessia e del suo “Aloba”:

Alessia Cantarini – “Aloba sarta”

Instagram: www.instagram.com/aloba.sarta

Facebook: http://www.facebook.com/alobasarta

Le interviste

A tu per tu con la sarta dei bambini con il teatro nel cuore…

Abbiamo fatto qualche domanda a Valentina, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “Soffio di Scilla”. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei e della sua attività? Buona lettura!

Chi sei? Qualche parola per descriverti.

Mi chiamo Valentina, ho 28 anni e vivo in provincia di Bologna da quasi un anno. Sono mamma di un bimbo di due anni e sono fortemente attratta dall’arte in tutte le sue sfumature. Amo circondarmi di cose belle e di colore e per essere felice ho bisogno di rifugiarmi ogni tanto in mezzo al verde di qualche bel bosco e fare lunghe camminate e lasciarmi alle spalle la frenesia della vita di tutti i giorni.

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

Sin da piccola ho sempre amato creare oggetti di qualsiasi tipo con le mie mani, per Natale tutti sapevano che avrebbero ricevuto in dono un pezzo unico e fatto a mano da me. L’accademia di Belle Arti di Urbino mi ha aiutata ad affinare le tecniche e acquisire gli strumenti giusti per dare sfogo alla mia creatività, così dopo la specializzazione in costume teatrale ho lavorato nella sartoria del Teatro Rossini di Pesaro e lì mi si è aperto un mondo!

Dopo la maternità ho deciso che era giunto il momento di mettermi in gioco e provare a realizzare il mio sogno che finalmente aveva preso forma: realizzare abiti per bambini, che potessero raccontare delle storie, come tante comparse di una grande opera teatrale.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Ce ne sono tutt’ora di momenti duri. Non mi sento ancora completamente realizzata e penso che la strada sia ancora lunga. Ogni tanto mi domando se ho fatto la scelta giusta e a volte riuscire a far combaciare la mia vita di mamma a tempo pieno con la mia vita privata e lavorativa non è affatto facile, ma poi tornano le idee i nuovi progetti da sviluppare e realizzare che sono il mio motore e a volte incoscientemente non mi danno il tempo di pensare e mi fanno tirare dritto per la mia strada. Solitamente non sono quasi mai soddisfatta del risultato, ma probabilmente anche questo è un modo per non fermarmi mai e rimanere sempre in movimento alla continua ricerca di nuove idee.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Ogni capo ha una storia a sé come già detto per me gli abiti sono come il costume di un personaggio di una storia che io schizzo a matita su un blocco da disegno e poi vado a riportare sulla carta velina per i cartamodelli. A volte il difficile sta nel riuscire a trovare proprio il tessuto che mi ero immaginata, proprio in quella tinta. Trattandosi di capi per bambini, comunque prediligo sempre tessuti naturali che non diano fastidio a contatto con le loro pelli delicate, solitamente scelgo quasi sempre il cotone. L’impatto sull’ambiente è una tematica che mi tocca particolarmente da vicino e così come nella mia vita privata e domestica cerco di rispecchiare certi tipi di scelte anche sulla mia realtà lavorativa.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Direi che è fondamentale, perché sono loro a stabilire se ciò che faccio ha dell’attrattiva oppure no. È impossibile piacere a tutti, ma l’importante è riuscire a creare una rete di persone che ti seguono perché apprezzano il tuo lavoro, che entrano pian piano a fare parte delle storie che stai raccontando e sono curiosi di conoscerne gli sviluppi.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Di crederci e buttarsi. Se la passione è davvero forte nulla può fermarci perché noi donne quando vogliamo riusciamo a trovare una forza che nemmeno immaginavamo di avere. I problemi, gli ostacoli e le difficoltà ci sono senz’altro, ma alla fine non è forse una sfida superata a farci sentire più forti?!

