Le interviste

A tu per tu con la sarta a passo coi tempi…

Abbiamo fatto qualche domanda a Chiara, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “Chisca”. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei e del suo progetto? Buona lettura!

Qualche parola per descriverti.

Il mio nome è Chiara Scalora (in arte CHISCA, le iniziali del mio nome e cognome), ho 34 anni e vivo a Siracusa. Mi sono cimentata sull’arte del cucito qualche anno fa anche se, devo dire la verità, la passione de “l’arte del fare” l’ho sempre avuta sin da piccola, con mille attività: dal cucinare a fare torte e dolci di qualsiasi tipo, gusto o forma.
Avevo da parte anche una piccola macchina da cucire mai usata, comprata proprio perché moltissimi anni fa avevo voglia d’ imparare e visto che non sapevo neanche mettere un bottone volevo mettermi un po’ su quella strada. Poi un bel giorno di quasi tre anni fa sentivo sbocciare in me un qualcosa che mi attirava verso creazioni handmade. Ancora oggi quando mi chiedo come ho fatto ad imparare da sola senza l’aiuto di nessuno non so darmi una risposta che convinca anche me.

Com’è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

Così è iniziato tutto: i primi mercatini natalizi poi la prima sacca il primo zaino la prima borsa, l’abitino, il pantalone, la maglia, il turbante, la fascia, è stato così che è iniziata la mia scalata a proiettarmi verso il l’abbigliamento e accessori handmade non trascurando oggetti particolari per gli addobbi per la casa nei giorni di eventi particolari, quale Natale, Pasqua ecc. Anche se la mia grande passione principale resta l’outfit donna.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Questa mia passione è tutto un periodo duro, perché si è sempre sotto stress e poi c’è sempre da imparare, non si è mai “arrivati” non si può mai dire: ok sono qui!è questo che volevo!! tutt’altro, ci si deve sempre mettere in gioco, sempre aggiornarsi, sempre stare a passo coi tempi e sempre con i piedi per terra.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Ogni momento è buono per fare un giro online per vedere le stoffe, i colori, ciò che più va di moda nel periodo, contattare i vari fornitori, magari facendomi spedire dei campioni o fidandomi unicamente della mia piccola esperienza ordinare stacchi importanti per progetti particolari. Non sdegno però la mia “cara, vecchia” merceria di fiducia di città, dove so già quel che troverò e magari qualche “stacco” particolarmente attraente, e perché no..dei saggi consigli.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Adoro le persone che mi seguono e vorrei conoscerle una ad una per ringraziarli personalmente della fiducia che mi danno. Il loro è uno sprono ad andare avanti e non fermarsi alle prime difficoltà.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

A chi ha la stessa mia passione la invito a proseguire su questa strada e non lasciare chiuso un sogno in un cassetto. La strada è dura per tutti, ma se c’è anche una sola possibilità..ci si deve credere.

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Credo nella collaborazione tra donne nel mondo dell’handmade ma è solo un’utopia, purtroppo le ho vissute sulla mia pelle se non su poche sporadiche colleghe, si contano sulle dita di una mano quelle con cui scambio pareri, consigli, dritte.

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Le mie creazioni sono tutte un pezzo del mio cuore, ne sono affezionata sin dal primo momento dall’arrivo della stoffa a casa al primo taglio, la vedo crescere di giorno in giorno, di cucito in cucito, sono tutte un pezzo di me. Dalla prima all’ultima. Tutte hanno la stessa storia, ogni mia creazione ha dietro di se giorni di voglia di creare, o magari di sconforto, di notti passate in bianco e giorni con i nervi a pelle. Ma anche giorni di felicità, di vita e di allegria.
Sapere che in un posto nel mondo una mia creazione va in giro, un prolungamento di me, è una emozione che non si può capire. Bisogna semplicemente viverla.

Le interviste

A tu per tu con la ragazza che cuce le fiabe…

Abbiamo fatto qualche domanda a Marlene, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “Mevrian”. Buona lettura!

Chi sei? Qualche parola per descriverti.

Mi chiamo Marlene, ho ventinove anni e sono nata e cresciuta nella campagna collinare del Lago di Garda occidentale.

Durante la mia vita ho vissuto tre anni a Venezia e sei mesi a Kyoto, due città che mi sono rimaste nel cuore e nell’anima.

Fin da quando ero bambina amo leggere e svolgere qualsiasi tipo di attività manuale: quando vedo svolgere un lavoro artigianale o artistico mi lascio subito conquistare, con il risultato che spesso voglio provare o fare troppe cose ma non ho mai abbastanza tempo.

Mevrian, il nome del mio brand, è preso da un romanzo fantastico di quasi cent’anni fa ed esprime lo stile fiabesco ed evocativo che cerco di dare a tutte le mie creazioni.

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

Creare abiti a mano è una strada che non avrei mai immaginato di intraprendere e ci sono capitata in modo del tutto inaspettato. Nel 2013 sono dovuta tornare forzatamente dal Giappone, dove per motivi economici non ho potuto proseguire gli studi come avrei voluto dopo aver conseguito una laurea e un diploma.

Cercavo un lavoro che riguardasse i miei studi ma la crisi economica e il fatto di non aver conseguito un titolo magistrale e un po’ più esperienza all’estero mi ostacolavano, così mi dovevo accontentare di quello che trovavo, di solito contratti precari: commessa, impiegata in ufficio, cameriera, receptionist in hotel… ho fatto di tutto e ho sempre cercato di non restare con le mani in mano.

È stato mentre facevo un lavoro serale e nei week end che, avendo le giornate libere, mi sono iscritta ad un corso di taglio e cucito.

Inizialmente pensai di averlo fatto solo per curiosità ma con il senno di poi credo che questa decisione affondi le radici a qualche tempo prima: a Kyoto, infatti, ho abitato in famiglia con un’anziana tessitrice di arazzi tradizionali, una delle ultime in vita; questa signora aveva una casa tradizionale giapponese, quelle di legno con i pannelli scorrevoli ed il pilastro centrale dell’edificio era una grossa trave doppia che faceva parte dell’immenso telaio a cui lavorava. Penso che la mia permanenza lì abbia gettato un seme, un amore viscerale per il tessuto che poi ha dato il suo frutto inconsapevole.

