Le interviste

A tu per tu con la ragazza con le stoffe nel destino…

Abbiamo fatto qualche domanda a Chiara, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “Chicala Handmade”. Ci ha detto tanto di lei e del suo progetto, buona lettura!

Qualche parola per descriverti.

Mi chiamo Chiara, ed il mio nome mi rispecchia moltissimo. Sono le mani, il cuore e la testa che si trovano dietro a Chicala. Sono nata nel 1994 e vivo in Piemonte, ai piedi delle montagne. Creativa da quando ne ho memoria, amante di tutto quello che è arte e fatto a mano, da sempre. Ho un amore immenso per gli animali e per i bambini: credo siano le vere bellezze del mondo.

Come è nata la passione per la sartoria? In che modo e quando hai deciso di renderla una vera e propria attività imprenditoriale?

La mia passione per la sartoria nasce davvero molto tempo fa: fin da quando sono piccola mia mamma, da autodidatta, si è sempre cucita e creata abiti da sola, mentre mia nonna è una bravissima ricamatrice. Immersa tra fili e stoffe da sempre, crescendo ho iniziato ad appassionarmi volendo imparare sempre di più. Ho cucito di tutto: borse, bambole, vestiti per bambini e per me, fino al giorno in cui ho deciso di fare una scuola di Fashion Design che mi ha portata ad apprendere ancora meglio tutto quello che ruota dietro questo mestiere: dal disegno, la parte che amo di più, alla realizzazione vera e propria.

Finita la scuola ho comunque impiegato vario tempo prima di decidermi ad intraprendere seriamente questa strada; ho svolto vari lavori, sempre cercando di non abbandonare mai le mie passioni che ripetutamente bussavano alla porta. Un giorno però qualcosa è scattato e mi sono lanciata: “ora o mai più” mi sono detta, ed eccomi qui.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Il momento più duro credo sia stato quello di prendere la decisione di buttarmi e credere in me stessa, prendere coscienza che il mio futuro sarebbe dipeso solo da me. Non è quasi mai facile far bastare il tempo per tutto: la creatività, la ricerca, le realizzazioni, le vendite, i social.. tutto richiede il suo tempo e le giornate dovrebbero essere di 48 ore. Spesso avrei bisogno di molto più aiuto dei quello che ho al momento ma tutto sommato sono davvero molto soddisfatta.

Come scegli tessuti e materie prime per i tuoi abiti?

I tessuti e le materie prime sono per me fondamentali. Prima di aprire la mia attività ho svolto molte ricerche e fatto varie prove fino a trovare quello che davvero mi convinceva. Quando andavo a scuola ci facevano cucire su tessuti di ogni genere e colore ed ho semplicemente trovato le mie preferenze cercando di assecondare sempre di più la mia idea di abbigliamento etico e sostenibile.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

La cosa che desidero di più è entrare in empatia con chi mi segue. E’ davvero fondamentale per me riuscire a creare un legame con loro, creare un gruppo di persone che hanno interessi ed idee affini alle mie. Grazie a loro, lavoro ogni giorno e confrontarmi su pensieri e situazioni è, ormai, come prendere un caffè tra amiche.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Non penso ci siano molti consigli da dare: quando una passione è forte, nasce da dentro e prima o dopo ha necessità di uscire fuori. L’unica cosa che posso fare è incoraggiarle a non mollare: avere un sogno è molto bello ma cercare di realizzarlo, lo è di più.

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Penso che creare una rete di persone amanti dell’Handmade sia davvero importante per valorizzare il lavoro artigianale ed il ritorno alla moda sostenibile. Ognuna di noi è diversa, con un suo stile ed una sua storia, credo che il confronto possa solo renderci migliori.

Per il mio modo di essere, trovo però che per avere delle valide collaborazioni sia imprescindibile il fatto che ci si relazioni con persone che sentiamo affini a noi per qualche motivo e che possano davvero contribuire alla nostra crescita, personale e lavorativa.

C’è un capo al quale sei particolarmente legata? Magari perché lo hai realizzato in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Al momento, nella collezione P/E, sono uscite unicamente le t-shirt ricamate a mano e sarebbe davvero difficile dire quella che preferisco: ogni ricamo è per me un messaggio, una poesia che creo con ago e filo, per farla indossare e far sentire a proprio agio chi sceglie di acquistare da me.

Forse, se proprio devo scegliere, quelle che amo di più sono le dediche personali, quelle per cui si fidano ciecamente di me e mi raccontano la loro storia. Ecco, si.. quelle le amo.

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A tu per tu con le sarte che hanno unito le forze…

Abbiamo fatto qualche domanda a Novella e Tania, protagoniste della settimana di donneinstoffa con il loro “Nivule + Pesci Rossi”. Curiosi di sapere cosa ci hanno raccontato? Buona lettura!

Qualche parola per descrivervi.

Siamo Nivule + Pesci Rossi piccola sartoria indipendente di Piacenza, all’anagrafe Novella e Tania, due teste con gusti e personalità diverse che si ispirano vicendevolmente per proporre ogni volta nuovi mondi da indossare: non a caso il  motto di Nivule + Pesci Rossi è due teste, molti mondi.

La nostra avventura insieme inizia nel 2015 quando ci siamo conosciute durante alcune riunioni che avevano lo scopo di fare rete tra i piccoli artigiani della nostra zona.

Queste riunioni hanno dato vita al mercatino  A/mano market e al Lo Fai handmade bar, piccolo shop di produzioni artigianali, e hanno permesso a noi due di conoscerci e confrontare i piccoli marchi che stavamo portando avanti singolarmente. La decisione di unire i nostri progetti ci ha fatto procedere con maggiore sicurezza e consapevolezza.