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Ho collaborato con una ragazza che ha realizzato la grafica per un tessuto personalizzato che userò per la nuova collezione autunno-inverno. A volte noi donne pensiamo che nessun’altro sia in grado di fare qualcosa come la sappiamo fare noi, ma la grande forza sta proprio nel capire che non possiamo arrivare dappertutto e che se si uniscono le competenze e si fa un gioco di squadra senza remarsi contro e lasciando da parte le invidie, che per antonomasia sono donne, il prodotto finale sarà più completo, frutto di punti di vista differenti. Il lavoro così potrà solo trarne giovamento.C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Come per tutti i miei prodotti quando ne finisco uno, ci ho lavorato su per talmente tanto tempo che sono già con la testa sul prossimo, come lo è in questo momento per la mia nuova collezione invernale sulla quale sto mettendo tanto di personale, sarà veramente una storia raccontata su stoffa e il protagonista della mia storia neanche a dirlo sarà il mio piccolo Achille.

Questa volta però anche la mia collezione primavera estate continua a rimanermi nel cuore, forse perché anche in questa ho racchiuso tematiche che fanno parte di me. I colori e i profumi di una Provenza assolata visitata ormai parecchi anni fa hanno dato vita a dei capi che con materiali semplici e naturali come il lino e il cotone sono riusciti a raccontare questo mio viaggio. Immaginandomi dei piccoli quadretti bucolici tra ulivi, piante di limone e campi di lavanda, sono nati degli abitini per bimbi che senz’ altro sapessero apprezzare la bellezza della natura e la vita all’aria aperta. Ho deciso così di affidare a questi bambini dei messaggi, dipinti a mano sulle stoffe, per sottolineare l’importanza di prenderci cura della nostra Madre Terra. (non a caso la gonna a ruota da donna di questa stessa collezione è stata chiamata proprio “Mother Earth”)

Le storie

La sarta dei bambini con il teatro nel cuore: la storia di “Soffio di Scilla”

Saper far conciliare la vita di mamma e di artigiana, mettere in scena una rappresentazione teatrale, con gli abiti protagonisti di una storia semplice, legata alla natura, ai colori e ai profumi di tutti i giorni. È una storia che fa tornare alla mente ricordi d’infanzia quella che donneinstoffa racconta questa settimana: è la storia di Valentina e del suo “Soffio di Scilla”.

Lo spirito creativo, probabilmente, non s’improvvisa. Con la testa piena di idee, di sogni, di voglia di fare, ci si nasce e si cresce. Così come per Valentina, che da una bambina amante di stoffe e bottoni è diventata donna di 28 anni, mamma e sarta a tempo pieno, specializzata in costume di scena all’Accademia di Belle Arti di Urbino e amante dell’arte a trecentosessanta gradi.

Il suo “Soffio di Scilla”, nonostante il sempre amato mondo della sartoria, nasce solo nel 2017, dopo il periodo della maternità. Nasce con un’idea ben chiara: realizzare abiti per bambini, tante comparse di una grande opera teatrale, immaginata nella testa di Valentina e messa in scena con matite, bottoni e tessuti, meglio se naturali e semplici, come il cotone o il lino.

La sensazione di non essere mai soddisfatta del proprio lavoro come mantra, probabilmente stimolo continuo per far meglio, per realizzare quelle idee che si affollano nella mente di una donna determinata, felice solo quando riesce ad evadere dalla quotidianità, rifugiandosi nel verde dei boschi della provincia di Bologna.

Una storia che profuma di semplicità quella di questa settimana. Il racconto di una ragazza che crede fortemente nella forza femminile, così intensa da far correre dei rischi e di andare avanti anche di fronte a grandi difficoltà. Ci ha raccontato tanto di lei e del suo mondo, Valentina; sono parole che ci hanno fatto riflettere e che, se vorrete, vi aspettano venerdì 16 agosto sempre qui, sempre sul blog di donneinstoffa.

Qui sotto, intanto, vi lasciamo i contatti di Valentina e del suo “Soffio di Scilla”:

www.soffiodiscilla.it

Instagram: www.instagram.com/soffiodiscilla

Facebook: www.facebook.com/soffiodiscilla.it

Le interviste

A tu per tu con la ragazza che ha saputo rinascere…

Abbiamo fatto qualche domanda ad Alessandra, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “La stanzetta del riciclo”. Ci ha detto tanto di lei e della sua attività, buona lettura!

