Le interviste

A tu per tu con la ragazza con le stoffe nel destino…

Abbiamo fatto qualche domanda a Chiara, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “Chicala Handmade”. Ci ha detto tanto di lei e del suo progetto, buona lettura!

Qualche parola per descriverti.

Mi chiamo Chiara, ed il mio nome mi rispecchia moltissimo. Sono le mani, il cuore e la testa che si trovano dietro a Chicala. Sono nata nel 1994 e vivo in Piemonte, ai piedi delle montagne. Creativa da quando ne ho memoria, amante di tutto quello che è arte e fatto a mano, da sempre. Ho un amore immenso per gli animali e per i bambini: credo siano le vere bellezze del mondo.

Come è nata la passione per la sartoria? In che modo e quando hai deciso di renderla una vera e propria attività imprenditoriale?

La mia passione per la sartoria nasce davvero molto tempo fa: fin da quando sono piccola mia mamma, da autodidatta, si è sempre cucita e creata abiti da sola, mentre mia nonna è una bravissima ricamatrice. Immersa tra fili e stoffe da sempre, crescendo ho iniziato ad appassionarmi volendo imparare sempre di più. Ho cucito di tutto: borse, bambole, vestiti per bambini e per me, fino al giorno in cui ho deciso di fare una scuola di Fashion Design che mi ha portata ad apprendere ancora meglio tutto quello che ruota dietro questo mestiere: dal disegno, la parte che amo di più, alla realizzazione vera e propria.

Finita la scuola ho comunque impiegato vario tempo prima di decidermi ad intraprendere seriamente questa strada; ho svolto vari lavori, sempre cercando di non abbandonare mai le mie passioni che ripetutamente bussavano alla porta. Un giorno però qualcosa è scattato e mi sono lanciata: “ora o mai più” mi sono detta, ed eccomi qui.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Il momento più duro credo sia stato quello di prendere la decisione di buttarmi e credere in me stessa, prendere coscienza che il mio futuro sarebbe dipeso solo da me. Non è quasi mai facile far bastare il tempo per tutto: la creatività, la ricerca, le realizzazioni, le vendite, i social.. tutto richiede il suo tempo e le giornate dovrebbero essere di 48 ore. Spesso avrei bisogno di molto più aiuto dei quello che ho al momento ma tutto sommato sono davvero molto soddisfatta.

Come scegli tessuti e materie prime per i tuoi abiti?

I tessuti e le materie prime sono per me fondamentali. Prima di aprire la mia attività ho svolto molte ricerche e fatto varie prove fino a trovare quello che davvero mi convinceva. Quando andavo a scuola ci facevano cucire su tessuti di ogni genere e colore ed ho semplicemente trovato le mie preferenze cercando di assecondare sempre di più la mia idea di abbigliamento etico e sostenibile.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

La cosa che desidero di più è entrare in empatia con chi mi segue. E’ davvero fondamentale per me riuscire a creare un legame con loro, creare un gruppo di persone che hanno interessi ed idee affini alle mie. Grazie a loro, lavoro ogni giorno e confrontarmi su pensieri e situazioni è, ormai, come prendere un caffè tra amiche.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Non penso ci siano molti consigli da dare: quando una passione è forte, nasce da dentro e prima o dopo ha necessità di uscire fuori. L’unica cosa che posso fare è incoraggiarle a non mollare: avere un sogno è molto bello ma cercare di realizzarlo, lo è di più.

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Penso che creare una rete di persone amanti dell’Handmade sia davvero importante per valorizzare il lavoro artigianale ed il ritorno alla moda sostenibile. Ognuna di noi è diversa, con un suo stile ed una sua storia, credo che il confronto possa solo renderci migliori.

Per il mio modo di essere, trovo però che per avere delle valide collaborazioni sia imprescindibile il fatto che ci si relazioni con persone che sentiamo affini a noi per qualche motivo e che possano davvero contribuire alla nostra crescita, personale e lavorativa.

C’è un capo al quale sei particolarmente legata? Magari perché lo hai realizzato in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Al momento, nella collezione P/E, sono uscite unicamente le t-shirt ricamate a mano e sarebbe davvero difficile dire quella che preferisco: ogni ricamo è per me un messaggio, una poesia che creo con ago e filo, per farla indossare e far sentire a proprio agio chi sceglie di acquistare da me.