Come mai avete deciso di chiamarvi Nivule + Pesci Rossi?

Nell’indecisione che ci caratterizza abbiamo pensato di unire semplicemente i nomi dei nostri marchi precedenti: Pesci Rossi e Nivule.

Come è nata la passione per la sartoria? In che modo e quando avete deciso di renderla una vera e propria attività imprenditoriale?

Si è trattato di un percorso graduale, che continua ancora oggi.

Abbiamo iniziato entrambe studiando moda a Milano, Novella all’ Istituto Europeo di Design mentre Tania ha seguito una scuola di modellistica e sartoria.

L’impulso di esprimersi attraverso il creare ha sempre fatto parte di noi e man mano ci siamo avvicinate al mondo della sartoria indipendente.

Non avendo fondi da investire abbiamo iniziato facendo tutto noi, dal taglio, al cucito, alle foto per il nostro shop online, fino alla vendita.

Adesso finalmente collaboriamo con altri creativi in diversi campi che contribuiscono a creare quello che è Nivule + Pesci Rossi. 

Prima di intraprendere questa avventura eravate già amiche?

Ci conoscevamo da qualche tempo, ma la nostra amicizia è nata tra forbici, gessetti e scampoli di tessuto.

Se doveste guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Come prevedibile all’inizio le cose sono state più difficili, eravamo abituate a lavorare separatamente e abbiamo dovuto prenderci un po’ le misure, poi un’attività in principio è sempre più complicata, tutto è nuovo e un po’ spaventoso. Ma un passo alla volta le cose appaiono più chiare.

Come scegliete tessuti e materie prime per i vostri abiti?

Preferiamo i tessuti di composizione naturale e quasi sempre i prodotti che utilizziamo sono l’ultimo livello della “catena alimentare” dell’industria della moda, tessuti di qualche decade fa o prodotti in eccedenza dalle grandi industrie della moda.

Sono tessuti di ottima qualità ma che presentano anomalie qua e là, che riusciamo a evitare proprio grazie all’artigianalità della nostra produzione, ovvero tagliando a mano ogni singola parte del capo.

Da alcuni contenuti sulla vostra pagina Instagram emerge lo spirito collaborativo con altre colleghe. Quanto pensate sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Esatto, ci piace molto collaborare con altri creativi, crediamo nella sinergia che si crea tra le persone.. e quasi sempre si tratta di donne effettivamente!

C’è sicuramente un gran bisogno di tornare ad acquistare in maniera più attenta, specie nel campo della moda. Dobbiamo riabituarci a comprare capi di qualità che durino nel tempo e che non seguano una moda passeggera, capi fati bene ed in maniera etica, senza sfruttamento di chi li produce e con un occhio di riguardo all’ambiente.

Dai vostri post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Per noi è fondamentale, come potremmo creare vestiti che piacciono senza sapere con chi stiamo parlando?

E’ anche per questo motivo che facciamo spesso market, per poter conoscere di persona chi acquista i nostri capi, vedere gli abiti indossati, fare due chiacchiere, e trarre ispirazione da questi incontri.

Che consiglio dareste alle donne che hanno la vostra stessa passione?

Che tutto si puo’ fare, basta volerlo!

Il nostro consiglio per chi inizia un’attività è di razionalizzare le energie, definire il target di riferimento e il prodotto perchè sarà più facile lavorare sui vari aspetti in seguito… e non dimenticate di divertirvi!

C’è un capo al quale siete particolarmente legate? Magari perché lo avete realizzato in un periodo particolare della vostra vita o perché a ispirarvi è stata una persona per voi importante.

Uno dei capi che preferiamo nella nuova collezione è il vestito Greta, ispirato alla giovane attivista svedese. Ai nostri occhi questo vestito le somiglia perché ha l’animo moderno, come quello di questa ragazza con la metà dei nostri anni, decisa e concreta, ma allo stesso tempo ha la morbidezza e il romanticismo di un capo di altri tempi, così come l’animo di Greta ci appare quello di un’eroina romantica, pronta a lottare senza se e senza ma per quello in cui crede.

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A tu per tu con la ragazza con le fasce tra la testa…

Abbiamo fatto qualche domanda ad Annalisa, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “Billie”. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato? Buona lettura!

Chi sei, parlaci un po’ di te.

Annalisa 32 anni, capelli lunghi e mossi, fisico ginoide, estroversa, segni particolari: fulminata! Scherzo, però ho spesso la testa fra le nuvole!

Come è nata la passione per l’handmade?

In realtà da piccola, con gli scampoli di mia nonna, a 10 anni cucivo abiti per le Barbie, un aneddoto divertente è che ad un certo punto li confezionavo e poi li davo da vendere a mio fratello più piccolo di me, alle sue amichette di scuola a 5.000 lire. Gli corrispondevo 1.200 lire a vendita ossia il costo di un Cucciolone. Il business finì dopo una settimana perché fu scoperto dalla maestra…

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Quando ho lavorato per una start up e ad un certo punto non mi è stato rinnovato il contratto. Non rimasi con le mani in mano neanche un secondo, mi rimboccai le maniche e finalmente dopo poco tempo trovai un altro lavoro, nel frattempo nacquero le Billie.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Hai presente gli occhi di un bambino davanti ad un negozio di caramelle? E’ la mia fotografia davanti ai rotoli di tessuto. Subito dopo la vista viene il tatto, devo toccarli per sentirne la qualità. Li scelgo sia di pancia, che a seconda di quello che è piaciuto di più ai market a cui partecipo, ma soprattutto scelgo per averne una varietà diversa adatta a tutti i gusti.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Beh, quando si acquista un prodotto handmade, si abbraccia una filosofia di consumo diverso, il viso di una cliente soddisfatta è la mia, perché penso che il mio tempo e le fatiche non siano andate perse.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

GO GIRLS! GO!