Chi sei, qualche parola per descriverti.

Mi chiamo Alessandra, sono una ragazza sarda di quasi 32 anni, sono geometra e tecnico in bioedilizia. Anche se ho lavorato in questo settore per pochissimo tempo posso dire che i miei studi si rendono utili ogni giorno quando disegno i cartamodelli dei miei accessori. Sono un’amante della natura, degli animali e della vita all’aria aperta. Sono cresciuta come heidi, davo il cibo alle mie caprette prima di andare a scuola! Sono una musicista dall’età di sei anni e ancora considero la musica la mia più grande passione.

Come è nata la passione per l’handmade? In che modo e quando hai deciso di renderla una vera e propria attività imprenditoriale?

La mia passione per il cucito nasce per caso e dal nulla a Gennaio del 2013. Dopo tre anni di lavoro come cameriera ho dovuto lasciare il posto di lavoro per motivi di salute e il periodo di riabilitazione è stato lungo e molto noioso. Non sono una persona che sa stare con le mani in mano e un giorno ho deciso di rifare un tutorial che avevo visto per caso su youtube, un fiore di stoffa cucito a mano. Dopo qualche giorno, ho rispolverato la macchina da cucire di mia madre, un modello vecchissimo ma in buono stato, nessuno l’aveva mai usata e a me sembrava un vero peccato. I tutorial su internet e la mia curiosità mi hanno portata ad imparare in fretta a cucire accessori sempre più complessi.
Ho imparato tutto da sola, provando, sbagliando, scucendo e riprovando. Durante i periodi in cui lavoravo ho dedicato meno tempo a questa passione ma senza mai abbandonare. Il cucito è sempre stato, da allora, il mio modo per rilassarmi, di sfogare la mia creatività.
Ad un certo punto ero stufa di passare da un lavoro ad un altro e così ho deciso di dedicare tutte le mie energie al cucito e così è nata la stanzetta del riciclo. La stanzetta era il luogo in cui avevo sistemato le mie macchine e il mio archivio di stoffe, era più che altro un ripostiglio senza finestra ma era il mio posto, il luogo in cui mi sentivo a mio agio.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Il momento più duro è stato quando ho iniziato a parlare della mia attività creativa alle persone intorno a me e nessuno sembrava prendermi sul serio, nessuno sembrava poter credere che il mio progetto potesse funzionare. Sembrava come se tutti volessero farmi cadere dalle nuvole ma io non stavo sognando. Per fortuna sono una persona testarda!

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

La scelta del materiale è la parte più difficile e divertente, qui entra un gioco la disponibilità e la solidarietà delle persone che mi conoscono sia di persone che via web.
Inizialmente parlavo a tutti coloro che incontravo del mio progetto chiedendo loro se avessero in casa anche solo un capo che non indossavano da tanto tempo e se avessero preferito donarlo a me piuttosto che gettarlo nel sacco dei rifiuti. Spiegavo che avrei usato quel capo per creare accessori unici senza buttarne via nemmeno un pezzo e così facendo, in poco tempo, ho riempito il garage di mio padre di jeans e camicie!

Ora faccio la stessa cosa tramite Instagram e facebook quindi i capi ma anche gli ombrelli e gli scampoli arrivano un po’ da tutta Italia.
Ma non solo i privati contribuiscono alla crescita della stanzetta. I campionari, per esempio, arrivano dalle mercerie e tappezzerie del mio paese che hanno da sempre appoggiato la mia idea, sono molto grata a tutti loro.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Penso sia molto importante creare un rapporto con chi mi segue. Il mio obbiettivo primario è divulgare l’importanza del riciclo, del riuso, del rispetto per ciò che ancora può avere uno scopo. La bellezza di realizzare tutto a mano sta anche nel poter far scegliere ai clienti ogni dettaglio, dar loro la possibilità di creare un accessorio unico seguendo i loro gusti e le loro esigenze. Molte persone hanno preso questo progetto come spunto di riflessione o come esempio per realizzare da se dei piccoli accessori con materiali di recupero e quando scelgono di rendermi partecipe del loro percorso non posso fare a meno di emozionarmi. Influenzare positivamente anche solo una persona per me è molto importante, in questi anni è successo più volte e ne vado fiera.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Alle donne che hanno la passione per il cucito, per il riciclo e l’artigianato vorrei dire di non dare mai per scontato il loro lavoro, di crederci e metterci tutto l’impegno possibile. La determinazione nel fare ciò che ci piace è la scelta migliore che possiamo fare. Io con la stanzetta del riciclo mi sono reinventata e sto avendo delle belle soddisfazioni, lo auguro a tutte le donne!