Forse, se proprio devo scegliere, quelle che amo di più sono le dediche personali, quelle per cui si fidano ciecamente di me e mi raccontano la loro storia. Ecco, si.. quelle le amo.

Le storie

La ragazza con le stoffe nel destino: la storia di Chicala Handmade

Un percorso lineare, scritto nel destino da sempre. Rincorrere una passione con qualsiasi mezzo, a qualsiasi prezzo. È una storia di artigianalità allo stato puro quella che donneinstoffa vi racconta questa settimana, è la storia di Chiara e del suo “Chicala Handmade”.

Una mamma che crea e cuce abiti da autodidatta, una nonna che ricama con maestria, un paesaggio con le montagne piemontesi ben in vista. Non è un film ma l’ambiente dove nasce e cresce Chiara, oggi fashion designer di soli 25 anni. Gli studi, i primi lavoretti ma con i pensieri fissi a quella passione che, dopo tempo, bussa con troppa forza per lasciarla fuori. E allora, bisogna buttarsi: nasce così “Chicala Handmade”.

Il progetto, la stessa Chiara, lo definisce un mix di mani, cuore e testa. L’attenzione per i dettagli, per i tessuti da scegliere con cura, ricercando quel qualcosa in grado di rappresentare un’idea di abbigliamento etico e sostenibile tanto caro alla nostra protagonista. Lo sfondo del lavoro quotidiano è il proposito di fare rete con chi si avvicina ai prodotti e alla filosofia di vita di Chicala, scambiando pareri e cercando spunti per migliorare ogni giorno.

“Avere un sogno è bello, ma cercare di realizzarlo, lo è di più” dice Chiara, ragazza giovane e determinata, arrivata a costruire il proprio sogno passo dopo passo, mattone su mattone. Non mollare, anche quando le difficoltà sono tante: ci è sembrato questo il motto di questo progetto, un progetto raccontato direttamente dalle parole della sua creatrice, parole che abbiamo raccolto per voi e che, se vorrete, potrete ritrovare venerdì 19 luglio sempre qui, sempre sul blog di donneinstoffa.

Qui sotto, intanto, vi lasciamo i contatti di Chiara e del suo “Chicala Handmade”:

Chiara De Masi – Chicala Handmade

Instagram: www.instagram.com/chicala.handmade

Facebook: www.facebook.com/chicalahandmade

Le interviste

A tu per tu con le sarte che hanno unito le forze…

Abbiamo fatto qualche domanda a Novella e Tania, protagoniste della settimana di donneinstoffa con il loro “Nivule + Pesci Rossi”. Curiosi di sapere cosa ci hanno raccontato? Buona lettura!

Qualche parola per descrivervi.

Siamo Nivule + Pesci Rossi piccola sartoria indipendente di Piacenza, all’anagrafe Novella e Tania, due teste con gusti e personalità diverse che si ispirano vicendevolmente per proporre ogni volta nuovi mondi da indossare: non a caso il  motto di Nivule + Pesci Rossi è due teste, molti mondi.

La nostra avventura insieme inizia nel 2015 quando ci siamo conosciute durante alcune riunioni che avevano lo scopo di fare rete tra i piccoli artigiani della nostra zona.

Queste riunioni hanno dato vita al mercatino  A/mano market e al Lo Fai handmade bar, piccolo shop di produzioni artigianali, e hanno permesso a noi due di conoscerci e confrontare i piccoli marchi che stavamo portando avanti singolarmente. La decisione di unire i nostri progetti ci ha fatto procedere con maggiore sicurezza e consapevolezza.

Come mai avete deciso di chiamarvi Nivule + Pesci Rossi?

Nell’indecisione che ci caratterizza abbiamo pensato di unire semplicemente i nomi dei nostri marchi precedenti: Pesci Rossi e Nivule.

Come è nata la passione per la sartoria? In che modo e quando avete deciso di renderla una vera e propria attività imprenditoriale?

Si è trattato di un percorso graduale, che continua ancora oggi.

Abbiamo iniziato entrambe studiando moda a Milano, Novella all’ Istituto Europeo di Design mentre Tania ha seguito una scuola di modellistica e sartoria.