Quando mi sono iscritta al corso di cucito sono stata fortunata perché ho trovato una maestra molto pignola che mi ha subito spronato a ricercare la perfezione e la qualità: all’inizio era frustrante, dato che dovevo disfare tutto se c’era anche un piccolo difetto, cucire a mano punti molli e orli interminabili, fare mille prove prima di rifinire… Ora, però, mi rendo conto di quanto devo a quel primo imprinting. È stato grazie a lei che ho deciso che volevo realizzare abiti, e non solo disegnarli o cucirli, ma fare tutto ed essere indipendente: dalla progettazione, al disegno, al modello fino alle rifiniture del capo finito.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

L’anno appena trascorso.

Nel 2015 decisi che volevo fare seriamente abiti e il mio stile fin dall’inizio era orientato a capi di costruzione complessa e quindi di un certo valore commerciale; questo mi orientava a un mercato difficile, di nicchia e che richiedeva risorse e tempo per dare i suoi frutti, oltre che ancora molta gavetta.

Non avevo le risorse per iniziare l’attività che desideravo e non me la sentivo di pesare ulteriormente su qualcun altro, anche perché all’inizio nessuno, tranne il ragazzo che oggi è mio marito, credeva nel mio progetto.

Sapevo dunque di dovermi mantenere e trovare le risorse da sola, costruendo pian piano il mio percorso.

Mi serviva un lavoro stabile di appoggio, così mi sono iscritta ancora all’università, stavolta nel settore sanitario e, prima con i risparmi che avevo messo da parte per tornare in Giappone, poi con l’aiuto economico dei miei genitori che, un po’ restii sul progetto sartoriale, approvavano però il nuovo

percorso di studi, mi sono laureata l’anno scorso e ho iniziato subito a lavorare.

L’ultimo anno mi è pesato molto sia fisicamente che emotivamente: l’impegno continuativo in università, lo studio e la tesi, il lavoro e poi problemi di salute gravi in famiglia sono tutti confluiti insieme.

Eppure, malgrado tutto e grazie alla fiducia crescente di chi mi stava intorno, non ho mai smesso di disegnare e cucire: lo facevo la sera, il weekend se non dovevo studiare, quando avevo delle pause didattiche o in estate, invece che andare al mare come tutti gli altri.

Portavo anche con me carta, stoffe e manichino quando dovevo risiedere per qualche settimana in qualche città per svolgere il tirocinio fuori sede, per dedicarmici la sera (penso che le mie coinquiline ancora adesso si chiedano se fossi pazza.)

Il mio progetto non è ancora realizzato del tutto, di strada da percorrere ce n’è ancora tanta ma oggi sono più serena, fiduciosa, e qualche piccolo frutto lo sto raccogliendo.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Mi rifornisco solo in negozi e attività italiani e ultimamente sto cercando di orientarmi sempre di più solo verso fibre naturali -ormai da qualche mese non acquisto più materiali di origine sintetica. Ho ancora delle stoffe in poliestere

o simili in laboratorio, ma una volta esaurite voglio rendere Mevrian 100% naturale.

Quasi tutti i tessuti che utilizzo sono pezzi vintage o residui e fondi di magazzino di qualche azienda di moda, quindi prodotti di fine filiera che recupero e ripropongo; poiché sono sempre pochi metri, sono molto esclusivi ma anche difficili da reperire in gran quantità. Per questo posso permettermi raramente di creare una “collezione” vera e propria con abiti replicabili, se non in numeri molto piccoli.

Uso tantissimo le fantasie: le tinte unite sono più facili da abbinare e la gente le trova più semplici da indossare; io, però, punto a offrire qualcosa di diverso, qualcosa per chi vuole cambiare, osare, distinguersi, sognare.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Tantissimo. La realizzazione di abiti sartoriali e su misura richiede di conoscere bene chi si ha di fronte: le sue aspettative, le sue insicurezze fisiche ed emotive, l’immagine che vuole dare di sé. Un abito commissionato deve calzare a pennello la persona sia nel corpo che nello spirito.

Instaurare un dialogo è quindi fondamentale e la cosa bella è che una volta instaurato un rapporto di fiducia, le soddisfazioni sia per me che per chi acquista sono sempre tantissime. Penso che sia uno dei lati più affascinanti del lavoro artigianale.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Non sono un’esperta tale da poter dare consigli, sto ancora imparando e mi sento ancora una principiante.

Però vorrei dire soprattutto alle sarte giovani e alle prime armi, di non svalutare mai quello che fanno e non dare mai per scontato che gli altri sappiano quanto lavoro c’è dietro un capo, anche tra operatori del settore: sento molte donne che si fanno pagare troppo poco, meno del salario minimo orario previsto dalla legge italiana.

Il nostro lavoro, però, richiede lunghi anni per essere appreso e pazienza infinita per essere eseguito, sebbene sia ritenuto “da cinese”, troppo faticoso, noioso o poco retribuito. Senza sarti e le sarte il disegno di uno stilista e il modello di un modellista rimangono solo un disegno e un modello.

C’è bisogno di voi, avete un grande valore.

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

A me di solito non piace fare distinzioni tra uomini e donne, ritenendole persone sullo stesso livello; tuttavia mi accorgo spesso che le donne sono più umili, incerte e ritrose a far valere i propri meriti a parità di mansione ed abilità.

Penso quindi che sia molto importante che le donne si uniscano, si confrontino, prendano consapevolezza del loro ruolo e delle loro grandissime potenzialità.

Il potere creativo di un gruppo di donne unite è qualcosa di esplosivo, e finalmente si sta iniziando a rendersene conto.

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

C’è un abito, il primo che ho realizzato in assoluto, che riflette molto come sono fatta: è un vestito dalla costruzione molto complessa per una principiante, con due o tre strati in alcune parti e due tessuti diversi, di cui uno che ha bisogno di un po’ di esperienza per essere cucito in modo appropriato.

Ricordo che quando ho deciso di farlo, la maestra mi ha detto: “Sei sicura? È difficile da fare come primo vestito.”

Io, ovviamente, ero sicura: ci ho messo due mesi a finirlo, ma il risultato è stato così soddisfacente che l’ho indossato anche ad un matrimonio ed è tuttora il mio vestito preferito in assoluto.

L’ho chiamato Belle, ovviamente un nome fiabesco, ed è da sempre disponibile su misura nel mio negozio online.

Al momento sto persino pensando di realizzare la versione lunga in bianco per spose fatate.

Le interviste

A tu per tu con la creativa nomade…

Abbiamo fatto qualche domanda ad Elisabetta, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo progetto “Nonna Papera”. Buona lettura!

Chi sei? Qualche parola per descriverti.