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Dalle sane collaborazioni nascono cose bellissime e ci si sorregge a vicenda, io sono stata davvero fortunata in questo. Spesso condivido lo spazio espositivo insieme a Monica, mia grande compagna di merenda nonché vera artista! I suoi gioielli sono un qualcosa di davvero speciale! Meravigliosi @lagallinavisionaria

C’è una creazione al quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Si, la creazione più bella è stata sicuramente la prima fascia per la mia nipotina, cuore di Zia!!!

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A tu per tu con la sarta che ha saputo rischiare…

Abbiamo fatto qualche domanda a Claudia, protagonista dell’ultima settimana di giugno di donneinstoffa. Curiosi di scoprire cosa ci ha raccontato di lei e del suo progetto “Guardastelle Handmade”? Buona lettura!

Qualche parola per descriverti.

Sono nata a Torino, ma molto presto mi sono trasferita con la mia famiglia nel biellese. Sono così cresciuta in un piccolo paese in un contesto naturale che mi ha insegnato il valore della vita all’aria aperta dove le relazioni umane guidano tutto.

Lì, mio nonno produceva macchine tessili. Mi ricordo quelle rumorose e inarrestabili apparecchiature metalliche che restituivano la variegata delicatezza dei tessuti, con le loro trame e i loro disegni. Ho imparato a conoscerli e ad amarli. Vedevo nei tessuti la storia che li precede e, negli abiti confezionati, altra storia: la storia della loro provenienza e la storia che contribuiscono a scrivere, la storia di chi li indossa.

Ma un paese in collina, per una ragazza di 19 anni è un mondo troppo piccolo, così ho cercato la mia strada trasferendomi a Milano dove mi sono laureata in marketing e comunicazione con specializzazione nel settore moda e per anni ho lavorato presso grandi aziende del fashion. Alla fine del 2018 ho trasformato la mia passione per la moda in un’iniziativa personale: la sartoria artigiana Guardastelle.

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

Vorrei raccontarvi cosa ha voluto dire, per me, ripartire.

Negli ultimi 2 anni ho rimesso in discussione ogni aspetto della mia vita. Un figlio ti mette davanti a chi sei veramente e, alla fine, mi ha portata per temporali emotivi su una strada inizialmente impervia e in salita, ma poi chiara, diritta e con una vista bellissima: è la strada che porta a diventare se stesse. La mia vita è cambiata radicalmente, una nuova forza e una prospettiva diversa mi hanno fatto capire che il desiderio di costruire qualcosa che rispecchiasse l’idea di vita che sognavo aveva il diritto di nascere e io avevo il dovere di rispettare il mio sogno.

Tutto è cominciato da un fatto che mi ha sempre dato molto fastidio: il fast fashion ti impone di adeguare il tuo corpo ai vestiti, ma ognuna di noi è diversa ed è ingiusto doversi sentire inadeguate perché i canoni della moda sono riservati a chi ad essi si sacrifica (o più semplicemente, a chi ha la fortuna di avere una struttura fisica adeguata). Io non ho un corpo perfetto ed è frustrante andare nelle grandi catene e sentirsi sbagliata per comprare un capo a basso prezzo che dura una stagione o poco più. Noi donne, specie in quest’epoca che a passi sempre più lunghi comincia a celebrare la body diversity, meritiamo una qualità della vita a tutto tondo. E questo inizia dal sentirsi giuste in qualsiasi abito. Uno che ci rappresenti e che ci accompagni nel tempo, sulla strada che scegliamo di perseguire. In pratica, vorrei rendere la vita delle mie clienti più facile, più bella, più spensierata. Valorizzando i loro corpi come avrei sempre voluto succedesse per il mio. Ma se volevo tutto questo, dovevo farlo da me. Così ho preso ago e filo e non ho più smesso.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Decidere di lasciare il posto fisso.

Paradossalmente proprio l’avere qualcosa di stabile ostacola lo slancio vitale che ognuno di noi dovrebbe seguire. Il posto fisso dà tante sicurezze e va bene. Ma ha anche un aspetto artificioso. A volte ti rendi conto che c’è una discrepanza fra il contribuire al successo di un’impresa prendendosi la responsabilità delle proprie azioni e la paura di sbagliare e per questo venire giudicati. In una grande azienda, questo può frenare ogni iniziativa. Ci vuole coraggio sia ad andare fino in fondo nel lavoro da impiegati e lottare per ciò che si crede sia giusto per l’azienda, sia a prendere coscienza che forse puoi dare di più al di fuori di un contesto strutturato.

Ho riflettuto più di quanto avrei pensato possibile e poi ho detto “basta, mi butto!”.

Tutto sommato, preferisco essere un’inguaribile ottimista ed avere torto che vivere da pessimista e avere ragione.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Mi affido all’esperienza tramandatami da mio nonno Mario e da mia mamma Silvana. I tessuti sono elementi fondamentali, tasselli vivi della costruzione finale. Di solito lascio che sia l’istinto a guidarmi. Penso che sia un’alchimia

speciale fra l’esperienza maturata negli anni e la capacità di lasciar libero l’inconscio di continuare il lavoro che scaturisce da un’intuizione. Faccio, poi aggiusto il tiro.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Per un artigiano la fiducia è tutto. Quello che so è quello che faccio. Ti esponi molto nelle tue creazioni. Se scelgo di acquistare in un posto piuttosto che in un altro è perchè oltre a fattori etici e di gusto, spesso si aggiunge quell’energia umana che ci fa legare ed empatizzare.