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Collaboro con artigiane che realizzano abiti sartoriali, loro mettono da parte per me i loro scampoli e periodicamente me li inviano tramite posta. È un gesto che io apprezzo molto e non così scontato come si potrebbe immaginare. Ci stimiamo a vicenda e secondo me è molto importante il supporto tra donne nel mondo del lavoro online e nella vita in generale. È essenziale.

C’è una creazione al quale sei particolarmente legata? Magari perché lo hai realizzato in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

L’accessorio al quale sono più affezionata è la shopper ombrello. Avevo conservato un mio ombrello rotto per anni, mi piaceva il colore e sapevo che prima o poi avrei trovato un modo per riusarlo. Ricordo ancora i pomeriggi d’estate nella stanzetta a disegnare il cartamodello, fare il prototipo, sdifettare il modello, riprovare l’ennesimo prototipo fino a che, finalmente, la shopper era proprio come l’avevo immaginata. Non volevo che ci fossero troppi scarti della tela, volevo poterla sfruttare al meglio e quando ci sono riuscita ero esaltata dalla soddisfazione. Sono uscita e ho cominciato a farla vedere a tutti come fosse un oggetto prezioso.

Le storie

La ragazza che ha saputo rinascere: la storia de “La stanzetta del riciclo”

Non riuscire a fermarsi, rifiutare l’idea di dover far nulla nella propria esistenza, anche quando di fronte a noi appaiono problemi più grandi di noi stessi, di quelli che vorrebbero imporci di rallentare e sconfiggerci. È una storia di coraggio, di voglia di fare senza frontiere, di rischi presi e di scelte da compiere in momenti delicati: è la storia di Alessandra, è la storia de “La stanzetta del riciclo”.

Una stanza senza finestre, un ripostiglio. Macchine da cucire, tessuti, bottoni, ago e filo. Tante idee e stoffe arrivano dal web, dallo scambio di messaggi e dalla generosità di chi dona quegli abiti che non indossa da tempo e che, prima o dopo, finirebbero nel sacco dei rifiuti. È questa, in fondo, l’idea di partenza di Alessandra, sarta quasi improvvisata con una storia alle spalle tutta da raccontare.

Una ragazza dai mille volti, la nostra protagonista. Geometra e tecnico in bioedilizia, qualifiche con caratteristiche utili al lavoro quotidiano di artigiana del riciclo. “Amante della natura, degli animali e della vita all’aria aperta” ama definirsi lei, donna forte con la grande passione per la musica. All’improvviso, però, in un giorno qualunque del 2013, grazie a un tutorial qualunque visto sul web, si avvicina al mondo della sartoria, impiegando quel tempo libero a cui è costretta causa problemi di salute.

Tante difficoltà, la più grande rendere partecipi gli altri della propria idea di voler dedicar anima e corpo alla sartoria. Un’idea che si concretizza ne “La stanzetta del riciclo” e che, oggi, si esplicita nella collaborazione con chi la segue per la scelta dei tessuti, una collaborazione molto forte con le altre artigiane, spesso consenzienti nel mettere a disposizione quegli scampoli di tessuti non più loro utili.

Una storia che insegna, quella di Alessandra. Un racconto dal quale emerge la descrizione di una ragazza determinata, con una visione a lungo termine e sempre con il sorriso stampato sulle labbra. Le parole della nostra protagonista ci hanno fatto riflettere e potrebbero essere d’ispirazione per molti. Se vorrete, come sempre, le ritroverete qui, sul blog di donneinstoffa, venerdì 9 agosto.