Sono Elisabetta, 31 anni e vivo nella provincia di Bologna. Sono un’impiegata part-time, con un diploma in scienze sociali che per ora non ha coinciso con il mio percorso professionale, ma ha aiutato senza dubbio il mio percorso creativo. Bambina, ragazza e oggi madre, ho da sempre lottato contro un corpo non uniforme agli standard ma da un annetto, ho smesso di preoccuparmene soltanto, cercando di lavorare su di me per accettarmi e migliorarmi. Nonna Papera, altro non è, che lo scrigno di tutta la saggezza finora accumulata e un mezzo per condividerla con altri, tramite l’handmade.  

Come è nata la passione per l’handmade?

Purtroppo, o per fortuna, mi piace dare spazio alla mia fantasia. Questo mi ha dato modo di provare, riprovare, conoscere, sbagliare, improvvisare, ma soprattutto…CREARE! La soddisfazione che si prova guardando la propria “opera” conclusa…è indescrivibile!
Negli ultimi 8 anni ho sempre affiancato il lavoro dipendente a tanti hobby creativi: partendo dall’uncinetto, virando verso il chiacchierino ad ago, poi soffermandomi qualche mese sul mosaico, sbizzarrendomi tra i fiori in perline per tornare poi all’uncinetto… finché a Pasqua di quest’anno, mi sono avvicinata per la prima volta ad una macchina da cucire e ho capito subito che sarebbe stato diverso. Il cucito non è solo un hobby, è psicoterapia. Cucendo, ma soprattutto scucendo, si impara tanto di sé stessi. E nel cucito, ho trovato un valido strumento per veicolare messaggi e realizzare contenuti, che possano fare riflettere, oltre che compiacere l’occhio. Non mi definisco sarta, ma più che altro una creativa nomade, che crede di avere trovato finalmente casa tra aghi e stoffe. Questo girovagare, però, non è stato inutile, perché nel frattempo, ho imparato tante cose che mi hanno permesso di migliorare la tecnica, ma anche me stessa! Mettendo a frutto doti, come la pazienza e l’elasticità mentale di cui ero assolutamente sprovvista! 

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Sicuramente l’investimento iniziale, in termini di tempo e risorse economiche. Ma sono sicura che le soddisfazioni sapranno ripagarmi di tutti gli sforzi. 

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Con cura, prediligendo la qualità, ma soprattutto col cuore, perché sono il manifesto della creazione stessa e devono esaltarne il valore. 

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Fondamentale. Tanto più, vista l’intimità che porta con sé questo genere di attività; creare abiti su misura mette in diretto contatto produttore e consumatore, ed è fondamentale saper comunicare, ma ancora di più, saper ascoltare e osservare ciò che esprime il cliente. 
La mia, ad oggi, non si può considerare una vera e propria attività imprenditoriale, ma spero al più presto di poter realizzare il sogno di aprire un piccolo atelier e “trasformare i bruchi in farfalle”, con un “semplice” capo su misura. 

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Siate coraggiose e seguitela, ovunque vi porti. Poter esprimere la propria creatività è una medicina per anima e corpo. 

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Sono ancora agli inizi, perciò non ho ancora avuto occasioni per collaborare con altre creative, anche se sono fermamente convinta che sia molto utile, al fine di valorizzare ed incentivare l’handmade. È un settore davvero ampio, ma ancora poco considerato; dopo diverse esperienze, soprattutto partecipando a mercatini nel corso degli anni, mi sento di dire che è come una grande famiglia e collaborare, sostenersi a vicenda, è necessario: condividendo la stessa passione poi, diventa un piacere! 

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Tutte, ma di sicuro, il primo “vestito” ricavato da una vecchia tovaglia natalizia, mi ricorderà sempre, strappandomi ogni volta un sorriso, da dove sono partita e con quali intenzioni, dandomi la forza nei momenti difficili per non arrendermi, reinventandomi sempre!

Le interviste

A tu per tu con la sarta che cuce con gioia…

Abbiamo fatto qualche domanda a Sara, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “Sciusciaria”. CuriosI di sapere cosa ci ha raccontato? Buona lettura!

Qualche parola per descriverti.

Salve mi chiamo Sara sono una sarta  siciliana quarantenne e mamma di tre ragazzi: Gabriele 21 anni , Andrea 18 e Stefano 8. La mia famiglia si e’ formata molto giovane , ma le nostre passioni si sono realizzate lo stesso, infatti dopo essermi diplomata ragioniera ho intrapreso la mia vera strada: il cucito.
Questa passione sin da piccola mi e’ stata tramandata dalla mia bis nonna,(era la sarta del mio paese, e insegnava a cucire alle ragazze). Infatti dopo il diploma e aver fatto altri corsi professionali di cucito, mi sono messa subito al lavoro, nel mio laboratorio di casa, facendo riparazioni, cucito creativo lavori per saggi ecc.. lì ho fatto la famosa gavetta, ho imparato tantissimi trucchi  del mestiere, a capire le esigenze delle clienti e a sapermi approcciare a loro e a consigliarle, conoscere i difetti su un capo e saperli togliere. Quando avevo qualche difficolta’ o tanto lavoro la bis nonna Maria mi aiutava  in laboratorio. Bellissimi tempi, indimenticabili.
Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