Sì, l’empatia è fondamentale per trasformare dei prodotti in un’esperienza, qualcosa che tocchi le corde del mio pubblico e li faccia immaginare di poter essere la versione migliore di se stesse.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Impegnarsi, sognare, realizzare, studiare e rischiare. Ma al di là delle belle parole, è l’azione che rende tutto vero. Va bene pianificare, pensare, parlarne, confrontarsi, ma il primo vero passo è quando si fa. È molto più spaventoso vivere una vita sicura ma piena di frustrazioni che rischiare di essere libere di perseguire i propri sogni, quindi buttatevi e cercate la vostra strada. Se dovete provarci, andate fino in fondo. C’è una bellissima poesia di Bukowski, “Lancia i dadi”, che dice esattamente questo e termina con una frase bellissima:

Cavalcherai la vita fino alla risata perfetta. E’ l’unica battaglia giusta che esista.

E aggiungo una cosa: il digitale aiuta tantissimo, perché è un’eterna versione beta. Dopo una giusta preparazione lanci l’idea, ma poi c’è sempre un modo di aggiustare il tiro mentre si procede. Nell’artigianato una mentalità slow è ciò che rende i tuoi prodotti speciali ed empatici, ma nel contesto digitale la velocità è tutto. Quindi partite adesso.

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Ci sono tantissime artigiane che ammiro. Io sono arrivata da poco nel settore dell’handmade ma ho potuto confrontarmi con persone talentuose, magnetiche e ispiranti. Anche se non collaboro nella produzione con altre artigiane, la rete che si crea è a dir poco rivitalizzante, ma va messa a sistema per rendere l’handmade rilevante… anche per competere, un giorno, con i marchi più consolidati. Fatevi in là, stiamo arrivando!

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

L’abito a portafoglio. è stata la prima creazione che ho confezionato per me mentre ero incinta della mia piccola Anita. È per lei, oltre che per me stessa, che sto facendo quello che faccio.

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A tu per tu con la sarta che crea alla Scala…

Abbiamo fatto qualche domanda a Ilaria, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “Madame Ilary”. Ci ha raccontato tanto, di lei e della sua attività. Buona lettura!

Qualche parola per descriverti

Sono Madame Ilary, costumista e couturier, amo gli abiti e i costumi da quando ero molto piccola il mio percorso e’ stato quindi rivolto a imparare l’arte del cucito e del design . Mi sono diplomata all’accademia di belle Arti in costume e scenografia poi fashion design allo IED di Milano. Sono napoletana ma vivo a Milano da 9 anni, non ho mai avuto un piano B!

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

Da sempre amo creare, dopo diverse esperienze come costumista, assistente, sarta in ambito teatrale, ho iniziato circa 21 annifa’ e ancora oggi lavoro a teatro da quatto stagioni Alla Scala…avevo forte il desiderio ed il sogno di creare qualcosa di mio, e’ cosi’ un anno e mezzo fa’ ho aperto la mia piccola Maison. Faccio abbigliamento femminile e turbanti, che sono la mia grande passione.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Sicuramente cambiare città’ e’ stato difficile, ma necessario, anche sotto l’aspetto artistico, Napoli e’ una città’ con una storia una cultura molto vivace, la creatività’ la si respira ovunque e non vedere non sentire i colori i profumi, sopratutto quello del mare, e’ per me una grande mancanza, ma li porto dentro e me li tengo stretti…

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Credo sia importante instaurare un rapporto di fiducia con ti sceglie, oggi c’e’ tanto anzi troppo…chi sceglie deve sapere chi c’e’ dietro quello che acquista, conoscere il suo percorso la sua professionalità. Questo cerco di far trasparire attraverso i miei post, dietro il mio lavoro c’e’ una grande passione e tanti sacrifici, e’ importante che le persone conoscano chi sei, devo dire che comunque essendo una timida… fare stories, fotografarmi non e’ facile, solo da poco ho incominciato a farlo proprio per cercare di comunicare e far conoscere quello che faccio.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Sicuramente i sogni vanno realizzati o almeno ci si prova…la vita e’ una e senza sogni e passioni non sarebbe degna di essere vissuta, quindi consiglio di buttarsi ma di tenere sempre ben presente che e’ molto fatico e difficile, bisogna possedere grande preparazione e professionalità.

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Per ora nessuna collaborazione ma mi piacerebbe moltissimo infatti spero che presto qualcosa si realizzi. Credo sia importante che si faccia rete insieme, che si dia una svolta al mercato e che si faccia capire che c’e’ tanto e anche di bellissimo da scegliere oltre a quello che ci viene proposto, più’ bello e più’ sano direi.

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Difficile dire la creazione alla quale sono più’ legata ma forse il Panta Marlene, ispirato agli anni’30 e dedicato appunto a Marlene Dietrich, una diva che mi piace moltissimo. Amo da sempre il suo stile il modo che aveva di essere femminile in giacca e pantalone, i capii che amo di più’ del guardaroba. Questo pantalone lo studiavo da un po’… volevo che fosse comodo, stiloso, maschile ma ultra femminile, street ma chic…insomma un po’ di cose, spero di essere riuscita a mescolare 


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A tu per tu con l’avvocato con le stoffe nel cuore…

Abbiamo fatto qualche domanda a Sara, protagonista della settimana di donneinstoffa con la sua “Sartoria Sovversiva”. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei e della sua attività imprenditoriale? Buona lettura!