Intanto, qui sotto, vi lasciamo i contatti della nostra protagonista e del suo progetto “La stanzetta del riciclo”:

Alessandra Muscas – “La stanzetta del riciclo”

Instagram: www.instagram.com/lastanzettadelriciclo

Facebook: https://www.facebook.com/lastanzettadelriciclo

Le interviste

A tu per tu con l’artigiana che pensa positivo…

Abbiamo fatto qualche domanda a Mara, protagonista della settimana di donneinstoffa con la sua Sartoria Ismara. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei e della sua attività? Buona lettura!

Qualche parola per descriverti.

Bella domanda! Sono una persona caparbia e tenace, che quando si mette in testa una cosa la vuole raggiungere. Cerco sempre di pensare positivo (credo che nella società di oggi aiuti) e di imparare dai miei errori. Cerco di non lamentarmi e di trovare sempre una risposta positiva a un periodo più faticoso.

Come è nata la passione per l’handmade?

Sono nata in una famiglia dove ago e filo erano sempre in giro per casa. La mia bisnonna cuciva camicie per tutta la famiglia, mia nonna lo faceva per se stessa e sua figlia (mia mamma), lei, a sua volta, ha sempre vestito me. Non credo che sia mai nata una vera e propria passione per l’handmade, è semplicemente una mia parte! Ho imparato a cucire per i casi della vita: mentre andavo all’università i miei genitori si sono separati e quindi mia mamma ha fatto diventare “il suo hobby redditizio” (così lo ha sempre definito) una specie di lavoro. Il tempo di cucire per me non c’era più ed io, che non ho mai acquistato un abito, mi sono trovata a non sapere più cosa mettermi. Come si dice in questi casi: o nuoti o affoghi! Io ho chiesto a mia mamma di insegnarmi a cucire. In poco tempo mi sono accorta che la cosa mi rendeva felice… mi sono laureata (in scienze politiche) e ho proposto a mia mamma di aprire insieme una sartoria su misura, come quelle degli anni 50!

Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

Finita l’università non mi andava di fare un lavoro che non mi piacesse, volevo seguire la mia passione, così nel 2005 è nata Sartoria Ismara, una piccola sartoria che faceva solo abiti su misura.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Il 2008. La crisi ha cominciato a essere tosta in Italia e noi abbiamo rischiato di chiudere. Ma a quel punto ho guardato mia mamma e le ho detto: “noi un mestiere per le mani lo abbiamo, convertiamo ciò che sappiamo fare in qualche cosa che adesso va di più!” Così abbiamo fatto: tra mille difficoltà abbiamo cominciato a disegnare e confezionare i primi modelli nostri, da vendere alle stesse clienti per le quali facevamo già gli abiti su misura. Poi è stato tutto un crescendo: la cosa è piaciuta e siamo andate avanti fiere del nostro prodotto artigianale, al quale abbiamo cominciato ad accostare dei materiali di un certo tipo (naturali, biologici). Piano piano dei negozi ci hanno scoperto e noi siamo cresciute, un passo per volta fino a diventare ciò che vedete voi oggi. L’entrata in azienda di Stefano nel 2014 è stata fondamentale, è con lui che abbiamo cominciato a strutturarci come azienda artigiana. Io, devo ammetterlo, sono molto brava nella mia passione, ma in quanto a immagine e rapporto col cliente b2b… non ci siamo proprio!

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Principalmente mi piace lavorare con produttori italiani che producano ancora in Italia. Non è sempre facile ma non è impossibile. Prediligo materiali naturali oppure tecnici. E poi c’è tutto il mondo del BIO… non siamo talebani sulla questione, ma sicuramente un buon tessuto rende il capo più bello!

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Di seguirla… chissà dove le può portare!

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua?

Certo! Non sono poche le aziende gestite da donne.

Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Devo dire che da questo punto di vista non sono partigiana, credo sia importante un gruppo di persone che spieghino il valore dell’handmade, il genere in questo caso non ha importanza.