L’impulso di esprimersi attraverso il creare ha sempre fatto parte di noi e man mano ci siamo avvicinate al mondo della sartoria indipendente.

Non avendo fondi da investire abbiamo iniziato facendo tutto noi, dal taglio, al cucito, alle foto per il nostro shop online, fino alla vendita.

Adesso finalmente collaboriamo con altri creativi in diversi campi che contribuiscono a creare quello che è Nivule + Pesci Rossi. 

Prima di intraprendere questa avventura eravate già amiche?

Ci conoscevamo da qualche tempo, ma la nostra amicizia è nata tra forbici, gessetti e scampoli di tessuto.

Se doveste guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Come prevedibile all’inizio le cose sono state più difficili, eravamo abituate a lavorare separatamente e abbiamo dovuto prenderci un po’ le misure, poi un’attività in principio è sempre più complicata, tutto è nuovo e un po’ spaventoso. Ma un passo alla volta le cose appaiono più chiare.

Come scegliete tessuti e materie prime per i vostri abiti?

Preferiamo i tessuti di composizione naturale e quasi sempre i prodotti che utilizziamo sono l’ultimo livello della “catena alimentare” dell’industria della moda, tessuti di qualche decade fa o prodotti in eccedenza dalle grandi industrie della moda.

Sono tessuti di ottima qualità ma che presentano anomalie qua e là, che riusciamo a evitare proprio grazie all’artigianalità della nostra produzione, ovvero tagliando a mano ogni singola parte del capo.

Da alcuni contenuti sulla vostra pagina Instagram emerge lo spirito collaborativo con altre colleghe. Quanto pensate sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Esatto, ci piace molto collaborare con altri creativi, crediamo nella sinergia che si crea tra le persone.. e quasi sempre si tratta di donne effettivamente!

C’è sicuramente un gran bisogno di tornare ad acquistare in maniera più attenta, specie nel campo della moda. Dobbiamo riabituarci a comprare capi di qualità che durino nel tempo e che non seguano una moda passeggera, capi fati bene ed in maniera etica, senza sfruttamento di chi li produce e con un occhio di riguardo all’ambiente.

Dai vostri post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Per noi è fondamentale, come potremmo creare vestiti che piacciono senza sapere con chi stiamo parlando?

E’ anche per questo motivo che facciamo spesso market, per poter conoscere di persona chi acquista i nostri capi, vedere gli abiti indossati, fare due chiacchiere, e trarre ispirazione da questi incontri.

Che consiglio dareste alle donne che hanno la vostra stessa passione?

Che tutto si puo’ fare, basta volerlo!

Il nostro consiglio per chi inizia un’attività è di razionalizzare le energie, definire il target di riferimento e il prodotto perchè sarà più facile lavorare sui vari aspetti in seguito… e non dimenticate di divertirvi!

C’è un capo al quale siete particolarmente legate? Magari perché lo avete realizzato in un periodo particolare della vostra vita o perché a ispirarvi è stata una persona per voi importante.

Uno dei capi che preferiamo nella nuova collezione è il vestito Greta, ispirato alla giovane attivista svedese. Ai nostri occhi questo vestito le somiglia perché ha l’animo moderno, come quello di questa ragazza con la metà dei nostri anni, decisa e concreta, ma allo stesso tempo ha la morbidezza e il romanticismo di un capo di altri tempi, così come l’animo di Greta ci appare quello di un’eroina romantica, pronta a lottare senza se e senza ma per quello in cui crede.

Le storie

Le sarte che hanno unito le forze: la storia di Nivule + Pesci Rossi

Unire le forze, fare rete, integrare due mondi in un unico progetto. È una storia di forte collaborazione quella che donneinstoffa porta in scena questa settimana, è un racconto di due strade che convogliano in un unico percorso: è la storia di Novella e Tania, è la storia di “Nivule + Pesci Rossi”.

Due teste, tanti mondi. Un motto tutt’altro che banale, quattro parole che racchiudono l’essenza di un progetto nato da due diversi – ma poi non così distanti – modi di concepire l’artigianalità sartoriale. Un mix perfetto di idee, di creatività e voglia di fare unitosi, quasi per caso, dopo riunioni di piccoli artigiani che ogni giorno portano avanti la loro cultura dell’handmade.