Qualche parola per descriverti.

Sono Sara, 42 anni di Ferrara. Ho svolto per 15 anni la libera professione come avvocato, occupandomi di diritto penale, del lavoro e bancario. Ad un certo punto, mi sono accorta che non ero felice e che, probabilmente, quella non era la mia strada.
Mi sono iscritta ad una scuola di moda e ho conseguito il diploma di stilista e modellista sartoriale. 
Nel 2017, ho finalmente deciso di seguire la mia passione per tutto ciò che è creativo (fotografia, arte, moda) e ho creato il brand Sartoria Sovversiva.

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

La mia passione per l’handmade nasce dalla volontà di allontanarmi dalla proposta della grande distribuzione, che ci vuole tutti uguali, tutti omologati, standardizzati, obbedienti a modelli non realistici;
dal bisogno di rallentare i ritmi, di rispettare l’ambiente, di evitare gli sprechi del fast fashion, di acquistare meno e meglio, di acquisire consapevolezza del sè;
dal desiderio di esprimere personalità e stile anche attraverso la propria immagine. 
Non ultimo, dalla difficoltà di trovare capi adatti alla mia fisicità curvy.
Il mio percorso è iniziato come un hobby. Dapprima realizzavo abiti solo per me, poi per le amiche. Poi, pian piano, è diventato un lavoro.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Il mio è un percorso di cambiamento profondo. Dapprima dentro e poi fuori. La difficoltà è stata quella di abbandonare un percorso già avviato e definito (studio professionale in proprio) per seguire una strada nuova che, però, mi ha portata ad avvicinarmi di più alla mia vera natura.
Lo scoglio è stato quello di confrontarmi con i luoghi comuni, con lo stereotipo secondo il quale esistono lavori di serie A e lavori di serie B.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Le mie collezioni e i miei capi sono pensati per le donne, per essere utilizzati sempre, senza stancare, proprio perché non seguono le ultime tendenze ma mirano ad esprimere lo stile di ognuna.
Scelgo tessuti piacevoli da utilizzare, semplici da portare e di facile manutenzione, per rispondere alle esigenze delle donne, sempre prese da mille cose ma che vogliono sentirsi bene nei propri panni, in ordine e femminili. 
Adoro i colori, le fantasie, i contrasti e cerco di prendere quantitativi limitari di tessuto, per mirare il più possibile a realizzare pezzi unici. Non indosso e non creo quasi mai nulla di nero.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Quello che stiamo vivendo è un mondo social. È proprio grazie ai social, soprattutto instagram, che riusciamo a creare connessioni, a ridurre le distanze. 
Il mio è quello che oggi si definisce personal brand. Sartoria Sovversiva sono io. Sono gli abiti che indosso nella vita di tutti i giorni, i tessuti che porto volentieri, i colori che amo.
Ed è così che mi pongo. Ci metto la faccia, propongo quello in cui credo, come farei con le mie amiche.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

I percorsi sono tutti molto diversi e non è facile dare consigli. L’unica cosa che posso dire è che bisogna essere molto preparati nella tecnica e non improvvisarsi. E poi, naturalmente, crederci e non aver paura di esprimere se stessi. 

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Credo molto nella collaborazione tra donne, nel sostegno reciproco e nel network femminile. In passato, ho collaborato con alcuni negozi e non escludo di poter ripetere l’esperienza in futuro.

C’è una creazione al quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Non c’è un capo che amo più degli altri. I miei abiti e i miei capi sono tutti dedicati alle persone che mi stanno attorno o a persone che sono state importanti per me o che mi hanno ispirato il capo.

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A tu per tu con la creativa che pensava ad Alice…

Abbiamo fatto qualche domanda a Marika, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “Le cose di Mariviglia”. Ci ha detto tanto di lei, lo condividiamo con voi come sempre. Buona lettura!

Qualche parola per descriverti.

Mi chiamo Marika, ho 40 anni e sono mamma di due bellissimi bimbi, una femmina di 10 anni e un maschio di 8. Abito a Rubano un comune a 7 km dalla città veneta di Padova, in una casa bianca con i vetri all’inglesina circondata dal verde. Amo la natura, gli animali (soprattutto il mio micione Romeo), la vita semplice della campagna Veneta fatta di sapori semplici, animali di campagna e profumo di fiori e natura, e tutto ciò influisce e si rispecchia nelle mie creazioni semplici e campagnole. Non mi definisco una sarta ma una creativa in quanto totalmente autodidatta e perché alla perfezione preferisco il tocco creativo. Ho iniziato a creare abiti per me e per i miei figli qualche anno fa e da quest’anno su richiesta per le persone che si affidano a me per avere un capo fatto a mano per sé o per i suoi bimbi. Quando riesco partecipo a mercatini di creativi nella mia zona. Ho tantissime stoffe tutte colorate non amo i colori neri o troppo scuri perché amo la vita a colori come la natura. Creo a sensazione lavorando il progetto dalla mia testa normalmente partendo dal tessuto scelto.

Come è nata la passione per la sartoria? In che modo e quando hai deciso di renderla una vera e propria attività imprenditoriale?

La mia non si può definire per il momento un’attività imprenditoriale in quanto artigiana che lavora in casa, ma spero piano piano di poter riuscire a realizzare il mio sogno di aprirmi una piccola bottega fatta di pezzi unici, stoffe, libri e oggetti del passato.