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Certo! Si chiama 1×4. E’ stato l’inizio della nostra linea dei Trasformabili. È nato per un errore mio di creazione di un modello, ma mi sono accorta che, modificato in maniera sapiente, sarebbe potuto diventare un prodotto davvero interessante… E’ in collezione dal 2012 ed è una delle referenze che vendiamo di più…

Le storie

L’artigiana che pensa positivo: la storia di Ismara

Fare di necessità virtù, rimboccarsi le maniche e guardare sempre avanti per affrontare qualsiasi tipo di difficoltà. È una storia con tanti spunti di riflessione quella che donneinstoffa porta in scena questa settimana: è la storia di Mara e della sua “Sartoria Ismara”.

Una bisnonna che cuce camicie per l’intera famiglia, una nonna che crea abiti per la propria figlia che a sua volta tramanda l’istinto artigianale alla sua di figlia. Un intreccio familiare, una passione, anzi qualcosa di più, che diventa professione a 360 gradi per mamma e figlia, una figlia di nome Mara che intanto studia e si laurea in Scienze politiche.

Oltre la laurea, però, c’è la voglia di dar vita a un progetto sartoriale: nel 2005 nasce Ismara, in principio una piccola bottega nella quale creare abiti su misura, una creatura cresciuta nel tempo e trasformatasi in qualcosa di più, fino ad arrivare a definirsi come una realtà a metà tra artigianato e impresa, anche grazie e soprattutto a nuovi innesti nel team, fondamentali per aggiungere valore al lavoro creativo e manuale di Mara.

Oggi Ismara è una realtà che punta in alto, che valorizza il made in Italy e predilige materiali naturali e bio, rispettando l’ambiente nel lavoro quotidiano. È un laboratorio di idee trainato da Mara, ragazza forte che ama definirsi “caparbia e tenace”, in grado di pensare positivo anche quando le cose non vanno nel verso giusto.

È una storia senza filtri quella consegnataci da Mara, protagonista della nostra settimana che racconta e si racconta in un’intervista che, se vorrete, vi aspetta venerdì 2 agosto sempre qui, sempre sul blog di donneinstoffa.

Qui sotto, intanto, vi lasciamo i contatti della sua “Sartoria Ismara”:

Mara Franchini – Sartoria Ismara

www.ismara.it

Instagram: www.instagram.com/ismara_sartoria

Facebook: www.facebook.com/ismarasartoria

Le interviste

A tu per tu con l’artigiana che si ispira a Confucio…

Abbiamo fatto qualche domanda a Maria Vittoria, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “Mhatì”. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei e del suo progetto? Buona lettura!

Qualche parola per descriverti.

Sono Maria Vittoria, ho 31 anni, pugliese di nascita e milanese d’adozione. Dopo gli studi di moda, ho iniziato a lavorare come stilista per un’azienda di abbigliamento bambino che produce per noti brand. Nel 2012, per motivi personali e di lavoro mi sono trasferita a Milano… 

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata
una vera e propria attività imprenditoriale?

La Mia passione per la moda e per l’handmade nascono sin da piccola, quando dall’età di 5 anni disegnavo figurini e abiti  sognando la mia collezione.Ho iniziato a realizzare i miei primi abiti durante il corso di studi, li realizzavo anche per le mie amiche. Trasferitami a Milano, dopo una serie di corsi di sartoria e dopo l’esperienza lavorativa, mi sono appassionata ancor di più al mondo dell’artigianato e ho deciso di realizzare il mio sogno più grande: creare una mia collezione di abiti sartoriali ed accessori.Il mio desiderio, da sempre, è quello di creare qualcosa di unico, capace di riflettere la mia personalità: pura, essenziale e piena di emozione.Ho creato così la mia linea Mhatì. Pezzi unici senza tempo, moderni, raffinati, sofisticati nell’apparente semplicità, risaltano l’artigianalità e il Made in Italy.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Non ci sono stati momenti duri, ma questo lavoro comporta tanto studio, sacrifici, impegno e dedizione. Per confezionare abiti sartoriali rifiniti a mano occorrono ore ed ore di intenso lavoro… Spesso passo nottate a confezionare i miei capi! Ma la passione prevale su tutto, e come disse un tempo Confucio: “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, nemmeno un giorno della tua vita”.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Amo i tessuti, quelli belli, di qualità. Perciò per i miei abiti scelgo tessuti naturali, pregiati, solo Made in Italy. Faccio un’attenta ricerca di materiali, in giro per aziende tessili e fiere di settore… Fortunatamente, in questo, noi italiani siamo agevolati. 