Il 2015 è l’anno dell’unione, proprio come in un matrimonio. È l’anno in cui il marchio “Nivule” si aggrega a “Pesci Rossi” e viceversa. È l’incontro di due teste con tanti anni di studio ed esperienza alle spalle, un incontro che permette all’una di ispirare e portare valore aggiunto alle idee dell’altra. È il passo iniziale di un progetto che mette al centro la capacità di saper valorizzare, tramite il lavoro artigianale, tessuti ripescati da grandi industrie del tessile dando vita a prodotti di qualità elevata.

Quella di Tania e Novella è una storia di amicizia al femminile nata grazie all’handmade. È il frutto di tanto lavoro e di tanti sacrifici, di compromessi necessari per trovare un punto d’equilibrio tra due diverse posizioni. È una storia che insegna a fare rete, a collaborare con gli altri per migliorare e migliorarsi.

Oggi Nivule + Pesci Rossi è una realtà che guarda al consumo consapevole, che crede nel valore delle persone e che punta al renderle leggermente più attente nel momento della scelta dei capi da acquistare. È una realtà, quella raccontata questa settimana, che insegna a stare insieme in un mondo difficile come quello dell’handmade. Cosa significhi fare rete lo hanno spiegato bene direttamente le nostre protagoniste, in un’intervista che, se vorrete, vi aspetta venerdì 12 luglio sempre qui, sempre sul blog di donneinstoffa.

Qui sotto intanto, come sempre, vi lasciamo i contatti di questo progetto:

Novella e Tania – Nivule + Pesci Rossi

Instagram: www.instagram.com/nivule_pescirossi

Facebook: www.facebook.com/nivulepescirossi

Le interviste

A tu per tu con la ragazza con le fasce tra la testa…

Abbiamo fatto qualche domanda ad Annalisa, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “Billie”. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato? Buona lettura!

Chi sei, parlaci un po’ di te.

Annalisa 32 anni, capelli lunghi e mossi, fisico ginoide, estroversa, segni particolari: fulminata! Scherzo, però ho spesso la testa fra le nuvole!

Come è nata la passione per l’handmade?

In realtà da piccola, con gli scampoli di mia nonna, a 10 anni cucivo abiti per le Barbie, un aneddoto divertente è che ad un certo punto li confezionavo e poi li davo da vendere a mio fratello più piccolo di me, alle sue amichette di scuola a 5.000 lire. Gli corrispondevo 1.200 lire a vendita ossia il costo di un Cucciolone. Il business finì dopo una settimana perché fu scoperto dalla maestra…

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Quando ho lavorato per una start up e ad un certo punto non mi è stato rinnovato il contratto. Non rimasi con le mani in mano neanche un secondo, mi rimboccai le maniche e finalmente dopo poco tempo trovai un altro lavoro, nel frattempo nacquero le Billie.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Hai presente gli occhi di un bambino davanti ad un negozio di caramelle? E’ la mia fotografia davanti ai rotoli di tessuto. Subito dopo la vista viene il tatto, devo toccarli per sentirne la qualità. Li scelgo sia di pancia, che a seconda di quello che è piaciuto di più ai market a cui partecipo, ma soprattutto scelgo per averne una varietà diversa adatta a tutti i gusti.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Beh, quando si acquista un prodotto handmade, si abbraccia una filosofia di consumo diverso, il viso di una cliente soddisfatta è la mia, perché penso che il mio tempo e le fatiche non siano andate perse.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

GO GIRLS! GO!

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Dalle sane collaborazioni nascono cose bellissime e ci si sorregge a vicenda, io sono stata davvero fortunata in questo. Spesso condivido lo spazio espositivo insieme a Monica, mia grande compagna di merenda nonché vera artista! I suoi gioielli sono un qualcosa di davvero speciale! Meravigliosi @lagallinavisionaria

C’è una creazione al quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Si, la creazione più bella è stata sicuramente la prima fascia per la mia nipotina, cuore di Zia!!!

Le storie

La ragazza con le fasce tra la testa: la storia di “Billie”

Rimboccarsi le maniche quando la vita ti impone di farlo. Dare una svolta alla propria esistenza dedicando anima e cuore a quella passione nata da bambina e mai davvero seguita per timore di non farcela. Andare avanti senza farsi abbattere dalle difficoltà quotidiane. Racchiude tutto questo e tanto altro la storia che donneinstoffa porta in scena questo mercoledì: è la storia di Annalisa e del suo “Billie”.