Oltre alle riparazione mi dedicavo a creare novita’. Ho un carattere molto calmo ma dentro sono molto evolutiva, non mi fermo mai ,adoro creare, inventare ,studiare e mettermi in gioco,il cucito mi da gioia   e  tanti stimoli. cosi’ e’ nato il mio brand…
 “Sciusciara”  deriva dalla parola sicula “ciuciara” che significa piacere nel vestirsi bene, nel saper abbinare,e’ un complimento (quando ero piccola me lo dicevano sempre, perche’ mia nonna mi cuciva tanti vestiti ed io adoravo sfoggiarli ), poi ho aggiunto le due “s” del mio nome ed e’ nato il mio brand.
Sciusciara e’ una piccola attivita’ artigianale che si affaccia al mondo digitale, sono delle bluse in stile modern vintage, uno stile ispirato agli anni 50′- 60′ e reinterpretato nel nostro periodo. Adoro lo stile retro’ perche’ i capi erano creati con cura, infatti le mie creazioni sono per le clienti che vogliono  reinterpretare quello stile, ricordare quei momenti ed essere elegante. Sono dei piccoli gioielli sartoriali che  difficilmente saranno conservati in soffitta, ideali per tutte le stagioni e con tanti abbinamenti. Sciusciara ancora è agli inizi , infatti ho tante creazioni future in serbo.
La soddisfazione delle clienti quando indossano le bluse e sono soddisfatte del loro acquisto, mi riempie di gioia perche’ indossano qualcosa di unico non fatto in serie e con un tessuto fresco come la viscosa.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Il momento difficile e’ stato non molto tempo fa, per varie situazioni familiari di salute non riuscivo a gestire piu’ il laboratorio con le clienti cosi’ a malincuore non ho fatto piu’ riparazioni. E’ stato un periodo molto difficile perche’ era un lavoro che facevo da diversi anni, ormai ero una sarta affermata nella mia citta’, tutti quelli che mi conoscono sanno che ho un amore incondizionato per il cucito, non riuscivo a vedere il mio laboratorio con la luce spenta, non era mai successo, si perche’ Sara era sempre lì, tra  le sue stoffe, bottoni, fili. È proprio in quel periodo sono nate le  bluse sciusciare, sono rinata, mi sento realizzata.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Per avere un buon risultato e’ importante la scelta della materia prima, cerco di scegliere dei tessuti a poco impatto ambientale, tessuti naturali. Alcune creazioni sono realizzate su scampoli, le clienti possono scegliere il modello e anche il tessuto. Adoro la viscosa ,la sua consistenza, i colori che risaltano,  e’ ideale per tutte le stagioni.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?
Ogni volta che pubblico qualcosa on line prima ancora di scegliere la foto ,racconto le sensazioni che ho avuto nella creazione, a cosa mi sono ispirata, cerco di trasmettere in modo naturale l’amore e la cura che  ho avuto nella realizzazione , e cosi’ si instaura un bel rapporto con chi mi segue, raccontando e farsi conoscere. Le creazioni dei piccoli artigiani che siano collane, vestiti , bluse sono come dei quadri in cui il pittore ti porta attraverso il dipinto dove e’ stato lui, ti fa vedere attraverso i suoi occhi cose o posti unici. Solo cosi’ possono essere apprezzate , piaciute e amate le cose artigianali.altrimenti sarebbe un lavoro di serie e passivo.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Il consiglio che mi sento di dare alle nuove sarte è aprire gli orizzonti, reinventarsi sempre, anche se si sta nello stesso posto, non tenere mai la creativita’ ferma, esplorare. Sono una tipa che guarda tutto, anche le cose che non mi interessano perche’ a volte e lì che porta l’ispirazione e l’idea. Non e’ tutto felice e facile ci saranno sempre i giorni e il periodo no, ma se il cucito è amore e passione dara’ di nuovo la forza di ricominciare  e riprendere alla grande.

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?


Ancora non ho avuto il piacere di collaborare con un’altra appassionata come me, ma sono molto fortunata perche’ ho molte amiche creative anche on line con cui ci consigliamo, ci sosteniamo, aiutiamo a vicenda. Quando conosco una nuova sarta e’ una gioia per me, perche’ tenere le proprie idee per sè non si cresce e non si fa crescere, invece la condivisione e’ una grande realta’  e scoperta.
Quando posso realizzo dei tutorial o video in cui do dei trucchetti di cucito, oppure spiego alcuni accessori che utilizzo per avere un lavoro ottimale.

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Una creazione a cui sono particolarmente legata sono le mie casette in feltro. Circa otto anni fa, dopo la nascita di Stefano, avevo messo una pausa in laboratorio perché era difficile gestire tutto l ‘allattamento, la casa i figli e l’attivita’ di mio marito( gestisco anche il lato burocratico dell’impresa edile di mio marito). mi trovai un pezzetto di feltro tra le mani e scatto l’idea., ancora  era l’inizio di questo materiale , non era conosciuto come ora. Cosi’ un giorno pensando al calore della famiglia, e al lavoro che faceva mio marito, nacquero le casette in feltro.mi sono ispirata alle case siciliane, infatti con alcune tegole piccole in miniatura mettevo la via della casa in cui mi ispiravo e il numero civico. per realizzarne  una ci volevano ore, era tutto tagliato a mano , finestre foglie, porte e poi tutto cucito.avendo la passione anche per la lettura ,un giorno  trovandomi in libreria dove lavorava una mia amica, le racconto di queste creazioni , lei mi prende per pazza e mi chiede di portargliele al negozio per esporle , e cosi feci. Furono un boom, appena li portavo, la gente li comprava, c’era molta richiesta ma non avevo molto tempo per farli, perche’ dovevo gestirmi la casa e tutto il resto.furono cercate per portaconfetti, portapannolini, come bomboniera, ecc. Poi iniziarono a farle tutte e non ne feci piu’. Pero’ le casette mi aiutarono tanto ,ebbi tantissime soddisfazioni, e fu anche un’opportunita’ per farmi conoscere di piu’. molte clienti provengono dalle casette (si perche’ poi le chiedevano informazioni, chi ero, cosa facevo) quest’anno la fidanzata di Gabriele, Francesca ha fatto gli esami di maturita’ e voleva rappresentare l’esperienza dello stage che aveva fatto, i  momenti che ha trascorso con dei bambini in asilo. Cosi’ abbiamo realizzato la casetta reinterpretando la scuola, mettendo il nome della scuola,  e all’interno  ha messo le foto dell’esperienza, i professori sono rimasti sbalorditi ed io ero strafelice.

Le interviste

A tu per tu con le artigiane con l’handmade nel sangue…

Abbiamo fatto qualche domanda a Rosa e Anna, protagoniste della settimana di donneinstoffa con il loro progetto “La sartoria rosa”. Curiosi di sapere cosa ci hanno raccontato? Buona lettura!

Chi siete? Qualche parola per descrivervi.

La Sartoria Rosa nasce per scherzo, “babbiannu” come si dice in siciliano, un pomeriggio d’estate. Due donne, una mamma ed una figlia, siciliane. La prima parla con la macchina da cucito, come fosse la migliore amica, e ci parla da anni ormai. L’altra sperimenta con le stoffe, le fantasie ed i disegni da quando, a mala pena, teneva una matita in mano.

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

A dir la verità non si tratta ancora di una vera attività, diciamo che troviamo il tempo, dopo il lavoro vero, di fare anche questo. Il fatto a mano, nel nostro caso, l’abito sartoriale, lo abbiamo nel sangue. Proveniamo da una famiglia di sarte che si cucivano i vestiti da sole.