La mia nonna è stata la mia prima insegnante guardandola cucire con la sua Singer nella sua casa di campagna quand’ero una bambina.

“Le cose di Mariviglia” deriva da un misto tra Alice nel paese delle Meraviglie e me, il suo mondo colorato e magico dove tutto è possibile mi rappresenta.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Momenti duri ci sono tutti i giorni perché sono all’inizio e perché non è facile riuscire a farsi capire e apprezzare in un mondo dove le grandi aziende e i grandi marchi la fanno da padrona.

Come scegli tessuti e materie prime per i tuoi abiti?

I tessuti li compro on-line secondo il mio gusto, mentre per mercerie, pizzi e altro mi recò nelle mercerie della zona con la mia bicicletta.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Il rapporto con in media e con in Instagram non è facile in quanto quello che creo parla di me e non è semplice trasmetterlo alle persone che fanno anche difficoltà a fidarsi ma il mio obiettivo è messaggio è quello di farsi noi la nostra moda vestendoci secondo il nostro gusto senza farsi condizionare, con originalità.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Il mio consiglio è quello di provarci, ascoltarsi e mai rinunciare perché ci vuole costanza e fatica ma poi le soddisfazioni arrivano e se non arrivano crei per te stessa che sei il tuo primo veicolo di moda originale.

C’è un capo al quale sei particolarmente legata? Magari perché lo hai realizzato in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante

La gonna Anna, una gonna dedicata alla mitica Anna Magnani: una gonna semplice, comoda, elegante e pratica per muoversi in bici come facevano tutti i giorni le donne normali degli anni 50. Ma anche la camicetta Fly con gilet, una camicetta dallo stile country – boho che può essere sia a manica lunga che a mezza manica, uno stile fresco e campagnolo che ti fa sentire libera e leggera abbinabile sia al jeans che ad una gonna in Coordinato con il gilet. Per essa prediligo tessuti leggeri in mussola, sangallo, lino o batista di cotone.

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A tu per tu con la ragazza che ama la carta…

Abbiamo fatto qualche domanda a Federica, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “La Toppa”. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato? Buona lettura!

Qualche parola per descriverti.

Sono Federica, ho 24 anni, vivo a San Benedetto del Tronto, una splendida città marchigiana che si affaccia sul mare. La creatività ha sempre fatto parte di me e ho sempre avuto le mani impegnate sin da piccolina!Sono una persona molto sensibile e attenta ai particolari e in un contesto in cui ormai tutto ruota intorno alla comunicazione visiva, cerco sempre di ricordare l’importanza di un approccio multisensoriale alla realtà. Ho una passione sfrenata per la tipografia e la grafica e mi definisco una paper lovers: conosco qualsiasi tipologia di carta e adoro esprimermi con tutti i sensi che ho a disposizione, con l’obbiettivo di sorprendere!Sono convinta che la bellezza e l’unicità delle cose si trova proprio nei piccoli dettagli, e nell’avventura della Toppa curo ogni sfumatura in maniera quasi maniacale.Adoro la fotografia, la natura e i colori. Amo viaggiare e condividere con gli altri le mie passioni.Nella vita sono una designer e insieme al mio ragazzo Davide siamo LaToppa.

Come è nata la passione per la sartoria? In che modo e quando l’hai resa una vera e propria attività imprenditoriale?

Ho sempre avuto un forte interesse verso il fashion design, e la sartoria mi ha sempre appassionato! Sono affascinata dal meccanismo per il quale un’idea che vaga per la testa possa diventare poi un qualcosa di reale e tangibile. Ed è proprio ciò che accade nella sartoria! Penso di essermi innamorata veramente a questo mondo, grazie ad un corso all’università tenuto dal professor Crisiano Toraldo di Francia: dovevamo realizzare un abito che rompeva gli schemi e che ci rappresentasse. Non è stato facile ma è stato proprio da quel momento che ho iniziato a cimentarmi con ago e filo. Oggi curo la direzione artistica de LaToppa ed è bellissimo quando la tua attività imprenditoriale coincida con la tua più grande passione!

Le toppe come elemento distintivo della tua attività. Come si è sviluppata questa idea e quanto è importante la ricerca dei tessuti per realizzare le t-shirt?


E’ buffo dirlo ma è iniziato tutto un po’ per caso: il mio ragazzo decise di decorare alcune sue vecchie t-shirt bianche per renderle più accattivanti e, approfittando di alcuni foulard scoperti nel baule di sua nonna, mi fece cucire quei vecchi tessuti creando dei patchwork a forma di taschino. Una volta indossate, molti dei suoi amici dimostrarono subito un forte interesse per le sue “nuove” maglie e fu così che decidemmo, spinti dalle loro estenuanti richieste, di realizzare una prima piccola collezione a loro dedicata. Non ci bastavano però i consensi di parenti e amici e, spinti dalla voglia di conoscere ciò che pensavano gli altri riguardo i nostri prodotti, abbiamo deciso di spedire le nostre t-shirt a tutto il team di Radio Deejay e in particolare a Linus e Nicola Savino. Da loro fan sfegatata quale sono, non mi sarei mai aspettata di vedere una mia creazione indossata e pubblicizzata in TV proprio da Linus nel programma Deejay Chiama Italia! Impossibile dimenticare la gioia di quella mattina del 16 Novembre 2016. Da quel momento in poi ho iniziato a credere veramente e fortemente nel progetto de LaToppa, che di lì a poco sarebbe divenuto un vero e proprio lavoro. Le stoffe, ormai l’avrete capito, sono la sostanza del nostro progetto: fin dal momento della nostra nascita siamo immersi nel fantastico mondo dei tessuti di cui, ancora oggi, siamo follemente innamorati. La nostra ricerca ci ha spinti sempre più lontano: Parigi, Londra, New York e San Francisco sono solo alcuni dei luoghi visitati da cui abbiamo scoperto tessuti con incredibili storie da raccontare. Questi, scelti e reinterpretati dai nostri clienti, riescono a conferire unicità ai nostri prodotti.