Perdere il lavoro, sentirsi in uno stato di smarrimento e non saper come affrontare quella scalata verso un nuovo inizio può essere sentimento comune a tante donne. Non per Annalisa, 32 anni, ragazza con la testa fra le nuvole come si definisce lei, con le fasce tra la testa come preferiamo definirla noi.

E allora, darsi da fare sin da subito è l’imperativo per rinascere; un nuovo lavoro, un progetto sartoriale in parallelo: nasce così “Billie”, nasce da una passione cullata per troppo tempo, da quando quella bambina che oggi ha poco più di 30 anni cuciva abiti per le barbie con i rimasugli dei tessuti della nonna.

Tessuti scelti per la loro qualità e per la varietà che sono in grado di offrire, proprio come davanti ad una scelta tra tante caramelle diverse. La definisce così la sua attività, Annalisa, ragazza forte che abbiamo avuto il piacere di incontrare, quasi per caso, durante uno dei tanti eventi ai quali partecipa nell’ambito dell’handmade.

Fare network, collaborare con altre donne per portare avanti idee stimolanti e in grado di far crescere quell’idea di consumo in difesa dell’artigianalità, del fatto a mano proprio come le fasce realizzate dalla nostra protagonista. Proprio lei, in un’intervista che ci ha concesso, racconta e si racconta a 360 gradi con parole forti in grado di trasmettere una passione senza freni per stoffe e bottoni, parole che se vorrete vi aspettano venerdì 5 luglio sempre qui, sempre sul blog di donneinstoffa.

Qui sotto, intanto, vi lasciamo i contatti di Annalisa e del suo “Billie”

Annalisa Mauro – Billie

Instagram: www.instagram.com/lamiabillie

Facebook: https://www.facebook.com/lamiabillie

Le interviste

A tu per tu con la sarta che ha saputo rischiare…

Abbiamo fatto qualche domanda a Claudia, protagonista dell’ultima settimana di giugno di donneinstoffa. Curiosi di scoprire cosa ci ha raccontato di lei e del suo progetto “Guardastelle Handmade”? Buona lettura!

Qualche parola per descriverti.

Sono nata a Torino, ma molto presto mi sono trasferita con la mia famiglia nel biellese. Sono così cresciuta in un piccolo paese in un contesto naturale che mi ha insegnato il valore della vita all’aria aperta dove le relazioni umane guidano tutto.

Lì, mio nonno produceva macchine tessili. Mi ricordo quelle rumorose e inarrestabili apparecchiature metalliche che restituivano la variegata delicatezza dei tessuti, con le loro trame e i loro disegni. Ho imparato a conoscerli e ad amarli. Vedevo nei tessuti la storia che li precede e, negli abiti confezionati, altra storia: la storia della loro provenienza e la storia che contribuiscono a scrivere, la storia di chi li indossa.

Ma un paese in collina, per una ragazza di 19 anni è un mondo troppo piccolo, così ho cercato la mia strada trasferendomi a Milano dove mi sono laureata in marketing e comunicazione con specializzazione nel settore moda e per anni ho lavorato presso grandi aziende del fashion. Alla fine del 2018 ho trasformato la mia passione per la moda in un’iniziativa personale: la sartoria artigiana Guardastelle.

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

Vorrei raccontarvi cosa ha voluto dire, per me, ripartire.

Negli ultimi 2 anni ho rimesso in discussione ogni aspetto della mia vita. Un figlio ti mette davanti a chi sei veramente e, alla fine, mi ha portata per temporali emotivi su una strada inizialmente impervia e in salita, ma poi chiara, diritta e con una vista bellissima: è la strada che porta a diventare se stesse. La mia vita è cambiata radicalmente, una nuova forza e una prospettiva diversa mi hanno fatto capire che il desiderio di costruire qualcosa che rispecchiasse l’idea di vita che sognavo aveva il diritto di nascere e io avevo il dovere di rispettare il mio sogno.