Se doveste guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Adesso. Siamo partite con tanto entusiasmo e ci crediamo ancora, ma in pochi comprendono l’unicità del fatto a mano, della gonna sartoriale. Stiamo cercando di farci strada.

Come scegliete tessuti e materie prime per le vostre creazioni?

Ricerchiamo le tendenze e seguiamo la moda, anche se alla fine facciamo a naso. Giriamo per i negozi di tessuti e per i siti più sconosciuti alla ricerca delle stoffa non vista e unica.

Dai vostri post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi vi segue. Quanto pensate sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i vostri prodotti?

Importantissimo, ogni like o condivisione è motivo di orgoglio.

Che consiglio dareste alle donne che hanno la vostra stessa passione?

Di seguirla e perseverare.

Collaborate con altre donne che hanno un’attività simile alla vostra? Quanto pensate sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Moltissimo. Compriamo sempre dalle colleghe dell’handmade. Vale la stessa regola, il fatto a mano è unico, soprattutto quello che fanno gli altri e che può ispirarti.

C’è una creazione alla quale siete particolarmente legate? Magari perché l’avete realizzata in un periodo particolare della vostra vita o perché a ispirarvi è stata una persona per voi importante.

Siamo legate ad ogni gonnellina che realizziamo, perché crediamo che ognuna abbia qualcosa che la accomuna con la persona che la sta comprando. Forse una, anzi tre in particolare ci sono care. Un unica gonnellina nella versione mamma, figlia, altra figlia piccolissima (15 giorni). La stoffa doveva esprimere brio e complicità, ma soprattutto affetto, quello di una mamma per le sue due figlie piccolissime. E così è stato, è nata “Ciurusa”.

Le interviste

A tu per tu con la sarta che insegue la perfezione…

Abbiamo fatto qualche domanda ad Alessia, giovane protagonista della settimana di donneinstoffa. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei e del suo “Aloba”? Buona lettura!

Chi sei? Qualche parola per descriverti.

Mi chiamo Alessia Cantarini in arte ALOBA (esclamazione messicana per esprimere meraviglia) sono nata e cresciura ad Osimo, una cittadina dalle morbide colline e la storia antica in provincia di Ancona ed ho 24 anni. Sono una ragazza molto testarda e determinata, difficilmente mi arrendo! sono una perfezionista, nessun capo creato da me esce dal mio laboratorio se non è perfetto al 100%.

Tutto quello che creo è ispirato da quello che mi circonda, Nella vita ho sempre preferito la semplicità e le linee pulite al caos e metto il cuore in tutto quello che faccio, anche se è una frase fatta mi rispecchia a pieno perché dietro a ogni capo ce tutto il mio amore, le gioie e I dolori che provo nel farlo.

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

Provengo da una famiglia di artigiani e specialmente Mia nonna è una sarta rinomata nella mia zona poiché lavorava per una famiglia reale, quindi sono sempre stata a contatto con questo mondo e sin da piccola ho sempre realizzato qualcosa con le mie mani che fosse stato un abito per carnevale, la collanina da regalare all’amica o un dipinto! Terminati gli studi con indirizzo moda e costume, sono stata da mia nonna a imparare l’arte del cucito per affinare le mie tecniche e dopo vari tentativi lavorativi ho deciso di intraprendere la strada dell’handmade che per me è sempre stata una vera e propria passione. Sono all’incirca poco più di 4 anni che mi trovo su Instagram a esporre i miei lavori ed è stata una cosa inaspettata per me perché mai avrei pensato che quello che creavo potesse piacere anche ad altre persone.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

le difficoltà più grandi per me sono dovute l’imprevedibilità del mio lavoro, sono una persona che progetta tutto per tempo mentre questo lavoro non te lo permette, solo col tempo ho imparato che non posso controllare tutto ma che devo fidarmi anche degli altri e non contare solo sulle mie forze.

Sicuramente i momenti di sconforto più grandi sono quando un capo che realizzo non esci nel tuo stato finale come me lo immagino prima di iniziarlo!

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Per quanto riguarda i tessuti e i materiali mi affido a dei fornitori di fiducia dove so che posso trovare la massima qualità da offrire alle mie clienti, prediligo tessuti in fibra naturale e di aziende italiane, quando posso mi piace ricercare anche tessuti vintage magari di aziende note con fantasie e stampe particolari! Diciamo che la mia è una vera e propria passione per i tessuti Infatti un mio piccolo sogno nel cassetto sarebbe quello di poter aprire un negozio di tessuti perché quando sono in questi ambienti mi perdo e mi sento sempre felice.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Creare un rapporto di fiducia con il cliente è importantissimo nel mio lavoro non potendo arrivare a tutti i clienti di persona è importante far trasparire quello che è un capo realizzato a mano anche attraverso i social media. A me piace far notare nelle mie foto i particolari e le cuciture perché secondo me sono le cose che contraddistinguono un capo ben realizzato. lavorando molto con delle clienti che non sono della mia zona Mi piace poter offrire un servizio a tutto tondo Infatti seguo il cliente in modo che possa avere un capo realizzato su misura e a mano ma soprattutto che cada bene e che soddisfi ogni propria esigenza e ogni fisico perché secondo me il bello del mio lavoro è poter vestire da una XXS a una XXXL e far sentire a proprio agio Ogni donna nel suo corpo.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Alle donne e alle ragazze che hanno la mia stessa passione e che stanno intraprendendo il mio stesso lavoro il consiglio che voglio dare e di avere molta pazienza di non abbattersi di fronte alle difficoltà e che un lavoro preciso e meticoloso ripaga sempre.

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Io fortunatamente ho trovato più che delle colleghe delle amiche con cui posso confrontarmi quando ho difficoltà nel realizzare un modello o quando voglio un semplicemente un consiglio sul mio lavoro e questa cosa è davvero importante perché siamo sole fisicamente ma non ci sentiamo sole mentalmente, come ogni lavoro ha i suoi pro e contro e un contro è che si lavora principalmente da soli quindi avere delle colleghe con cui ti puoi confrontare anche se non sono vicino a te è importantissimo. L’handmade è una comunità in espansione non siamo molte noi artigiane, ci conosciamo quasi tutte ed è bello poterti aiutare a vicenda e sostenersi.

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Partiamo dal presupposto che ogni capo che realizzo per me è importante però ce n’è uno in particolare che per me è il più importante perché personalmente quello che Io indosso di più , si tratta della t-shirt con il cuore ricamato che poi è una delle t-shirt che è stata più apprezzata tra quelle che ho proposto , e questo cuore ricamato per me è stato il simbolo dell’amore che ho messo sempre nel realizzare i miei capi, la mia è praticamente sfinita perché la indosso ogni volta che posso e mi ha accompagnato anche in alcuni momenti speciali della mia vita.