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue.
Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i
tuoi prodotti?

Credo che instaurare un rapporto di fiducia e fedeltà con i clienti sia fondamentale.Cerco di “coccolare” le mie clienti dandogli  la mia attenzione, e offrendogli abiti di qualità che le rendano uniche.Voglio che capiscano quanto sia divertente giocare con la moda, scegliere dei capi unici che ci valorizzino e distinguersi in una società che tende ad omologarsi sempre più! 

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

L’unico consiglio che mi sento di dare a chi ha voglia di intraprendere questa strada e’ quello di studiare molto, fare molta pratica ed essere determinati nelle proprie scelte. E’ sicuramente un percorso difficile, quello di un settore dove l’offerta e’ talmente ampia, che per trovare spazio, bisogna puntare sulla professionalità, sulla conoscenza delle materie prime, sulla cura dei dettagli. 

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi
sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Collaboro con altre amiche che realizzano prodotti handmade perché il confronto e’ utile per crescere  e migliorarsi! Nell’ambito sartoriale non si smette mai di imparare! 

C’è una creazione al quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai
realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata
una persona per te importante.

Non ci sono abiti più importanti di altri. Amo tutte le mie creazioni, perché ognuna di loro è realizzata con passione. Sono le mie opere d’arte, rappresentano me stessa. E ogni qualvolta una cliente acquista un mio abito, va via anche una parte di me, del mio tempo, quello che ho dedicato per idearlo e realizzarlo.

Le storie

L’artigiana che si ispira a Confucio: la storia di Mhatì

Una passione che diventa lavoro quotidiano, un sogno inseguito dalla tenera età che si concretizza nella gioia delle proprie clienti, in quelle persone che credono in te e in quello che fai con tanta dedizione. È una storia d’amore per l’handmade quella che donneinstoffa porta in scena questa settimana: è la storia di Maria Vittoria e del suo “Mhatì”.

Gli studi di moda, il primo lavoro per un’azienda d’abbigliamento, il trasferimento dalla Puglia a Milano e quell’idea di veder nascere un brand personale sempre viva, un progetto in grado di completare un percorso iniziato disegnando abiti e figurini sin da quando Maria Vittoria di anni ne aveva solo cinque.

La qualità dei tessuti, la valorizzazione del made in Italy, l’andare contro qualsiasi omologazione creando abiti su misura per ogni esigenza sono i punti cardini di Mhatì, brand giovane che sembra puntare alla professionalità e alla cura dei minimi dettagli, così come a cercare idee e spunti da chi condivide gli stessi valori all’interno del mondo dell’handmade sartoriale.

Studiare tanto e fare pratica sono i consigli della nostra protagonista per chi volesse intraprendere la sua stessa strada, per chi volesse dedicare anima e corpo a quella passione diventata professione per Maria Vittoria, oggi giovane artigiana di 31 anni con Confucio ad ispirare i suoi giorni: “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, nemmeno un giorno della tua vita”.

È un racconto di pura passione quello di Maria Vittoria, donna forte che ama il lavoro che fa e che porta un pizzico di sé in ogni creazione che realizza. Lo abbiamo capito e apprezzato direttamente dalle parole della nostra protagonista, parole che fanno riflettere e che, se vorrete, potrete ritrovare sempre qui sul blog di donneinstoffa venerdì 26 luglio.

Qui sotto, intanto, vi lasciamo i contatti della nostra protagonista in modo tale da poter curiosare nel suo mondo, il mondo di “Mhatì”:

Maria Vittoria

Instagram: www.instagram.com/mhati_handmade

Facebook: www.facebook.com/mhatihandmade