Collaborare con le colleghe, trarre ispirazione dal lavoro altrui. In che misura ritieni questi due elementi rilevanti per il tuo lavoro?

Il confronto in questo lavoro è fondamentale. Collaborare con chi naviga con te in questo fantastico mondo ti aiuta a crescere e a capire quali sono le scelte giuste da fare. Ho sempre creduto nella contaminazione di idee e non riesco a non condividerle con chi mi sta intorno. Trarre ispirazione dal lavoro altrui credo sia il complimento più bello che una persona possa fare ad una collega e avere un confronto leale e sano con chi fa il tuo stesso mestiere non può che arricchirti.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Il momento più duro è stato convincere gli altri che questo “gioco” poteva diventare un vero e proprio lavoro. Sono stata la prima a crederci e grazie al supporto di Davide, oggi tutti sono fieri e orgogliosi di ciò che abbiamo creato.

Dai tuoi post traspare la voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Il rapporto con il cliente è importantissimo! Chi decide di acquistare i miei prodotti si fida di me e crede nel mio progetto e il mio obbiettivo rimane sempre quello di non deludere mai! La soddisfazione più grande è vedere che le mie creazioni rendono felici le persone che le indossano e non c’è cosa più bella nell’essere considerata dal cliente un “porto sicuro” dove può tornare e ritornare più volte senza mai rimanere deluso.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Non abbiate paura di buttarvi e di tentare… Niente è impossibile, basta solo credere in quello che si fa e avere sempre un obbiettivo da raggiungere, cosi tutto sarà più facile!

Le interviste

A tu per tu con la creativa ai tempi dei social…

Abbiamo fatto qualche domanda a Gaia Segattini, protagonista della settimana di donneinstoffa. Curiosi di sapere quello che ci ha raccontato della sua storia e di come è nato il suo brand? Buona lettura!

Qualche parola per descriverti.

Sono fashion designer dal 1994 e ho sempre lavorato su marchi giovani legati allo sport e alle tendenze street. Ho sempre avuto interesse per i fili conduttori ed i trend e dal 2007 ho cominciato a scriverne sui portali Condè Nast appassionandomi presto al fenomeno internazionale del nuovo artigianato. Mi piace ragionare creativamente su un progetto dall’ideazione iniziale fino alla sua proposizione finale, dalle foto alla comunicazione. Mi appassiono a quello che penso sia il mio target di riferimento fino, per curiosità ed empatia, a
fondermi con esso. Ho una curiosità e passione per le persone molto forte, percepisco le atmosfere e le passioni dietro gli oggetti, mi piace comunicare in modo leggero ed ironico ma mai superficialmente, connettere le persone e trovare punti di contatto fra situazioni e prodotti a volte molto distanti.

Come è nata la passione per la sartoria? In che modo e quando hai
deciso di renderla una vera e propria attività imprenditoriale?

Per il mio tipo di formazione ed esperienza professionale, ho sempre lavorato a contatto con modellisti, sarte, responsabili prodotto. Qui ho capito che i materiali, gli utensili sono disponibili per tutti, ma le persone che li utilizzano sono quello che fa la differenza. Ho passato sicuramente più pause pranzo a modificare una cucitura con le signore dell’ufficio prototipa che al ristorante con il capo di turno…forse non è stata una scelta furba dal punto di vista strategico, mi sono sempre sentita a disagio nelle situazioni che celebravano la moda come uno status symbol e non come il vero lavoro dentro i laboratori. Ho deciso di fondare il mio primo brand dopo tantissima riflessione ed un periodo di disaffezione per il settore provocato dalla delocalizzazione produttiva. Frequentando di nuovo i tanti laboratori italiani che con fatica si sono rimessi in piedi dopo la crisi ho capito che c’era di nuovo una chance per il Made In Italy.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?


Direi tutti gli ultimi 10 anni e non credo di esser stata l’unica. Una fatica psichica fortissima che se guardo tutta insieme non so davvero come ho fatto a sopportarla, non essendo più una ragazzina, con le spese che la vita adulta comporta, il sospetto con cui si guardava a tutto ciò che veniva fuori dal digitale, l’aver intrapreso un lavoro, quello della creazione di contenuti digitali per il nuovo artigianato, difficilissimo da capire e spiegare, la paura di non star facendo le scelte giuste. Per fortuna ho tenuto duro.

Come scegli tessuti e materie prime per i tuoi abiti?

Con i filati ho da sempre un rapporto molto empatico, li tocco, annuso, sono affascinata dalla composizione e dal mondo estetico che mi suggeriscono. Lavorando con filati di giacenza parto sempre dalla qualità e la possibilità di cartella colori, mi piace fare di necessità virtù e cerco di pensare ad utilizzi di buon senso ma con un tocco di ironia.

Da alcuni contenuti sulla tua pagina Instagram emerge lo spirito collaborativo con altre colleghe. Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Penso che sia importante la rete collaborativa al di là del sesso di appartenenza. Per me sono
sempre state più importanti le competenze e le attitudini. So di non dire forse una cosa troppo popolare ma non ho mai creduto alle unioni di categoria, più a quelle di intenti.