Tutto è cominciato da un fatto che mi ha sempre dato molto fastidio: il fast fashion ti impone di adeguare il tuo corpo ai vestiti, ma ognuna di noi è diversa ed è ingiusto doversi sentire inadeguate perché i canoni della moda sono riservati a chi ad essi si sacrifica (o più semplicemente, a chi ha la fortuna di avere una struttura fisica adeguata). Io non ho un corpo perfetto ed è frustrante andare nelle grandi catene e sentirsi sbagliata per comprare un capo a basso prezzo che dura una stagione o poco più. Noi donne, specie in quest’epoca che a passi sempre più lunghi comincia a celebrare la body diversity, meritiamo una qualità della vita a tutto tondo. E questo inizia dal sentirsi giuste in qualsiasi abito. Uno che ci rappresenti e che ci accompagni nel tempo, sulla strada che scegliamo di perseguire. In pratica, vorrei rendere la vita delle mie clienti più facile, più bella, più spensierata. Valorizzando i loro corpi come avrei sempre voluto succedesse per il mio. Ma se volevo tutto questo, dovevo farlo da me. Così ho preso ago e filo e non ho più smesso.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Decidere di lasciare il posto fisso.

Paradossalmente proprio l’avere qualcosa di stabile ostacola lo slancio vitale che ognuno di noi dovrebbe seguire. Il posto fisso dà tante sicurezze e va bene. Ma ha anche un aspetto artificioso. A volte ti rendi conto che c’è una discrepanza fra il contribuire al successo di un’impresa prendendosi la responsabilità delle proprie azioni e la paura di sbagliare e per questo venire giudicati. In una grande azienda, questo può frenare ogni iniziativa. Ci vuole coraggio sia ad andare fino in fondo nel lavoro da impiegati e lottare per ciò che si crede sia giusto per l’azienda, sia a prendere coscienza che forse puoi dare di più al di fuori di un contesto strutturato.

Ho riflettuto più di quanto avrei pensato possibile e poi ho detto “basta, mi butto!”.

Tutto sommato, preferisco essere un’inguaribile ottimista ed avere torto che vivere da pessimista e avere ragione.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Mi affido all’esperienza tramandatami da mio nonno Mario e da mia mamma Silvana. I tessuti sono elementi fondamentali, tasselli vivi della costruzione finale. Di solito lascio che sia l’istinto a guidarmi. Penso che sia un’alchimia

speciale fra l’esperienza maturata negli anni e la capacità di lasciar libero l’inconscio di continuare il lavoro che scaturisce da un’intuizione. Faccio, poi aggiusto il tiro.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Per un artigiano la fiducia è tutto. Quello che so è quello che faccio. Ti esponi molto nelle tue creazioni. Se scelgo di acquistare in un posto piuttosto che in un altro è perchè oltre a fattori etici e di gusto, spesso si aggiunge quell’energia umana che ci fa legare ed empatizzare.

Sì, l’empatia è fondamentale per trasformare dei prodotti in un’esperienza, qualcosa che tocchi le corde del mio pubblico e li faccia immaginare di poter essere la versione migliore di se stesse.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Impegnarsi, sognare, realizzare, studiare e rischiare. Ma al di là delle belle parole, è l’azione che rende tutto vero. Va bene pianificare, pensare, parlarne, confrontarsi, ma il primo vero passo è quando si fa. È molto più spaventoso vivere una vita sicura ma piena di frustrazioni che rischiare di essere libere di perseguire i propri sogni, quindi buttatevi e cercate la vostra strada. Se dovete provarci, andate fino in fondo. C’è una bellissima poesia di Bukowski, “Lancia i dadi”, che dice esattamente questo e termina con una frase bellissima:

Cavalcherai la vita fino alla risata perfetta. E’ l’unica battaglia giusta che esista.

E aggiungo una cosa: il digitale aiuta tantissimo, perché è un’eterna versione beta. Dopo una giusta preparazione lanci l’idea, ma poi c’è sempre un modo di aggiustare il tiro mentre si procede. Nell’artigianato una mentalità slow è ciò che rende i tuoi prodotti speciali ed empatici, ma nel contesto digitale la velocità è tutto. Quindi partite adesso.