Poi ogni abito da cerimonia che realizzo per me è sempre un piccolo sogno perché poi quando magari capita della mia taglia e lo provo su di me mi sento una principessa❤

Le interviste

A tu per tu con la sarta dei bambini con il teatro nel cuore…

Abbiamo fatto qualche domanda a Valentina, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “Soffio di Scilla”. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei e della sua attività? Buona lettura!

Chi sei? Qualche parola per descriverti.

Mi chiamo Valentina, ho 28 anni e vivo in provincia di Bologna da quasi un anno. Sono mamma di un bimbo di due anni e sono fortemente attratta dall’arte in tutte le sue sfumature. Amo circondarmi di cose belle e di colore e per essere felice ho bisogno di rifugiarmi ogni tanto in mezzo al verde di qualche bel bosco e fare lunghe camminate e lasciarmi alle spalle la frenesia della vita di tutti i giorni.

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

Sin da piccola ho sempre amato creare oggetti di qualsiasi tipo con le mie mani, per Natale tutti sapevano che avrebbero ricevuto in dono un pezzo unico e fatto a mano da me. L’accademia di Belle Arti di Urbino mi ha aiutata ad affinare le tecniche e acquisire gli strumenti giusti per dare sfogo alla mia creatività, così dopo la specializzazione in costume teatrale ho lavorato nella sartoria del Teatro Rossini di Pesaro e lì mi si è aperto un mondo!

Dopo la maternità ho deciso che era giunto il momento di mettermi in gioco e provare a realizzare il mio sogno che finalmente aveva preso forma: realizzare abiti per bambini, che potessero raccontare delle storie, come tante comparse di una grande opera teatrale.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Ce ne sono tutt’ora di momenti duri. Non mi sento ancora completamente realizzata e penso che la strada sia ancora lunga. Ogni tanto mi domando se ho fatto la scelta giusta e a volte riuscire a far combaciare la mia vita di mamma a tempo pieno con la mia vita privata e lavorativa non è affatto facile, ma poi tornano le idee i nuovi progetti da sviluppare e realizzare che sono il mio motore e a volte incoscientemente non mi danno il tempo di pensare e mi fanno tirare dritto per la mia strada. Solitamente non sono quasi mai soddisfatta del risultato, ma probabilmente anche questo è un modo per non fermarmi mai e rimanere sempre in movimento alla continua ricerca di nuove idee.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Ogni capo ha una storia a sé come già detto per me gli abiti sono come il costume di un personaggio di una storia che io schizzo a matita su un blocco da disegno e poi vado a riportare sulla carta velina per i cartamodelli. A volte il difficile sta nel riuscire a trovare proprio il tessuto che mi ero immaginata, proprio in quella tinta. Trattandosi di capi per bambini, comunque prediligo sempre tessuti naturali che non diano fastidio a contatto con le loro pelli delicate, solitamente scelgo quasi sempre il cotone. L’impatto sull’ambiente è una tematica che mi tocca particolarmente da vicino e così come nella mia vita privata e domestica cerco di rispecchiare certi tipi di scelte anche sulla mia realtà lavorativa.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Direi che è fondamentale, perché sono loro a stabilire se ciò che faccio ha dell’attrattiva oppure no. È impossibile piacere a tutti, ma l’importante è riuscire a creare una rete di persone che ti seguono perché apprezzano il tuo lavoro, che entrano pian piano a fare parte delle storie che stai raccontando e sono curiosi di conoscerne gli sviluppi.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Di crederci e buttarsi. Se la passione è davvero forte nulla può fermarci perché noi donne quando vogliamo riusciamo a trovare una forza che nemmeno immaginavamo di avere. I problemi, gli ostacoli e le difficoltà ci sono senz’altro, ma alla fine non è forse una sfida superata a farci sentire più forti?!

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Ho collaborato con una ragazza che ha realizzato la grafica per un tessuto personalizzato che userò per la nuova collezione autunno-inverno. A volte noi donne pensiamo che nessun’altro sia in grado di fare qualcosa come la sappiamo fare noi, ma la grande forza sta proprio nel capire che non possiamo arrivare dappertutto e che se si uniscono le competenze e si fa un gioco di squadra senza remarsi contro e lasciando da parte le invidie, che per antonomasia sono donne, il prodotto finale sarà più completo, frutto di punti di vista differenti. Il lavoro così potrà solo trarne giovamento.C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Come per tutti i miei prodotti quando ne finisco uno, ci ho lavorato su per talmente tanto tempo che sono già con la testa sul prossimo, come lo è in questo momento per la mia nuova collezione invernale sulla quale sto mettendo tanto di personale, sarà veramente una storia raccontata su stoffa e il protagonista della mia storia neanche a dirlo sarà il mio piccolo Achille.

Questa volta però anche la mia collezione primavera estate continua a rimanermi nel cuore, forse perché anche in questa ho racchiuso tematiche che fanno parte di me. I colori e i profumi di una Provenza assolata visitata ormai parecchi anni fa hanno dato vita a dei capi che con materiali semplici e naturali come il lino e il cotone sono riusciti a raccontare questo mio viaggio. Immaginandomi dei piccoli quadretti bucolici tra ulivi, piante di limone e campi di lavanda, sono nati degli abitini per bimbi che senz’ altro sapessero apprezzare la bellezza della natura e la vita all’aria aperta. Ho deciso così di affidare a questi bambini dei messaggi, dipinti a mano sulle stoffe, per sottolineare l’importanza di prenderci cura della nostra Madre Terra. (non a caso la gonna a ruota da donna di questa stessa collezione è stata chiamata proprio “Mother Earth”)

Le interviste

A tu per tu con la ragazza che ha saputo rinascere…

Abbiamo fatto qualche domanda ad Alessandra, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “La stanzetta del riciclo”. Ci ha detto tanto di lei e della sua attività, buona lettura!

Chi sei, qualche parola per descriverti.

Mi chiamo Alessandra, sono una ragazza sarda di quasi 32 anni, sono geometra e tecnico in bioedilizia. Anche se ho lavorato in questo settore per pochissimo tempo posso dire che i miei studi si rendono utili ogni giorno quando disegno i cartamodelli dei miei accessori. Sono un’amante della natura, degli animali e della vita all’aria aperta. Sono cresciuta come heidi, davo il cibo alle mie caprette prima di andare a scuola! Sono una musicista dall’età di sei anni e ancora considero la musica la mia più grande passione.