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Direi fondamentale. Per anni ho raccontato il dietro le quinte, i segreti da addetta ai lavori, ho cercato sempre di essere onesta senza nascondere le fatiche e le cose che non vanno, ma sempre con gentilezza. Credo di aver conquistato una fiducia importante che negli anni ha fatto cambiare percezione dei prodotti e metodi di acquisto a molte persone che mi seguono, questa è la cosa di cui più vado fiera, specie perchè l’ho fatto sempre senza slogan modaioli e senza urlare o creare barriere. Questa fiducia mi ha permesso, oggi, di poter esporre il mio prodotto nella cornice migliore. Diciamo che ho preparato il terreno per anni, ma un terreno di cui hanno beneficiato oltre a me, tantissimi artigiani, per fortuna.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?


Di trovare una buona rete di partner, produttori, collaboratori, strutture. Confrontarsi, non aver paura di raccontarsi, di entrare nei laboratori invece che passare solo tempo su Instagram. E magari scoprire che di aziende che hanno bisogno di nuova linfa ne abbiamo anche sotto casa.

C’è un capo al quale sei particolarmente legata? Magari perché lo hai realizzato in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.


Il Bloom, il mio maglione con i fiori applicati sulle spalle, ha avuto 2 anni di genesi. Sembrano tanti ma non riuscivo a dedicarci del tempo continuativo e l’ho preso e lasciato tantissime volte. Nato dall’idea dei fiori in maglia infeltrita che avevo usato per l’installazione della vetrina Stefanel in Galleria Vittorio Emanuele a Milano durante la Fashion Week, volevo realizzare un maglione che fosse eterno, comodo e caldo come una tuta ma adatto anche ad una cena importante. Ho fatto mille prototipi con dei maglioni vintage in shetland prima di presentarmi, terrorizzata, al maglificio. Non hanno battuto ciglio, si sono fidati ed è nato tutto.

Le interviste

A tu per tu con l’economista che amava le stoffe…

Abbiamo fatto qualche domanda a Maria, per tutti May, protagonista della settimana di donneinstoffa. Ci ha detto tanto di lei e del mondo di Princmay. Buona lettura!

Qualche parola per descriverti.

Maria, per passione May. Una giovane donna che vive in una splendida isola e che a un certo punto della sua vita ha deciso di fare delle sue passioni un lavoro: dopo una laurea in economia internazionale, un corso di wedding planner, è nata Princmay®. La mia linea di creazioni, abiti e lingerie artigianali. Disegno, scrivo, creo. Le mie creazioni sono tutte cucite su misura dei sogni delle mie clienti e da poco anche dei miei clienti uomini. La soddisfazione più grande per me è vedere una persona che si sente felice quando indossa qualcosa che hai fatto tu.

Come è nata la passione per la sartoria? In che modo e quando l’hai resa una vera e propria attività imprenditoriale?

Vengo da una famiglia di donne che cuciono e ricamano. Ho imparato però l’arte del cucito e del taglio da grande, dopo gli studi. Grazie a mia madre, a mia zia e anche alla mia caparbietà e curiosità ho imparato a cucire. Sapevo da sempre che questo era quello che desideravo fare e quando è giunta l’occasione ho deciso di avviare Princmay®.

Leggiamo che definisci unica ogni creazione Princmay. Cosa rende speciale ciò che ogni giorno realizzi?

Realizzo collezioni di abiti e di lingerie. Sono sempre presa dalle realizzazioni fatte su misura. Succede sempre che creo dei nuovi modelli e poi con le clienti li personalizzo. Offro la possibilità di personalizzazione anche a chi non è qui sull’isola e quindi ordina online attraverso il mio sito.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

I momenti duri ci sono sempre. A volte pensi di gettare tutto all’aria. Poi c’è una forza dentro me che mi spinge ad andare avanti in ogni caso. Prendo ago e filo e un punto dopo l’altro tutto torna al posto giusto.

“Tutto nasce d’un tratto” con uno schizzo della creazione che andrai a realizzare. Quanto è importante partire con un progetto ben definito e quanto si modifica in corso d’opera?

La verità? Visualizzo ogni abito o modello già nella mia mente, il disegno è un modo per comunicare con le clienti. Poi amo disegnare, l’ho sempre fatto. Di rado mi è successo che il modello finale era preciso al disegno iniziale: in corso d’opera accade sempre che ci siano modifiche!

Amici, famiglia, sostenitori. Quanto sono importanti le persone che ti circondano per il lavoro di tutti i giorni?

Tutte le persone che mi circondano sono importantissime per me: il sostegno, la stima, i consigli di cho ti vuole bene sono una fonte inestimabile di energia. Io penso di essere fortunata per quanti ho intorno così e ne sono davvero grata.

Dai tuoi post traspare la voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

All’inizio il mio era un profilo personale: proprio perché questo era un hobby postavo foto delle mie creazioni insieme a foto di amici, panorami. Avere un rapporto con chi legge i miei post mi permette di dare quel qualcosa in più ai miei lavori. Il mio lavoro così non è solo una sterile produzione di capi di abbigliamento, bensì un’attività che ti veste, ti fa stare bene, ti fa sorridere, ti comunica qualcosa che non sai e chi mi legge lo fa con me.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Il primo consiglio è quello di imparare, sempre. Credete in voi stesse e nelle vostre capacità e riuscirete a compiere grandi cose!