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Ci sono tantissime artigiane che ammiro. Io sono arrivata da poco nel settore dell’handmade ma ho potuto confrontarmi con persone talentuose, magnetiche e ispiranti. Anche se non collaboro nella produzione con altre artigiane, la rete che si crea è a dir poco rivitalizzante, ma va messa a sistema per rendere l’handmade rilevante… anche per competere, un giorno, con i marchi più consolidati. Fatevi in là, stiamo arrivando!

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

L’abito a portafoglio. è stata la prima creazione che ho confezionato per me mentre ero incinta della mia piccola Anita. È per lei, oltre che per me stessa, che sto facendo quello che faccio.

Le storie

La sarta che ha saputo rischiare: la storia di “Guardastelle Handmade”

Liberarsi di una situazione soffocante, cercare quella strada che sembra essere scritta nel destino personale facendo scelte rischiose ma necessarie per rinascere: è una storia con tanti spunti quella che donneinstoffa vi racconta questa settimana, è il racconto di una donna forte come Claudia e del suo “Guardastelle Handmade”.

Dalla provincia di Biella a Milano, da un piccolo paesino in collina alla grande città per inseguire i propri sogni, per sentirsi realizzata. La laurea in marketing e comunicazione e i primi lavori in grandi aziende del fashion a garantire un posto fisso e certezze economiche. Ma la mente di Claudia è altrove, anche quando tutto sembra andare per il verso giusto.

Il rumore delle macchine tessili di nonno Mario è lì, forte e impresso nei pensieri della nostra protagonista. E allora, alla fine del 2018, la svolta: lasciare il posto fisso per dedicarsi anima e cuore al mondo dell’handmade, affidandosi proprio ai consigli di nonno e mamma, figure chiave in una storia di passione per il proprio lavoro.

Rivolgersi alle ragazze permettendo loro di vestire gli abiti che meglio si addicono ai loro corpi, allontanando quell’idea di fast fashion che impone alle donne di adattarsi ai vestiti e non il contrario. Sentirsi bene con ciò che si indossa è un primo passo per stravolgere i canoni tradizionali del fast fashion, andando oltre qualsiasi pregiudizio.

È una storia con al centro la parola “coraggio”, quella di Claudia. Una storia di sacrifici, di difficoltà e di sogni ritrovati. Una dimostrazione tangibile di come volendo, e studiando tanto, si possano raggiungere i traguardi desiderati, proprio come scrive Bukowski, amato e citato dalla nostra protagonista nell’intervista che abbiamo avuto il piacere di farle.

Ci ha raccontato tanto di lei, del suo percorso, del rapporto con i social e di cosa significhi il progetto “Guardastelle Handmade”. Sono parole che ci hanno fatto riflettere e che, se vorrete, troverete venerdì 28 giugno sempre qui, sempre sul blog di donneinstoffa.

Qui sotto, intanto, vi lasciamo i contatti di Claudia, così da poter curiosare nelle sue pagine social.

Claudia Nicoletti – “Guardastelle Handmade”

Instagram: www.instagram.com/guardastelle_handmade

Facebook: www.facebook.com/guardastellehandmade

Le interviste

A tu per tu con la sarta che crea alla Scala…

Abbiamo fatto qualche domanda a Ilaria, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “Madame Ilary”. Ci ha raccontato tanto, di lei e della sua attività. Buona lettura!

Qualche parola per descriverti

Sono Madame Ilary, costumista e couturier, amo gli abiti e i costumi da quando ero molto piccola il mio percorso e’ stato quindi rivolto a imparare l’arte del cucito e del design . Mi sono diplomata all’accademia di belle Arti in costume e scenografia poi fashion design allo IED di Milano. Sono napoletana ma vivo a Milano da 9 anni, non ho mai avuto un piano B!

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

Da sempre amo creare, dopo diverse esperienze come costumista, assistente, sarta in ambito teatrale, ho iniziato circa 21 annifa’ e ancora oggi lavoro a teatro da quatto stagioni Alla Scala…avevo forte il desiderio ed il sogno di creare qualcosa di mio, e’ cosi’ un anno e mezzo fa’ ho aperto la mia piccola Maison. Faccio abbigliamento femminile e turbanti, che sono la mia grande passione.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Sicuramente cambiare città’ e’ stato difficile, ma necessario, anche sotto l’aspetto artistico, Napoli e’ una città’ con una storia una cultura molto vivace, la creatività’ la si respira ovunque e non vedere non sentire i colori i profumi, sopratutto quello del mare, e’ per me una grande mancanza, ma li porto dentro e me li tengo stretti…