Come è nata la passione per l’handmade? In che modo e quando hai deciso di renderla una vera e propria attività imprenditoriale?

La mia passione per il cucito nasce per caso e dal nulla a Gennaio del 2013. Dopo tre anni di lavoro come cameriera ho dovuto lasciare il posto di lavoro per motivi di salute e il periodo di riabilitazione è stato lungo e molto noioso. Non sono una persona che sa stare con le mani in mano e un giorno ho deciso di rifare un tutorial che avevo visto per caso su youtube, un fiore di stoffa cucito a mano. Dopo qualche giorno, ho rispolverato la macchina da cucire di mia madre, un modello vecchissimo ma in buono stato, nessuno l’aveva mai usata e a me sembrava un vero peccato. I tutorial su internet e la mia curiosità mi hanno portata ad imparare in fretta a cucire accessori sempre più complessi.
Ho imparato tutto da sola, provando, sbagliando, scucendo e riprovando. Durante i periodi in cui lavoravo ho dedicato meno tempo a questa passione ma senza mai abbandonare. Il cucito è sempre stato, da allora, il mio modo per rilassarmi, di sfogare la mia creatività.
Ad un certo punto ero stufa di passare da un lavoro ad un altro e così ho deciso di dedicare tutte le mie energie al cucito e così è nata la stanzetta del riciclo. La stanzetta era il luogo in cui avevo sistemato le mie macchine e il mio archivio di stoffe, era più che altro un ripostiglio senza finestra ma era il mio posto, il luogo in cui mi sentivo a mio agio.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Il momento più duro è stato quando ho iniziato a parlare della mia attività creativa alle persone intorno a me e nessuno sembrava prendermi sul serio, nessuno sembrava poter credere che il mio progetto potesse funzionare. Sembrava come se tutti volessero farmi cadere dalle nuvole ma io non stavo sognando. Per fortuna sono una persona testarda!

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

La scelta del materiale è la parte più difficile e divertente, qui entra un gioco la disponibilità e la solidarietà delle persone che mi conoscono sia di persone che via web.
Inizialmente parlavo a tutti coloro che incontravo del mio progetto chiedendo loro se avessero in casa anche solo un capo che non indossavano da tanto tempo e se avessero preferito donarlo a me piuttosto che gettarlo nel sacco dei rifiuti. Spiegavo che avrei usato quel capo per creare accessori unici senza buttarne via nemmeno un pezzo e così facendo, in poco tempo, ho riempito il garage di mio padre di jeans e camicie!

Ora faccio la stessa cosa tramite Instagram e facebook quindi i capi ma anche gli ombrelli e gli scampoli arrivano un po’ da tutta Italia.
Ma non solo i privati contribuiscono alla crescita della stanzetta. I campionari, per esempio, arrivano dalle mercerie e tappezzerie del mio paese che hanno da sempre appoggiato la mia idea, sono molto grata a tutti loro.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Penso sia molto importante creare un rapporto con chi mi segue. Il mio obbiettivo primario è divulgare l’importanza del riciclo, del riuso, del rispetto per ciò che ancora può avere uno scopo. La bellezza di realizzare tutto a mano sta anche nel poter far scegliere ai clienti ogni dettaglio, dar loro la possibilità di creare un accessorio unico seguendo i loro gusti e le loro esigenze. Molte persone hanno preso questo progetto come spunto di riflessione o come esempio per realizzare da se dei piccoli accessori con materiali di recupero e quando scelgono di rendermi partecipe del loro percorso non posso fare a meno di emozionarmi. Influenzare positivamente anche solo una persona per me è molto importante, in questi anni è successo più volte e ne vado fiera.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Alle donne che hanno la passione per il cucito, per il riciclo e l’artigianato vorrei dire di non dare mai per scontato il loro lavoro, di crederci e metterci tutto l’impegno possibile. La determinazione nel fare ciò che ci piace è la scelta migliore che possiamo fare. Io con la stanzetta del riciclo mi sono reinventata e sto avendo delle belle soddisfazioni, lo auguro a tutte le donne!

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Collaboro con artigiane che realizzano abiti sartoriali, loro mettono da parte per me i loro scampoli e periodicamente me li inviano tramite posta. È un gesto che io apprezzo molto e non così scontato come si potrebbe immaginare. Ci stimiamo a vicenda e secondo me è molto importante il supporto tra donne nel mondo del lavoro online e nella vita in generale. È essenziale.

C’è una creazione al quale sei particolarmente legata? Magari perché lo hai realizzato in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

L’accessorio al quale sono più affezionata è la shopper ombrello. Avevo conservato un mio ombrello rotto per anni, mi piaceva il colore e sapevo che prima o poi avrei trovato un modo per riusarlo. Ricordo ancora i pomeriggi d’estate nella stanzetta a disegnare il cartamodello, fare il prototipo, sdifettare il modello, riprovare l’ennesimo prototipo fino a che, finalmente, la shopper era proprio come l’avevo immaginata. Non volevo che ci fossero troppi scarti della tela, volevo poterla sfruttare al meglio e quando ci sono riuscita ero esaltata dalla soddisfazione. Sono uscita e ho cominciato a farla vedere a tutti come fosse un oggetto prezioso.

Le interviste

A tu per tu con l’artigiana che pensa positivo…

Abbiamo fatto qualche domanda a Mara, protagonista della settimana di donneinstoffa con la sua Sartoria Ismara. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei e della sua attività? Buona lettura!

Qualche parola per descriverti.

Bella domanda! Sono una persona caparbia e tenace, che quando si mette in testa una cosa la vuole raggiungere. Cerco sempre di pensare positivo (credo che nella società di oggi aiuti) e di imparare dai miei errori. Cerco di non lamentarmi e di trovare sempre una risposta positiva a un periodo più faticoso.

Come è nata la passione per l’handmade?

Sono nata in una famiglia dove ago e filo erano sempre in giro per casa. La mia bisnonna cuciva camicie per tutta la famiglia, mia nonna lo faceva per se stessa e sua figlia (mia mamma), lei, a sua volta, ha sempre vestito me. Non credo che sia mai nata una vera e propria passione per l’handmade, è semplicemente una mia parte! Ho imparato a cucire per i casi della vita: mentre andavo all’università i miei genitori si sono separati e quindi mia mamma ha fatto diventare “il suo hobby redditizio” (così lo ha sempre definito) una specie di lavoro. Il tempo di cucire per me non c’era più ed io, che non ho mai acquistato un abito, mi sono trovata a non sapere più cosa mettermi. Come si dice in questi casi: o nuoti o affoghi! Io ho chiesto a mia mamma di insegnarmi a cucire. In poco tempo mi sono accorta che la cosa mi rendeva felice… mi sono laureata (in scienze politiche) e ho proposto a mia mamma di aprire insieme una sartoria su misura, come quelle degli anni 50!

Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

Finita l’università non mi andava di fare un lavoro che non mi piacesse, volevo seguire la mia passione, così nel 2005 è nata Sartoria Ismara, una piccola sartoria che faceva solo abiti su misura.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Il 2008. La crisi ha cominciato a essere tosta in Italia e noi abbiamo rischiato di chiudere. Ma a quel punto ho guardato mia mamma e le ho detto: “noi un mestiere per le mani lo abbiamo, convertiamo ciò che sappiamo fare in qualche cosa che adesso va di più!” Così abbiamo fatto: tra mille difficoltà abbiamo cominciato a disegnare e confezionare i primi modelli nostri, da vendere alle stesse clienti per le quali facevamo già gli abiti su misura. Poi è stato tutto un crescendo: la cosa è piaciuta e siamo andate avanti fiere del nostro prodotto artigianale, al quale abbiamo cominciato ad accostare dei materiali di un certo tipo (naturali, biologici). Piano piano dei negozi ci hanno scoperto e noi siamo cresciute, un passo per volta fino a diventare ciò che vedete voi oggi. L’entrata in azienda di Stefano nel 2014 è stata fondamentale, è con lui che abbiamo cominciato a strutturarci come azienda artigiana. Io, devo ammetterlo, sono molto brava nella mia passione, ma in quanto a immagine e rapporto col cliente b2b… non ci siamo proprio!

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Principalmente mi piace lavorare con produttori italiani che producano ancora in Italia. Non è sempre facile ma non è impossibile. Prediligo materiali naturali oppure tecnici. E poi c’è tutto il mondo del BIO… non siamo talebani sulla questione, ma sicuramente un buon tessuto rende il capo più bello!

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Di seguirla… chissà dove le può portare!

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua?

Certo! Non sono poche le aziende gestite da donne.

Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Devo dire che da questo punto di vista non sono partigiana, credo sia importante un gruppo di persone che spieghino il valore dell’handmade, il genere in questo caso non ha importanza.

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Certo! Si chiama 1×4. E’ stato l’inizio della nostra linea dei Trasformabili. È nato per un errore mio di creazione di un modello, ma mi sono accorta che, modificato in maniera sapiente, sarebbe potuto diventare un prodotto davvero interessante… E’ in collezione dal 2012 ed è una delle referenze che vendiamo di più…

Le interviste

A tu per tu con l’artigiana che si ispira a Confucio…

Abbiamo fatto qualche domanda a Maria Vittoria, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “Mhatì”. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei e del suo progetto? Buona lettura!

Qualche parola per descriverti.

Sono Maria Vittoria, ho 31 anni, pugliese di nascita e milanese d’adozione. Dopo gli studi di moda, ho iniziato a lavorare come stilista per un’azienda di abbigliamento bambino che produce per noti brand. Nel 2012, per motivi personali e di lavoro mi sono trasferita a Milano… 

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata
una vera e propria attività imprenditoriale?

La Mia passione per la moda e per l’handmade nascono sin da piccola, quando dall’età di 5 anni disegnavo figurini e abiti  sognando la mia collezione.Ho iniziato a realizzare i miei primi abiti durante il corso di studi, li realizzavo anche per le mie amiche. Trasferitami a Milano, dopo una serie di corsi di sartoria e dopo l’esperienza lavorativa, mi sono appassionata ancor di più al mondo dell’artigianato e ho deciso di realizzare il mio sogno più grande: creare una mia collezione di abiti sartoriali ed accessori.Il mio desiderio, da sempre, è quello di creare qualcosa di unico, capace di riflettere la mia personalità: pura, essenziale e piena di emozione.Ho creato così la mia linea Mhatì. Pezzi unici senza tempo, moderni, raffinati, sofisticati nell’apparente semplicità, risaltano l’artigianalità e il Made in Italy.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Non ci sono stati momenti duri, ma questo lavoro comporta tanto studio, sacrifici, impegno e dedizione. Per confezionare abiti sartoriali rifiniti a mano occorrono ore ed ore di intenso lavoro… Spesso passo nottate a confezionare i miei capi! Ma la passione prevale su tutto, e come disse un tempo Confucio: “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, nemmeno un giorno della tua vita”.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Amo i tessuti, quelli belli, di qualità. Perciò per i miei abiti scelgo tessuti naturali, pregiati, solo Made in Italy. Faccio un’attenta ricerca di materiali, in giro per aziende tessili e fiere di settore… Fortunatamente, in questo, noi italiani siamo agevolati. 

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue.
Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i
tuoi prodotti?

Credo che instaurare un rapporto di fiducia e fedeltà con i clienti sia fondamentale.Cerco di “coccolare” le mie clienti dandogli  la mia attenzione, e offrendogli abiti di qualità che le rendano uniche.Voglio che capiscano quanto sia divertente giocare con la moda, scegliere dei capi unici che ci valorizzino e distinguersi in una società che tende ad omologarsi sempre più! 

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

L’unico consiglio che mi sento di dare a chi ha voglia di intraprendere questa strada e’ quello di studiare molto, fare molta pratica ed essere determinati nelle proprie scelte. E’ sicuramente un percorso difficile, quello di un settore dove l’offerta e’ talmente ampia, che per trovare spazio, bisogna puntare sulla professionalità, sulla conoscenza delle materie prime, sulla cura dei dettagli. 

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi
sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Collaboro con altre amiche che realizzano prodotti handmade perché il confronto e’ utile per crescere  e migliorarsi! Nell’ambito sartoriale non si smette mai di imparare! 

C’è una creazione al quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai
realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata
una persona per te importante.

Non ci sono abiti più importanti di altri. Amo tutte le mie creazioni, perché ognuna di loro è realizzata con passione. Sono le mie opere d’arte, rappresentano me stessa. E ogni qualvolta una cliente acquista un mio abito, va via anche una parte di me, del mio tempo, quello che ho dedicato per idearlo e realizzarlo.