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Credo sia importante instaurare un rapporto di fiducia con ti sceglie, oggi c’e’ tanto anzi troppo…chi sceglie deve sapere chi c’e’ dietro quello che acquista, conoscere il suo percorso la sua professionalità. Questo cerco di far trasparire attraverso i miei post, dietro il mio lavoro c’e’ una grande passione e tanti sacrifici, e’ importante che le persone conoscano chi sei, devo dire che comunque essendo una timida… fare stories, fotografarmi non e’ facile, solo da poco ho incominciato a farlo proprio per cercare di comunicare e far conoscere quello che faccio.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Sicuramente i sogni vanno realizzati o almeno ci si prova…la vita e’ una e senza sogni e passioni non sarebbe degna di essere vissuta, quindi consiglio di buttarsi ma di tenere sempre ben presente che e’ molto fatico e difficile, bisogna possedere grande preparazione e professionalità.

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Per ora nessuna collaborazione ma mi piacerebbe moltissimo infatti spero che presto qualcosa si realizzi. Credo sia importante che si faccia rete insieme, che si dia una svolta al mercato e che si faccia capire che c’e’ tanto e anche di bellissimo da scegliere oltre a quello che ci viene proposto, più’ bello e più’ sano direi.

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Difficile dire la creazione alla quale sono più’ legata ma forse il Panta Marlene, ispirato agli anni’30 e dedicato appunto a Marlene Dietrich, una diva che mi piace moltissimo. Amo da sempre il suo stile il modo che aveva di essere femminile in giacca e pantalone, i capii che amo di più’ del guardaroba. Questo pantalone lo studiavo da un po’… volevo che fosse comodo, stiloso, maschile ma ultra femminile, street ma chic…insomma un po’ di cose, spero di essere riuscita a mescolare 


Le storie

La sarta che crea alla Scala: la storia di Madame Ilary

Realizzare un sogno dopo tanto lavoro, tanti sacrifici e tempo dedicato a quella che è la passione di una vita. Un amore, quello per la sartoria, che ha radici nell’infanzia e che spinge verso obiettivi ambiziosi, verso traguardi che hanno il sapore del successo. È una storia che insegna quella che donneinstoffa porta in scena questo mercoledì: è la storia di Ilaria e del suo “Madame Ilary”.

Napoli è mille colori, cantava Pino Daniele. È luogo di artisti e cultura, di profumi e creatività. Parte da qui la storia di Ilaria, parte da una passione senza limiti per il cucito e il design che si trasforma, non senza difficoltà, in un diploma all’Accademia delle Belle Arti in costume e scenografia prima della partenza per Milano, luogo che torna spesso nel racconto della nostra protagonista.

Un altro diploma, in fashion design allo IED, con l’attività di sarta e costumista in ambito teatrale in parallelo, un’attività che la porta in alto sino al Teatro alla Scala dove, da ormai quattro stagioni, è presenza fissa nel supporto alle creazioni sartoriali. E ancora, come se non bastasse, una maison tutta sua, uno spazio nel cuore di Milano dove poter trasformare in abiti e accessori tutte quelle idee creative che affollano i suoi pensieri quotidiani.

Instaurare un rapporto di fiducia con chi compra o chi la segue sui social, trasmettere la sua passione cercando di far trasparire i sacrifici e le difficoltà che si celano dietro alle creazioni che nascono dalle sue mani perché i sogni possono avverarsi ma difficilmente senza tanti ostacoli lungo il percorso.

Le sue idee sul network femminile nel mondo dell’handmade, il suo percorso, le gioie e i turbamenti della sua attività quotidiana e il nome della sua creazione preferita. Ci ha detto questo e tanto altro Ilaria, una donna che abbiamo conosciuto e che ci ha incuriosito con le sue parole, parole che se vorrete vi aspettano venerdì 21 giugno sempre qui, sempre sul blog di donneinstoffa.

Qui sotto, intanto, vi lasciamo i contatti della nostra protagonista e del suo Madame Ilary.

Ilaria Parente – Madame Ilary

www.madameilary.com

Instagram: www.instagram.com/madame_ilary

Facebook: www.facebook.com/MadameIlary